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03/Set/13

Il Ricordo: Don Crusco, lascito profondo

   Nel silenzio della sua abitazione di Grisolia, senza disturbare, così come era nel suo stile, Domenica 25 agosto a mezzogiorno ha concluso la sua esistenza terrena S. E. Mons. Domenico Crusco.
Nonostante siano passati circa quattordici anni da quando egli ha lasciato la Diocesi della Piana per assumere, non senza un pizzico di soddisfazione, la guida della sua Chiesa ‘madre’, la sua morte ha destato profonda commozione tra gli abitanti del nostro comprensorio. Segno che il suo passaggio tra gli abitanti della Piana ha lasciato orme profonde.
Otto anni non sono molti per un episcopato, ma certamente, per quanto riguarda l’episcopato di Mons. Crusco nella Piana, sono stati anni vissuti intensamente soprattutto per lo stile con cui ‘Don Domenico’ ha svolto il suo servizio pastorale: lo stile del pastore, del padre, del fratello, dell’amico.

    Nella Piana egli è stato il Vescovo ‘della gente e tra la gente’ ed oggi, che egli non c’è più, il nostro popolo si sente orfano di un padre, di un fratello, di un amico.
Ha scelto di essere Vescovo itinerante per le strade della Piana per poter conoscere personalmente la sua gente e per poter condividere con tutti, ansie e speranze, dolori e d angosce, scoraggiamenti e delusioni, momenti di gioia e di serenità. E questo con molta umiltà e senza mettere al centro dell’attenzione la sua persona.
In una stessa giornata lo trovavi al capezzale di un ammalato, tra gli operai che rivendicavano il diritto al lavoro, tra le Istituzioni a difendere i diritti della sua gente, nella chiesa parrocchiale del più piccolo o del più grande centro della Diocesi per celebrare i divini misteri, tra i giovani a cantare con loro la speranza, tra i suoi preti con i quali ha conservato sempre il suo animo di padre, tra i bambini ai quali non ha mai risparmiato un sorriso ed una carezza.

    Ma Mons. Crusco non solo ha intessuto relazioni paterne – fraterne con la sua gente, aprendo il suo cuore a tutti, accogliendo ed ascoltando tutti, mostrando per tutti la massima disponibilità senza mai risparmiarsi. 
Dinnanzi ai problemi atavici del nostro territorio, egli non è stato fermo a guardare,ma si è impegnato a testimoniare la Pace e la Giustizia cercando di andare al di là della denuncia e anticipando in un certo qualmodo la’pedagogia dei fatti’ così cara a Papa Francesco. E questo grazie anche alla sua capacità di innescare meccanismi di collaborazione reale e partecipata.
Ha curato innanzitutto la formazione permanente dei presbiteri con incontri periodici, corsi di aggiornamento residenziali, ritiri ed esercizi spirituali.

    Il Seminario diocesano è stato oggetto di attenzioni particolari, come pure la pastorale vocazionale.
Ha organizzato all’inizio di ogni anno pastorale un Convegno di alto spessore allo scopo di stabilire obiettivi e programmare tutte le attività dell’anno pastorale.
Per la formazione e la valorizzazione dei laici,ha curato la formazione dei catechisti, ha rivitalizzato l’Istituto di Scienze religiose e gli uffici pastorali diocesani, dotandoli anche di una sede dignitosa ed efficiente in Oppido Mamertina. Ha voluto non solo a livello diocesano, ma a livello parrocchiale e cittadino, i consigli pastorali parrocchiali ed ha incoraggiato la nascita di associazioni e movimenti, curandone la formazione dei formatori e dei membri.
Al centro della sua preoccupazione pastorale soprattutto la famiglia ed i giovani.

    A favore della famiglia, ha creato il Consultorio familiare diocesano, preoccupandosi prima di far qualificare l’equipe ed incoraggiando la formazione permanente; ha istituito per zone pastorali i percorsi di preparazione al matrimonio, preoccupandosi preventivamente della individuazione e formazione delle coppie animatrici.
A favore dei giovani, ha istituito il servizio della pastorale giovanile ed ha avviato la progettazione di una grande Missione giovanile diocesana; ha data grande importanza al nostro Liceo Classico ‘San Paolo’, ha dato impulso alla pastorale scolastica, ha promosso la nascita di un Osservatorio giovanile e di uno sportello di Obiettivo lavoro.
La sua forte devozione mariana, graficamente rappresentata nel suo stemma episcopale dalla stella, simbolo di Maria guida sicura nel cammino della Chiesa, lo ha incoraggiato ad organizzare, in preparazione al Grande Giubileo del 2000, una riuscitissima Peregrinatio della Statua della Madonna dei Poveri in tutte le Parrocchie della Piana.

    Ha voluto che la Diocesi si dotasse di Acquaviva, organo di formazione-informazione e di una rivista culturale ‘Acquaviva cultura’.
Nel campo caritativo ha insistito per l’istituzione delle Caritas parrocchiali ed ha realizzato in Diocesi opere-segno di alto significato, quali la Casa famiglia per malati di AIDS in Castellace di Oppido Mamertina ed altre opere a servizio degli anziani e dei disabili e che oggi fanno capo all’Ente Germanò, mantenendo così fede a quanto scriveva nella sua prima lettera al clero della Diocesi, appena nominato Vescovo: ‘L’invito del Signore – deve coinvolgerci interamente nel progetto di Dio – con la nostra testimonianza di carità, che si concretizza nel dialogo, nella promozione umana, nell’impegno per la giustizia e la pace, nell’educazione e nella cura degli infermi, nell’assistenza ai poveri e ai piccoli, nella comprensione e nell’amore verso i fratelli carcerati, nell’accoglienza aperta e sincera verso tutti”. 
Ma oltre alla costruzione di opere- segno di carattere caritativo non possiamo dimenticare le tante strutture realizzate o iniziate durante il suo episcopato: le nuove Chiese parrocchiali di Gioia Tauro Marina e di Amato, diverse case canoniche e centri pastorali, i lavori di restauro della Cattedrale e di alcune Chiese parrocchiali, la ristrutturazione dell’Istituto Ali Materne a Cittanova.
 
     Un episcopato dunque, quello di Mons. Crusco, ricco di gesti e di opere.
     Di tutto questo, oltre che a Dio, vogliamo oggi, che Don Domenico non è più in mezzo a noi, esprimere la nostra gratitudine ed il nostro imperituro ricordo a lui, al Vescovo ‘pastore’.
 

                                                                                                                                  Don Pino Demasi

 
 
 

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