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Il Vescovo presiede il Triduo Pasquale nella Cattedrale di Oppido Mamertina

          Tre giorni ricchi di preghiera e meditazione nella Cattedrale di Oppido Mamertina che ha visto bambini, giovani e adulti seguire il loro Vescovo.

Con la S. Messa in Coena Domini, alle ore 18:00, prende avvio il Triduo Pasquale che ha inizio con la collocazione sulla mensa degli Oli benedetti durante la S. Messa Crismale. Come ha spiegato il Vescovo durante l’omelia, introdotta dalla frase tratta dalla seconda lettura dalla lettera di San Paolo ai Colossesi ‘Fate questo in memoria di me‘, questo Triduo, collocato al termine della settimana e che avrà il suo culmine con la Veglia Pasquale, ‘conosce ogni giorno lo sviluppo di una grande verità: Gesù si dà annunciando la morte, Gesù accetta la morte e annuncia la vita e lo fa facendoci capire non tanto la memoria, ma il memoriale‘, memoriale che non rappresenta un ricordo di quanto vissuto, ma l’attuazione di un fatto presente che ‘appartiene all’oggi di Dio‘. 

La S. Messa contraddistinta dal gesto della lavanda dei piedi a 12 persone di diversa estrazione sociale, è segno per vivere ‘il rapporto strettissimo tra un amore proclamato e un amore dato, un amore espresso con le parole e un amore inverato dai fatti‘. Quel gesto per Gesù ‘non è un episodio, è Vangelo, non è un atto di passaggio, è un punto di riferimento forte‘.  Per il cristiano deve esserci una corrispondenza tra la carità e il vivere in pienezza l’Eucarestia che il nostro Vescovo definisce ‘un dono splendido e bello, ricchezza permamente che parte da quando Gesù l’ha istituita fino alla fine del mondo’. ‘Siamo dinanzi al mistero che si fa presenza e la presenza che si fa azione per gli altri‘,  ha proseguito il Vescovo.

Alle 22:30 l’ora di Adorazione  ‘non del Signore morto, ma di Cristo vivo e vero, il Pane della vita’.

Il secondo giorno del triduo, dedicato al memoriale della Passione del Signore, ha avuto inizio alle 9:30, con la Via Crucis presso la piazza antistante la Cattedrale.‘Stiamo vivendo in queste ore tutte le tappe della passione – ha detto S. E. – e la morte non rappresenta la fine, bensì l’inizio‘; quindi ‘la Via Crucis questa mattina ha più senso perché è come se seguissimo Gesù nel cammino che ha fatto‘.  

Al termine di questo pio esercizio, il Vescovo ha puntualizzato che ‘la Via della Croce è sempre la via dell’umanità sofferente, ecco perché ogni Venerdì Santo dovrebbe essere un momento di meditazione‘.

La preghiera è proseguita poi  con l’ufficio delle letture e l’ora media nella Cappella del                       SS. Sacramento.

Nel pomeriggio alle ore 16:00 l’azione liturgica, intensa, carica di significato, dalla lettura della Passione secondo Giovanni alla bellissima omelia del Vescovo, dalla preghiera universale all’adorazione della Croce.

Il Vescovo nell’omelia ha evidenziato la presenza di due “silenzi” e di tre “perché”. I due silenzi: quello che ha introdotto la liturgia e quello per contemplare la morte di Cristo. E poi i ‘tre perché  apparentemente contraddittori, ma che ci danno il senso di questa tragedia‘. Il primo è più una domanda di accusa che vorrebbe una risposta di difesa: ‘Perché me lo consegnate?’.  Il secondo, il perché di Gesù sulla croce: ‘Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno’, e l’ultimo perché quando chiedono a Pilato che il corpo di Gesù e  dei malfattori non restassero in croce perchè  quel sabato  era un giorno di festa, un modo per esorcizzare la morte e le proprie colpe. ‘In questo momento di meditazione – ha proseguito il vescovo – i tre perché e i  due silenzi  ci aiutano a penetrare nel mistero di Dio il suo grande amore‘.

Al termine dell’Azione liturgica, poi,  la processione del Cristo Morto e della Madonna Addolorata che, come ha affermato Mons. Milito ‘diventa per tutta l’umanità simbolo di cosa significa la storia dell’uomo, momento non conclusivo, ma che rappresenta una fase intermedia perché ci proiettiamo nella veglia di domani‘.  Il Venerdì Santo, quindi, non giorno di lutto, ma di meditazione e contemplazione della Passione, per comprendere ciò che S. E. citando San Paolo ci ricorda: ‘La sapienza della croce che sembra stoltezza è, invece,  e resta la salvezza del mondo’.   In preghiera e raccoglimento il Vescovo insieme al suo popolo ha percorso le strade di Oppido e rientrato nella sua Cattedrale ha, ancora una volta, rivolto qualche parola per la riflessione: ‘Volge al termine questa giornata. Adesso inizia con l’attesa, il grande silenzio. Gesù morto non viene portato al cimitero, parte dalla Chiesa e ritorna in Chiesa che è la sua Sposa.  Gesù è nato, vissuto e morto per dare al mondo la Chiesa come strumento e segno di salvezza, ma la Chiesa siamo noi, dunque è nato vissuto e morto per noi e domani notte avremo la gioia di contemplarlo Risorto‘.

Il Sabato Santo, ultimo giorno del Triduo, che per la Chiesa è giorno di silenzio, è  iniziato  alle 9:30 con l’ufficio delle letture, le lodi e l’ora media davanti la Croce posta sull’altare. Al termine di questo momento di meditazione il Vescovo ha rimarcato il gesto dell’adorazione della Croce, strumento della nostra salvezza, in questo unico giorno dell’anno in cui è posta sull’altare per la nostra adorazione;  infatti, ha proseguito: ‘l’adorazione è solo per il Sacramento’.

Alle ore 23:00 l’inizio della Veglia, la notte delle notti, la notte Santissima, la notte per eccellenza […]una notte di silenzio e di tenebre che diventa una notte di luce e annunzio‘ come ha affermato il Vescovo durante l’omelia. 

Una Veglia carica di gesti significativi: la benedizione del fuoco  nuovo e l’accensione  del Cero  simboli di Gesù risorto che vince le tenebre del male; la proclamazione del Preconio Pasquale, nella notte in cui ‘Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro’;  l’ascolto delle sette letture che ripercorrono la storia della salvezza dimostrando come il Signore mai si è dimenticato del suo popolo;  il canto del Gloria e dell’Alleluia che hanno rotto il silenzio del Venerdì santo;  la liturgia battesimale attraverso la quale la comunità prende coscienza che il suo rinnovamento pasquale esige un impegno più grande nell’ attuazione delle promesse battesimali. Efficace e intensa l’omelia del Vescovo che ha fornito diversi spunti per meditare non un fatto, ma un avvenimento: la Risurrezione.  Quella notte è questa notte, – dice S. E. – perché c’è attualità di quegli eventi. Questa notte per noi il Signore risorge, noi ne siamo testimoni, perché se siamo qui, è una conseguenza della fede che, trasmessa nei secoli dai Padri su questa verità, ci ha raccolti a rinnovare la verità di quell’evento. […] Più volte in questi giorni sentiremo questo ritornello: Se siete morti con Cristo nella sua umanità e siete risorti con Cristo nella sua divinità adesso vivete da effettivi nati nuovi, risorti. Lasciate da parte l’ombra delle tenebre, mettete gli abiti della luce e così siate nel mondo quei testimoni del Signore. […]  Il Cristiano è colui che è nella luce  e nasce sempre dalla luce del Signore, ecco perché in questo tempo cantiamo l’Alleluia, il  lodate il Signore. […]  Il Passaggio del Mar Rosso diventa, questa notte, icona della liberazione del popolo, ma anche il timbro dell’onnipotenza di Dio. Tale avvenimento sembra parlare di  noi, perché spesso pensiamo che stretti da tante schiavitù non riusciremo ad andare a quella terra promessa della nostra buona volontà per lo stato che si interpone e che ognuno conosce avendolo come Mar Rosso. Il Signore divide le acque e ci rende liberi, ci dà un cuore nuovo e ci dà la possibilità di chiamarci e sentirci figli di Dio. Ecco perchè se nella sua vita un cristiano non partecipa a questa celebrazione, la sua fede, la sua maturità è molto limitata’.

 Il Vescovo ha poi spiegato il senso intrinseco degli auguri: ‘Possa sentirti luce che dove vai illumina quel pezzittino di storia per il compito che hai, per il ruolo che svolgi. Possa sentirti un uomo nuovo perché tutte le cose di  cui la vita è piena,  alla luce della resurrezione, vengono riviste nel senso più vero’  e  ha concluso  salutando il suo popolo con questo augurio ‘Auguri di Buona Pasqua a tutti voi. Possiamo vivere forti di queste certezze , ammaestrati da questi insegnamenti e diventiamo così cero pasquale che dica con la sua luce quanto sia bello credere e vivere da risorti’.

 

Lucia Ioculano


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