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La famiglia diaconale in ritiro a Molochio

   La sera del 19 novembre i diaconi, i candidati al diaconato, insieme con le loro mogli e numerosi figli, si sono ritrovati a Molochio presso la Parrocchia Santa Maria De Merula, insieme con il Parroco don Giovanni Battista Tillieci, Delegato vescovile per il Diaconato permanente e per i Ministeri istituiti, per il loro ritiro mensile.

   La presenza delle mogli ha dato spunto a don Giovanni Battista per una riflessione sulla vita coniugale, riflessione che ha aiutato tutti i presenti a considerare la grandezza della vocazione al sacramento del matrimonio e al sacramento dell’ordine.

   Don Giovanni Battista ha fatto presente come sia indispensabile che la famiglia del diacono abbia una struttura di vita spirituale, con la preghiera che riempia gli spazi della vita giornaliera.

   In un contesto in cui durante il giorno i  momenti spirituali sono sempre più ridotti a causa del trascorrere frenetico del tempo e in cui il fare prende spazio all’essere e la nostra esistenza diventa preda del non senso è indispensabile per  un diacono e per la sua famiglia scandire le ore più importanti della giornata con la preghiera che ci aiuta a ritrovare il senso e il gusto delle cose.

  Questo perché  inevitabilmente le nostre azioni incidono sui nostri atteggiamenti  e pertanto perché la nostra sia una esperienza di vita cristiana è necessario  pianificare l’ossatura della vita coniugale, avendo sempre presente quello quanto afferma il salmo 127: ‘Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori’ perché solo con questa certezza si può vivere la dimensione del discorso della Montagna, abbandonandosi nelle mani della Divina Provvidenza:  ‘ per la vostra vita non affannatevi – guardate gli uccelli del cielo – cercate prima il regno di Dio’.

   E allora nell’ambiente familiare, ‘piccola chiesa domestica’, ma anche  piccolo ‘monastero  di vita spirituale’, la preghiera  deve ritmare i momenti della vita di ogni giorno, iniziando dal mattino quando ci si alza ed è già importante guardarsi  con un  sorriso, che è anticamera di un’esperienza relazionale positiva; e poi  dopo aver pregato le lodi con lo scambio il bacio della pace, contatto che è sinonimo di elezione, di attenzione. Così l’ambiente familiare viene rivitalizzato.

   Poi, per interrompere il ritmo frenetico della giornata, nel primo pomeriggio si prega l’ora media, magari con i figli e poi la sera la preghiera dei vespri, che esprimono la gioia del ritorno a casa, quando le ansie si sono placate e la famiglia è più unita.

   La vita familiare diventa, così,  quasi una messa, una liturgia, con l’ascolto dell’altro, con il dirsi, il raccontarsi,  e poi preparando la mensa, condividendo insieme non solo il mangiare, ma anche il vissuto di ciascuno. E alla conclusione della giornata la preghiera della compieta che ci aiuta a entrare nella serenità dello spirito, nella pace: ‘Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace…’.

   Riflessioni molto belle che hanno toccato il cuore di tutti i presenti soprattutto delle mogli che in quest’incontro si sono viste al centro dell’attenzione, le mogli, definite, con una bella immagine, priore del convento della casa, e la famiglia del diacono,  piccolo monastero, centro di vita spirituale in cui la preghiera aiuta a trovare la forza per affrontare i problemi per poter così essere una testimonianza viva dell’amore di Dio da trasmettere agli altri, soprattutto alle altre famiglie, perche un diacono che ha famiglia dovrebbe rivolgere sempre la sua attenzione alle altre famiglie.

   E in questo clima di richiamo al valori dello stare insieme non poteva mancare un forte momento di condivisione tra tutti i presenti e per questo tutti in pizzeria per testimoniare  gioiosamente anche in questo modo lo spirito di comunione che anima, nonostante i nostri limiti, tutta la comunità diaconale.

 

Diac. Cecè Caruso