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18/Nov/13

Pellegrino per amore di Dio…Giovanni Paolo II

Primo giorno. Ci sono viaggi che ti entrano nell’anima. Uno di questi è il cammino in Terra Santa. Il viaggio comincia così. Il 4 novembre del 2013 alle 8.47 salgo sul pullman che sosta sul ciglio di una strada, vicino allo svincolo autostradale di Gioia Tauro, un paese della provincia di Reggio Calabria. Percorrendo il corridoio del bus, colgo con entusiasmo gli sguardi dei miei nuovi compagni di viaggio. Arriviamo all’aeroporto di Lamezia Terme e dopo il check in, alle 12.10 circa, voliamo a Tel Aviv. All’aeroporto di Ben Gurion, osservo tutto con curiosità, non mi stupisco, perché non c’è niente di anomalo. Chi scrive di Israele o Palestina, una terra, purtroppo, contesa tra gli uomini, spesso non rispetta il lettore, riusciranno veramente ad informarci solo quelli capaci di raccontare la verità. Il vero viaggio prende vita con il segno della croce, che ognuno di noi fa a bordo del pullman, mentre percorriamo l’autostrada numero 6, in compagnia di Francesco Milito, vescovo della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, successore degli apostoli, come lo definisce don Luigi Ginami, la nostra eccellente guida. Monsignor Milito trae ispirazione da questa espressione, che lo colpisce sin dall’inizio del suo insediamento nella nostra comunità, avvenuto un anno fa e, lo stesso medita sul tipo degli apostoli scelti da Gesù, per spiegare la Sua fantasia. LA FEDE NON SCENDE A COMPROMESSI. Ad Haifa, sulle pendici del Monte Carmelo, dove il vescovo Milito presiede la prima messa nella terra di Gesù, facciamo silenzio di Dio, e contempliamo nella grotta di Sant’Elia, colui che scannò 450 sacerdoti, i quali invocavano Baal. Prima lezione dalla terra benedetta:la fede autentica non ammette compromessi, non cede mai, perché non c’è alcun Dio all’infuori di Lui. Continua la ricerca di Dio nel silenzio. IDOLI DA SGOZZARE. Quali sono gli idoli da uccidere? I falsi profeti, ai quali siamo morbosamente attaccati e conviviamo con essi, ovvero, il successo, il denaro, l’invidia, l’odio. Staccarsi da un idolo significa sanguinare. Nonostante siamo in Israele, assaporiamo il primo accostamento con la pietà calabrese, sul Monte Carmelo, dove ci inginocchiamo dinanzi alla Madonna del Carmelo.

Secondo giorno. La luna di miele con la Terra Santa prosegue sul Monte Tabor, al santuario della Trasfigurazione, dove Gesù dialogo con Mosè ed Elia, perché «la montagna nella Bibbia è il luogo della Rivelazione». SIAMO UOMINI DI PIANURA. Il motivo è semplice. Facciamo fatica a trovare un luogo appartato per pregare, condizione fondamentale per l’incontro con Dio, come fanno i monaci e gli eremiti, coloro che dedicano la propria esistenza a Lui, in solitudine. MOMENTO DI ESTASI in Luca 9, 28-36. Pietro si sveglia e dice: facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia, da una nube, uscì una voce, che diceva, questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo. La Trasfigurazione porta gli uomini a concentrarsi solo su Gesù, mono. MATRIMONIO CON L’UMANITÀ. A Cana di Galilea riviviamo il primo miracolo di Gesù, il quale trasforma l’acqua in vino, qui Gesù sposa l’umanità e la cambia completamente. Nella chiesa di San Giuseppe, incontriamo l’uomo dei sogni, (il sogno rivelatore) l’uomo del silenzio, (nella bibbia non c’è una sola sua parola), l’uomo obbediente, (fa quello che l’Angelo gli dice): Giuseppe.CONTEMPLARE MARIA CHE RICEVE L’ANNUNCIO SIGNIFICA DIRE SI A CRISTO. Alle 18.30 durante la celebrazione dell’eucarestia, presenza reale di Cristo, il vescovo Milio firma l’atto di gemellaggio tra la Basilica dell’Annunciazione di Nazareth e il Santuario Cattedrale di Oppido Mamertina. Un impegno di fratellanza, un gesto per sentirsi amici, compiuto nel luogo che custodisce il si rivoluzionario ed impegnativo di Maria, incarnazione di Dio, espressione della vera fede, dove il Verbo si è fatto carne e da quel momento la storia del mondo prende un’altra piega ed entra direttamente nell’anima delle persone.

Terzo giorno. MONTE DELLE BEATITUDINI. Discorso della Montagna. Se il cristiano non si identifica nelle beatitudini non potrà incontrare Gesù. Qual è la nostra beatitudine preferita? LA SCELTA. Il terzo giorno a Nazareth è la giornata della scelta per ognuno di noi, la stessa che fece Pietro, il principe degli apostoli, colui che troncò gli affetti per seguire Gesù. Incontriamo Pietro a Cafarnao, a casa sua, dove Gesù guarì sua suocera. CAPACITA’ DI GESÙ DI INTERVENIRE NELLE SITUAZIONI PERSONALI. QUANDO SIAMO A TERRA, GESU’ CI DICE DI GETTARE LE RETI, (a destra).  A Tabga, luogo del primato petrino e della moltiplicazione dei pani e dei pesci, il Signore ha dato a Pietro la guida della chiesa pubblicamente. E’ il momento delle famose tre domande di Gesù a Pietro, mi ami?Pasci i miei agnelli? Mi vuoi bene? Viene fuori l’umiltà di Pietro, «Signore, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene». ARTISTI DEL SILENZIO. Alle 12.40 attraversiamo il lago Tiberiade sul battello, dopo 20 minuti c’è una sosta e riflettiamo sul silenzio per incrociare lo sguardo tenero di Gesù. Don Luigi Ginami afferma, «nella confusione vediamo Gesù, ma sembra un fantasma, e la paura non si dissolve. Ma Gesù dice: Ci sono io. Fidiamoci di Lui, costruiamo e custodiamo il silenzio delle parole, dei rumori e dei gesti che ci aiuterà a non scappare da Lui». IL MIO RAPPORTO CON IL DIAVOLO, IL MALE.  Luca 8, 26-39, episodio degli indemoniati, un brano che grida dentro di noi, perché il diavolo non fa paura, seduce, il demonio, colui che separa, parla con le stesse parole del Padre.

Quarto giorno. Lasciamo Nazareth geograficamente, ma la portiamo spiritualmente dentro di noi, come scrigno di riflessione, dopo aver allontanato i falsi profeti, dopo aver contemplato il luogo mariano, dopo aver fatto la scelta di fidarci di Lui, dopo aver imparato a custodire il silenzio, dopo  aver imparato ad amare gli altri, guardando nell’altro diverso se stessi ed a non cedere al diavolo. LA FORZA DELLA POTENZA DIVINA. Riflettiamo per pochi minuti sulla caduta del muro di Gerico che avvenne per la forza della preghiera. Ripercorriamo l’autostrada numero 6 che costeggia il mare mediterraneo, giungendo al fiume Giordano, lungo la strada c’è la linea di confine con la Giordania, riempiendoci gli occhi del deserto, alle 9.19 siamo nella terra di nessuno, sei chilometri di terra, dove Gesù inizia la sua missione, partendo dal battesimo. BATTESIMO CON GESU’. Il vescovo Milito prima di celebrare l’eucarestia, si concede una battuta, immergetevi nel ‘Parfum of Trinity’, questa è la fede. LA TENTAZIONE ED IL RICHIAMO ALL’ADORAZIONE. Mentre sul Tabor abbiamo sentito la voce del Padre e al Giordano è soffiato lo Spirito, ci prepariamo al brano delle Tentazioni di Gesù, Matteo 4,1-10. Il vescovo Milito riflette:«la tentazione può portare al peccato se si ha una conoscenza limitata ed incompleta della Sacra Scrittura. Il diavolo conosce la Sacra scrittura meglio di noi, si propone attraverso la stessa parola di suo Padre, per ingannarlo. Gesù caccia Satana». Lezione: il diavolo se né andò per tornare al tempo opportuno, conosce i tempi tecnici, si avvicina a noi quando abbiamo bisogno, per condurci all’alleanza con il male. ZACCHEO DESIDERA INCONTRARE GESÙ. Partiamo verso il Mar Morto, dove avviene il rinnovo delle promesse battesimali, e facciamo il bagno nel Mar Morto, un momento di sana allegria. Entriamo nel territorio palestinese, sostando davanti all’albero sicomoro, nella città di Gerico, leggiamo Luca 19, 1-10, racconto parallelo a quello della guarigione del cieco in Luca 18, 35-43, qui incontriamo Zaccheo, che per farsi notare da Gesù salì sul sicomoro. A Qumram, nel deserto di Giuda, scopriamo la comunità monastica degli esseni che studiarono la Sacra Scrittura, nello stesso deserto, in una grotta, un pastore trovò il rotolo di Isaia, conservato nelle giare. ED ORA I MIEI OCCHI VEDONO LE PORTE DELLA CITTÀ SANTA, GERUSALEMME. Dopo due giorni a Nazareth, la città del silenzio, Gerusalemme è la città del chiasso, la città delle sinagoghe, la città della moschea americana, dove Gesù non viene destinato a morire dal popolo ma dai capi che sanno come agire nel silenzio e nell’odio. Gerusalemme è teatro degli eventi più radicati di Gesù, per una vita di amore fu flagellato. Lezione: la nostra fede non sia una religiosità legata alla regola ma un incontro vero con Gesù. Il sacerdote e il popolo hanno la stessa funzione, quella di essere portatori di carità.

Quinto giorno. Alle 9.24 siamo a Getsemani, sul Monte degli Ulivi. Davanti alla Porta del Giudizio, meditiamo i passi del Vangelo di Matteo 26, 31-46, 26, 46-56, Gesù capisce la sua croce. LA CONSOLAZIONE. Don Luigi dice, «siate uomini e donne della consolazione, le parole del Vangelo sono rivelazioni di Gesù, imparatele a memoria». L’AGONIA. Tocchiamo la roccia dell’agonia nella Basilica, dove Gesù pregò l’ultima notte prima di essere arrestato. A GERUSALEMME SI PREGA IL PADRE NOSTRO IN DIALETTO. Nel giardino degli ulivi si scopre una targa. affissa sul muro, che recita il Padre Nostro, in dialetto calabrese. Grazie alla collaborazione del consolato francese, i padri bianchi ed i carmelitani e Filippo Marino, fautore dell’iniziativa, unica nel suo genere, i calabresi potranno pregare in vernacolo, a Gerusalemme.  Alle 11.07 nella chiesa Dominus Flevit celebriamo la santa Messa. IL PIANTO DI GESU’. Nella sua omelia il vescovo Milito,  scandisce che è di turno sull’altare il pianto di Gesù. «Per analizzare il pianto non abbiamo difficoltà, è un’irritazione agli occhi provocata da agenti esterni, ma conosciamo bene che ci sono elementi interni a scatenare il pianto, si piange quando il dolore è forte. C’è anche un pianto inconsolabile, quando ci viene tolto un affetto carissimo, spirito e psiche piangono. Gesù piange tre volte… Gesù ha pianto per amore, ha versato il suo sangue, le lacrime rappresentano i misteri di Dio». Lezione: anche le lacrime di dolore si possono trasformare in lacrime di Risurrezione, di gioia.

Sesto giorno. Mentre i fratelli islamici pregano rivolgendosi al profeta, noi cristiani ci prepariamo a incontrare Gesù, durante la messa di San Giovanni Battista nel deserto. LA NOSTRA FOTOGRAFIA. Alle 15:52, siamo sul Monte Sion al Cenacolo, meditiamo Luca 22, 54-62, il rinnegamento e il pentimento di Pietro. Lezione:quando siamo messi alla prova dell’adesione a Lui, abbiamo paura. No io non lo conosco, dice Pietro alla serva, nono sono uno di loro, dice Pietro ad un uomo… e la terza volta Pietro dice, io non c’entro niente con Lui.  Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte. Pietro si sveglia e Gesù lo guarda, non lo rimprovera, il suo sguardo è pieno di amore e di affetto, lo guardò con compiacimento. Pietro piange disperato, chi sono, cosa ho fatto, è un peccatore pentito, per questo Gesù lo ha riscattato. Le storie più belle di santità vengono dalla conversione. Non dimentichiamo lo sguardo d’amore di Gesù e quello profondo di Pietro che piange andando incontro a Gesù. Ogni peccatore che si converte è il trionfo di Gesù. Il peccato, Dio lo trasforma in salvezza, RINNOVAMENTO DELLE PROMESSE SACERDOTALI AL CENACOLO DI GERUSALEMME. Sono le 16.49, il vescovo Milito afferma:«i nemici dei sacerdoti sono spesso quelli che stanno vicino loro. Nei confronti di Gesù, l’odio crescente fino alle accuse per la condanna a morte è venuto proprio dalle cricche del tempio, autorità religiose e adepti che circolavano nel luogo santo, e di Giuda, uno del gruppo eletto e più prossimo a Gesù, questo deve servirci da stimolo per imparate a stimare e rispettare la dignità dei sacerdoti, sacramento d’amore per eccellenza, solo quando c’è questa simbiosi la comunità cresce». Nel cenacolo avviene l’istituzione del sacerdozio, sacramento di amore per eccellenza, la lavanda dei piedi, l’ultima cena, e il tradimento. Ma si dice ancora si.

Settimo giorno. NARRATORI DELLA RISURREZIONE.  «Il cristiano non può fare a meno della luce del Risorto, il segreto è l’amore nel Risorto».  IL PERDONO. Sono le 8.05, durante la messa celebrata al Santo Sepolcro, comprendiamo, che si può perdonare, solo offrendo Gesù a chi ci ha fatto del male. VIA  CRUCIS PER LE VIE DI GERUSALEMME.  h:17.19: «Il calvario e il sepolcro sono il centripeto e il centrifugo della vita cristiana. Gesù ha proceduto deciso verso Gerusalemme, centro finale e convincente dell’adesione alla chiamata del Padre, ma lì si è sprigionata una forza che ha invaso l’impero e la storia. Il Cristo glorioso presente alla passione, non è il crocifisso, è il Signore che è risorto, cambiate il cuore con la resurrezione nel cuore». Dopo la messa riviviamo nella Basilica di Sant’Anna il miracolo del paralitico nella piscina probatica, «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero…» (Gv 5, 2-18). IL MURO OCCIDENTALE. In un pezzettino di carta scriviamo a Gesù le nostre angosce e chiediamo a Lui la grazia della salvezza e di non abbandonarci, lo posiamo nelle pietre del muro del pianto, davanti ad una folla di uomini, donne e bambini in festa, i quali gustano il loro giorno del riposo, lo shabbat. Improvvisamente, per le vie di Gerusalemme, vedi Gesù nello sguardo di un bambino con due boccoli fantastici. LA NASCITA DI GESU’. A Betlemme è Natale, in questo giorno è iniziata una nuova era, per cui si canta, ‘Tu scendi dalle stelle’ e si medita Luca 2, 1- 21, dalla Resurrezione alla nascita di Gesù. Vorrei ricordare le parole di un padre francescano:«toccare il luogo dove Gesù è nato è come sentirsi a casa nostra, l’esperienza di Gesù è completamente diversa, Lui si fa piccolo, si affida al Padre, si mette nelle nostre mani, Gesù è venuto per rimanere. Solo chi si fa semplice e piccolo può incontrare Gesù nella mangiatoia». Messa di Betlemme nella chiesa dei crociati alle 10.40. STRAGE DEGLI INNOCENTI. Omelia del vescovo Milito. «Se ogni altare è sempre Betlemme, partecipiamo all’eucarestia con i sentimenti di Maria. Betlemme non è teatro di una divina commedia, ma di una nuova era. Sullo sfondo di questo teatro scorrono eventi, personaggi che hanno in Davide un punto di riferimento. Qui si è consumato uno dei drammi più atroci, perché l’invidia che nasce nei confronti del potere riesce sempre nelle sue imprese. Un atto di assoluto ateismo. In questo luogo si è consumato un altro evento cruento tra un potere spiazzato al solo dire che è nato un re Bambino. La strage degli innocenti rappresenta il tentativo dell’uomo di eliminare Dio, alla fine chi vince è il Signore, come Erode è l’emblema dell’impotenza del potere dinnanzi ai disegni di Dio, Gesù è la certezza della vittoria del potere dell’impotenza che solo in Dio ha la sua forza.». NON ABBIATE PAURA. Nella grotta della Natività incontriamo i veri pellegrini per amore, i re magi, coloro che seguirono la stella che li diresse a Betlemme. Gesù parla con un sogno ai re magi perché essi non hanno paura, Gesù non parla al re Erode. Lezione: Gesù non ti chiede la quantità del tempo, Gesù guarda la qualità, l’offerta a Lui con il cuore. Nella grotta di San Girolamo ed al campo dei pastori, un padre francescano ci chiede di pregare per le persecuzione contro i cristiani e per la pace in Siria, dopo aver incontrato il Signore nella sua terra in un tragitto che va da Nazareth a Gerusalemme a Betlemme.

Ottavo giorno. INCONTRO CON I DISCEPOLI DI EMMAUS, COMPAGNI DEL SIGNORE. Sotto la tenda di Emmaus, il vescovo Milito, parla dell’importanza del potere. «Quando mettiamo al centro noi stessi, avviene l’eliminazione fisica, psicologica e sociale di una persona. È un gioco perfido. Questa non è carità, è ateismo puro». Ai sacerdoti viene consegnata una stola della Terra Santa fatta dalle donne di Betlemme, con una croce cosmica. ATTEGGIAMENTO MARIANO ED ELISABETTIANO. Lezione. Due donne abitate non dall’io ma da Dio sono Maria ed Elisabetta, quest’ultima non avverte un sentimento di superbia e di invidia, sapendo che Maria è incinta, esse si magnificano a vicenda come donne visitate da Dio.  Zaccaria ha pronunziato il Benedictus e Maria il Magnificat, gioiscono perché sono pieni del Signore. La conoscenza di Dio porta esultanza. PAROLA D’ORDINE: Noi speravamo, noi speriamo, noi siamo certi, l’imperfetto cede il posto all’indicativo celebrativo, la certezza che il Signore è presenza reale nell’eucarestia, questa è l’anima del pellegrinaggio. ESAME DI COSCIENZA. Gesù ha dato al mondo una lezione, si è rivelato alle persone umili, è nato tra i pastori, ci ha donato la dolcezza di sua madre, l’amicizia con gli apostoli, è morto per i nostri peccati. Gerusalemme è l’unica città al mondo a farci capire che Dio è unico. Per essere all’altezza di questi valori cristiani bisogna avere Gesù nel cuore, è questa la chiave di svolta. Portiamo a casa il silenzio di Nazareth, la culla dell’umiltà di Betlemme e la gioia nella Resurrezione di Gerusalemme, la gioia. VISITA DI NOI STESSI. Il cammino in Terra Santa è un’esperienza di fede che tira fuori le sofferenze più profonde che abitano dentro di noi, sollevando i numerosi dubbi sulla nostra esistenza, ma lascia aperto il cuore alla ricerca di Dio, alla speranza, lungi finalmente dalle tenebre degli eventi umani, che hanno il sopravvento. L’ascolto della Parola di Dio, diventa ogni giorno, una nuova prospettiva di vita. Ogni luogo visitato diventa desiderio di accogliere Dio, in maniera autentica, perché ogni sosta è scandita dalla Sua Parola. Il Vangelo che parla in un modo nuovo, più intimo, è la vera guida di questo indimenticabile viaggio, che non ha bisogno di conferme storiche e archeologiche, basta sapere che Lui ha calpestato la Terra benedetta. E’ ‘semplicemente’ una sperimentazione ed esplorazione della fede e di se stessi, straordinaria, che senza la grazia di Dio, non è possibile. Se solo imparassimo a vivere in parallelo con la Terra Santa… perché ogni chiesa, ogni parrocchia, ogni relazione con l’altro, possono essere Nazareth, Betlemme e Gerusalemme. Quest’ultima, è la città eterna, è una città che va oltre un caffè ristretto in piazza San Pietro a Roma. Ammetto di non avere in mente un’idea definitiva dei luoghi che ho visitato, perché per descriverli, mille racconti non basterebbero, ce ne vorrebbero milioni, ma sono rimasti nel mio cuore. L’AMICIZIA. Il mio viaggio in terra santa si è trasformato in amicizia, con tutti coloro che hanno condiviso con me questa esperienza di fede  e d’agape, quasi indescrivibile, il vescovo, le guide, gli anziani, i giovani, i sacerdoti, la suora, i padri francescani, i bambini incontrati per strada, brava gente, con la quale ho riso e pianto. Con loro abbiamo vissuto momenti di spensieratezza e di allegria fumando narghilè alla tenda di Betlemme o solamente scambiando due chiacchiere, durante la pausa pranzo, incrociandoci nei luoghi dove visse Gesù, o cantando Alleluia in ebraico…Ci siamo raccontati le nostre storie di vite, il dramma di un passato che ha tanta voglia di risorgere nel Suo nome. CONCLUSIONI. Più si scopre Gesù, più suscita amore e conversione. Ed è anche vero che se non avessi fatto questa esperienza nella terra di Gesù, non avrei mai pensato di essere in grado di arrivare fino in fondo a Lui, malgrado lo stia cercando con tutta me stessa. Anche le emozioni e la curiosità hanno ceduto il passo al desiderio di incontrare, sul serio, il Re dei re. Aprire gli occhi con il brano della Resurrezione, Giovanni 20, 1-9 e chiudere gli occhi con l’esame di coscienza è segno di pienezza e completezza nella nostra umile esistenza. Non mi era mai successo. Terra Santa, un viaggio importante per la nostra vita, per capire che Gesù non ci lascia soli, resta con noi, anche quando scende la sera e la notte, ovunque noi siamo. Grazie.

Kety Galati 


Allegati:

Apertura Causa Beatificazione di P. Ludovico Polat

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