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18/Mar/13

La Quinta Catechesi del Vescovo sui Vizi Capitali: Invidia-Ira

Parrocchia M.SS: del Rosario – Palmi

 

 

    La sera del 14 marzo 2013, nella parrocchia Maria SS. del Rosario, accolto con gioia ed entusiasmo, il nostro Vescovo,  S.E. Mons. Francesco Milito, ha tenuto una riflessione, nel cammino quaresimale che stiamo vivendo, su due dei sette vizi capitali: l’invidia e l’ira.

    Gli onori di casa sono stati fatti dal Parroco Padre Giorgio Tassone dell’Ordine dei F.M. Conventuali, il quale, sull’onda dell’emozione ancora viva dell’ elezione al soglio di Pietro di Papa Francesco, ha accolto il nostro Pastore con calore e affetto filiale.

     Il Vescovo dopo aver sinteticamente elencati i vizi precedentemente esaminati, ha delineato il  profilo dell’invidia e dell’ira facendone una fotografia perché  si comprendesse il significato di questi due vizi capitali.

    L’Invidia si può tradurre nel non riuscire a sopportare il bene e i talenti presenti nell’altro, e ciò produce nell’invidioso una condizione di tristezza con tutti gli stati d’animo ad essa correlati (rabbia, astio, rancore, dispetto, odio e livore, che è diabolico).  L’invidioso è un abile spargitore di fiele e di veleno, che inocula negli altri sentimenti cattivi tentando di esacerbare colui che subisce (l’invidiato). Quindi l’invidia diventa un chiodo e un tarlo che corrode l’anima, per cui l’invidioso vive in uno stato patologico permanente che lo porta ad essere ipocrita, frustrato, orgoglioso, collerico, maldicente e perfido. Se l’invidioso riuscisse a riconoscersi e accettarsi per quello che è, prendendo coscienza dei propri limiti, appoggiandosi a Dio, potrebbe rivedere il suo atteggiamento malato iniziando, così, un processo di conversione. La Sacra Scrittura è densa di esempi che esprimono in modo eloquente questo vizio connaturato nell’uomo (Caino e Abele, Giacobbe ed Esaù, Giuseppe venduto dai suoi fratelli, Saul e Davide, Giacomo e Giovanni).

   Strettamente correlata all’invidia  è l’ira, che si traduce in una reazione incontrollata e incontenibile, di fronte alle situazioni che non si accettano, che causa suscettibilità, permalosità e sdegno. Quali sono i rimedi? Nel reprimerla si producono frustrazione, mal di fegato, giudizio e mormorazione, mentre nello sfogarla si può arrivare a comportamenti violenti sia verbali che fisici, che feriscono profondamente l’altro e causano a volte conseguenze sociali gravi.

    Queste sono reazioni umane che discendono unicamente dal contare sulle proprie forze. Ora come non mai, in questo tempo quaresimale, propizio e opportuno per rivedersi profondamente e riconoscersi peccatori, è necessario  assumere un atteggiamento di umiltà chiedendo aiuto al Signore attraverso lo strumento della preghiera, colloquio fondamentale del Figlio con il Padre,  e attraverso  il Sacramento della Riconciliazione, per mezzo del quale riceviamo misericordia e perdono da Dio Padre che è sempre pronto a rialzarci dalle nostre miserie.

   Ci accompagni sempre la preghiera di Santa Teresa D’Avila: ‘Niente ti turbi, niente ti spaventi, solo Dio basta’.

 

Mirella Fedele Isola e Gennaro Putrino

 


 

Cattedrale – Oppido Mamertina

 

    Sabato 16 marzo 2013 alle ore 18:30 nella Cattedrale di Oppido Mamertina, S. E. Mons. Francesco Milito, continuando il percorso della trattazione sui Vizi Capitali, ha approfondito i vizi dell’invidia e dell’ira. 

   L’invidia, intesa come la tristezza per il bene altrui, provoca nell’uomo sentimenti di rancore, di odio.

   S. Agostino vedeva nell’invidia ‘il peccato diabolico per eccellenza’ e S. Gregorio Magno affermava che Dall’invidia nascono l’odio, la maldicenza, la calunnia, la gioia causata dalla sventura del prossimo e il dispiacere causato dalla sua fortuna».

   Infatti, dietro l’invidia c’è una ipocrisia nascosta, una forma diabolica di  voler fare male all’altro  attraverso la calunnia. Nell’Antico Testamento e nei Vangeli sono presenti esempi di uomini colpiti dall’invidia; fu, infatti, ‘per l’invidia del diavolo che la morte entrò nel mondo’, inducendo Adamo ed Eva a peccare; e poi le altre apparizioni dell’invidia:  l’invidia di Caino verso Abele, l’invidia di  Esaù verso Giacobbe e l’invidia del re Saul nei confronti di Davide e sempre per invidia  Gesù venne consegnato a Pilato.

    Tale vizio provoca un allontanamento tra gli uomini che non apprezzano le qualità l’uno dell’altro, qualità che, se messe insieme, potrebbero generare cose grandiose.

   L’ira assume la connotazione di vizio quando costituisce un’abitudine, quando diviene una presenza costante nei nostri rapporti con gli altri, concretizzandosi in una suscettibilità portata all’estremo, che spinge l’uomo  a vendicarsi, facendo del male. Spesso l’uomo crede che Dio abbia sentimenti di ira contro di lui, e infatti molti sono i riferimenti biblici alla rabbia e all’ira di Dio, ma S. E. ha evidenziato che questo atteggiamento del Signore è in realtà espressione della bontà e della misericordia del Padre che corregge il figlio che ama e che non vuole il suo male. In modo differente può essere intesa la collera, che nasce dallo sdegno per un torto subito e che, quindi, può essere anche legittima, ma non giunge mai a recare offesa. Infatti la misericordia di Dio nei nostri confronti  ci svela il suo volto di tenerezza perché anche noi a sua volta impariamo ad essere misericordiosi e a reagire al male facendo il bene.

    Con il costante invito alla conversione, ci stiamo incamminando, così, sempre più speditamente verso la Pasqua, gustando, grazie alle riflessioni e agli insegnamenti del nostro Vescovo, la ricchezza dell’amore del Signore nei nostri confronti e la sua misericordia verso i nostri peccati.

Lucia Ioculano

 


Allegati:

Apertura Causa Beatificazione di P. Ludovico Polat

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