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‘Portami in cielo, o Signore!’ Don Michele Vomera nel cuore dei suoi fedeli

            Anche un caldo pomeriggio d’agosto vede una tempesta d’acqua che si abbatte sulla Piana, quasi che pure il cielo voglia partecipare al dolore di un popolo per la perdita di una persona cara, per la perdita del proprio padre.

          Ma l’amore dei figli supera anche le intemperie e gli si stringe attorno. Così Melicucco non esita ad entrare nella piccola Chiesa parrocchiale per salutare il suo don Michele, per dirgli ancora una volta, per l’ultima volta quaggiù sulla terra, ‘grazie per la tua vita spesa a favore di questo popolo’.

La sua vita sacerdotale nasce dalla preghiera incessante della madre, una madre che prega davanti alla figura del Bambin Gesù, una madre che chiede e ottiene. Entra nel seminario di Mileto e poi in quello di Reggio e il 25 luglio 1950 nella sua chiesa di Melicucco riceve l’ordinazione sacerdotale. Da giovane ha servito la Chiesa come prefetto della disciplina nel seminario di Mileto e poi come vice parroco del duomo di Gioia Tauro. Ha retto poi la parrocchia di Acquaro di Cosoleto con l’annesso santuario di San Rocco dove ha incontrato e seguito nella fede la numerosa schiera di pellegrini che frequentava quel luogo di devozione. Infine è stato chiamato ad essere parroco di Melicucco, suo paese natale dove, per ben 37 anni, ha guidato con saggezza e paternità pastorale questo popolo che ha sentito fino alla fine suo e lo ha trattato da popolo amato. Ha inoltre servito la Chiesa diocesana come Direttore dell’Ufficio Migrantes e dell’Ufficio Pellegrinaggi, e non meno importante è stato l’onere di dare inizio all’Istituto Diocesano Sostentamento Clero, esperienza nuova per la Chiesa tutta, dando atto delle sue qualità e del suo amore alla Sposa di Cristo.

Ma è stato Melicucco il campo più vasto dove ha potuto esprimere e sperimentare il suo sacerdozio: ha guidato la parrocchia senza stancarsi mai, gli ha fatto gustare la ventata dello Spirito Santo con l’attuare il Concilio Vaticano II, ha dato vita a gruppi e movimenti portando il laicato alla consapevolezza di essere Chiesa viva, ha educato le menti con l’insegnamento della Religione Cattolica, ha seguito i giovani nell’oratorio unico punto di aggregazione del tempo trasmettendo loro i veri valori della vita e trascinandoli verso l’affascinante figura di Cristo. Ha arricchito la Chiesa di nuovi sacerdoti attraverso la sua preghiera e la sua testimonianza; ripeteva sempre una frase a riguardo: ‘Se per un uomo la gioia più grande è diventare padre di un bambino, per un sacerdote la gioia più grande è generare nella fede nuovi sacerdoti’.  E sono stati in tanti a seguire la via del sacerdozio ministeriale durante i suoi anni come parroco a Melicucco: due sacerdoti monfortani, un comboniano, un diocesano, un gesuita, una suora e un fratello laico dei Fatebenefratelli.

Sono momenti in cui si dice che don Michele ha segnato la storia di Melicucco, e come ogni storia scritta nel cuore di un popolo non è fine a se stessa: si volta pagina per andare avanti ma la storia tracciata sulle righe di una vita rimane indelebile, rimane per sempre perché ha bisogno di essere vissuta e trasmessa ai posteri.

Grazie, don Michele, per i tuoi insegnamenti, grazie per il tuo esempio, grazie soprattutto per la tua fedeltà alla Chiesa e la tua obbedienza; fino alla fine hai ripetuto: ‘Mai niente senza il Vescovo, e il Vescovo mai senza i suoi sacerdoti!’.

 

Sac. Antonio Lamanna


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