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Incontro dei Consigli Pastorali della Vicaria di Oppido Mamertina-Taurianova

    Ad un uditorio attento e fortemente motivato ha rivolto le sue sentite riflessioni il Relatore don Domenico Caruso, Vicario Foraneo di Oppido Mamertina – Taurianova, in occasione dell’Incontro di Vicaria dei Consigli Pastorali Parrocchiali, tenutosi nella sala conferenze del Seminario di Oppido Mamertina.

   Il Relatore ha esordito con un immagine estremamente suggestiva e stimolante, ancor di più in quest’anno “cantiere”.

   Si tratta dell’icona biblica dei discepoli di Emmaus: due cuori ardenti per aver potuto fare l’esperienza della comunicazione della fede lungo il cammino. E’ l’immagine della Parrocchia come comunità che annuncia, che evangelizza, che testimonia, che catechizza.

   Al suo interno fondamentale il ruolo del laico impegnato, colui, cioè, che con la sua vita, con le sue azioni, con le sue parole si rende portavoce del messaggio evangelico. Egli è il testimone che attesta come la fede cristiana sia una risposta audace e completa agli interrogativi della vita, capace di schiudere le grandi verità. Il laico, sorretto e coadiuvato dal parroco, si presenta, dunque, come chi divulga non solo verità morali e comportamenti etici, ma la presenza di Gesù, la sua storia, che diventa la storia dell’umanità tutta. Ad ognuno è chiesto di comportarsi come Gesù, di predicare il Vangelo ad ogni creatura, partendo, tuttavia, dalle persone, dai loro problemi concreti, personalizzando così la “buona” notizia. Come avvertono i Vescovi italiani, occorre provocare la domanda religiosa dove essa tace e contrastare le risposte quando suonano contrarie ed avverse al Vangelo. E’ necessario ritornare, pertanto, a narrare Gesù, a raccontare la nostra fede. Raccontare è, anche, rendere testimonianza con lo stile del dialogo, della proposta e non con l’imposizione o con intenti apologetici. Il laico impegnato si configura come cristiano gioioso, non di una gioia chiassosa o artificiosa, ma profonda, irradiante, propria di chi ha fatto una grande scoperta da condividere con i suoi fratelli. Corresponsabilità, dunque, tra Chiesa e laici nell’impegno a lavorare in sinergia, insieme, in quanto la fraternità non solo aiuta l’annuncio, ma è annuncio, rivelazione di Dio amore.

   Quali gli strumenti per annunciare ai vicini e ai lontani la “buona” notizia?

   Certamente, in primis, la preghiera, comunitaria e individuale, silenziosa, quella del cuore, e poi la testimonianza di vita, il coraggio e la forza di dichiararsi, con orgoglio, cristiani, pronti a lavorare per il bene comune per intraprendere, così, un cammino che miri ad un comune obiettivo: la realizzazione del progetto salvifico di Cristo.

   Il Relatore ha, indi, soffermato la sua attenzione sul Consiglio Pastorale Parrocchiale, sulla sua natura, e sulle sue funzioni. Esso è un organo di comunione che, come immagine della Chiesa, esprime e realizza la corresponsabilità dei fedeli alla missione della chiesa. E’ il momento per eccellenza nel quale i laici possono esercitare il loro diritto di esprimere il proprio pensiero ai pastori, per il bene della comunità. Esso, pertanto, si configura, più di ogni altra realtà parrocchiale, come il punto d’unione tra il parroco e i suoi fedeli e rappresenta la volontà e l’apertura da parte della Chiesa di entrare in sinergia col territorio. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale “ha solamente voto consultivo” ma è ovvio che, da parte sua, il parroco,  terrà nel massimo rispetto le indicazioni espresse dal Consiglio.

   Conclusa la prima parte dell’incontro, il Relatore ha proceduto organizzando cinque gruppi eterogenei di studio, con delle linee guida su cui ogni gruppo doveva riflettere e confrontarsi, con l’ausilio di un operatore. I lavori si sono conclusi con una relazione tenuta dal rappresentante di ciascun gruppo. Da tali relazioni sono emerse la necessità e l’urgenza che sempre più fattiva diventi la collaborazione tra i parroci e i laici impegnati, sapendo attribuire la giusta rilevanza ai carismi di ciascuno. E’ stato sottolineato, altresì, il bisogno urgente di lavorare e di intervenire sulle famiglie. Occorre che la Chiesa sia presente, zelante, aperta alle problematiche, a volte, purtroppo, ai drammi che sta attraversando la famiglia. I genitori, quali primi educatori dei figli, di coloro che abiteranno il mondo di domani, devono assurgere come modello religioso, etico e morale da seguire. Compito dei parroci e dei loro collaboratori è proprio quello di avvicinare e di istruire ai dettami del Vangelo le famiglie lontane, riuscendo a coinvolgere e a dimostrare loro che essere cristiani che vivono in pienezza la fede è motivo di felicità e serenità. Una famiglia vicina a Cristo è una famiglia dove tutto funziona in carità, amore e servizio.

   Con il canto del Regina Coeli e con la Benedizione si è concluso un importante avvenimento che si è trasformato in una straordinaria occasione di comunione, confronto e crescita.


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