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La terza catechesi del Vescovo sulle Virtù Teologali: CARITA’

Vicariato Gioia Tauro-Rosarno: Centro del Laicato
 
 
      Il salone del Centro del Laicato di Gioia Tauro ha accolto venerdì sera 20 dicembre  sacerdoti, diaconi e  numerosissimi laici  presenti all’ultimo incontro delle Catechesi d’Avvento tenuto dal nostro Vescovo S.E. Mons. Francesco Milito sulla Virtù teologale della Carità.

     Dopo aver, come al solito, richiamato le Virtù Cardinali e ciò che le caratterizza e dopo aver spiegato perché le virtù della Fede, della Speranza e della Carità vengono definite Virtù Teologali, S. E. è entrato subito nel vivo del discorso facendo riferimento al CCC che ha costituito la base per porgere le tre catechesi e che al n. 1825 presenta il brano dell’Inno alla carità di San Paolo. Il vescovo ha, quindi affermato: «Se Dio è amore, carità, sostituiamo la parola ‘carità’ dell’inno con ‘Dio’ e capiremo che la carità consiste nel vivere come Dio».

     Il Vescovo ha così fatto una riflessione su tutte le affermazioni di san Paolo, spiegandone il senso e la portata.

    La carità è paziente… e Dio ha con noi una pazienza di padre amoroso, non ci tratta secondo i nostri peccati ma come figli, dimostrandoci tutta la sua benignità.

    Non è invidiosa la carità… e Dio non è invidioso di noi, come un padre e una madre non possono essere  invidiosi dei propri figli ma gioiscono per le loro qualità e virtù.

    Non si vanta la carità, non si gonfia, non è tronfia, piena di sè… e Dio non si vanta a mo’ degli uomini, è un Dio umile: si potrebbe vantare solo dei suoi figli.

    La carità non manca di rispetto… anzi Dio ci mostra tutto il rispetto che ha nei nostri confronti lasciandoci sempre liberi.

    Non si adira la carità… e se è vero che la Bibbia è piena di fatti che mostrano Dio adirarsi con il suo popolo, è certo che il Signore lo fa perché vuole il  suo bene: per questo gli dimostra la sua bontà e la sua misericordia. Quella stessa misericordia che con la carità siamo chiamati a donare tutti noi tendendo sempre alla perfezione:  ‘Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste’ avendo presente che la perfezione di Mt 5,48  in Lc 6,36 si traduce  nella misericordia: ‘Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro’.

     Il Vescovo, continuando la sua riflessione, ha fatto poi riferimento al n. 1823 affermando che la carità ci fa fare nel nostro cammino cristiano passi sempre più in alto  e ha poi spiegato in che consiste la novità del ‘comandamento nuovo’ di Gesù. ‘E’ stato Gesù che ci ha amato per primo, è stato lui che ci ha amato sino alla fine. Come? Donando la sua vita per noi. Donare la vita per gli altri è una cosa difficilissima, perché l’amore non è facile. Ma per questo Gesù ci ha amati per primo e ci ha donato il suo perdono. Dall’alto della croce avrebbe potuto lanciare maledizioni contro le persone che lo crocifiggevano, ma Gesù esclama solo. ‘Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno!’. ‘L’amore ai nemici – ha affermato il Vescovo – è quanto di più forte si possa dare. E Gesù ci spiega, inoltre, il motivo della sua richiesta di perdono: lo scusare l’altro,  il non condannare, il non puntare il dito’. Per questo il Vescovo ha concluso questa parte affermando con forza che se nella comunità cristiana non si vive l’amore, non si vive niente. Si fanno solo discorsi, si dicono solo parole ma, come afferma san Paolo: ‘Se non ho la carità, sono solo un cembalo squillante’.

     Richiamando poi gli altri articoli del CCC Sua Eccellenza ha affermato che se c’è l’amore, le altre virtù nascono di conseguenza perché, come dice sant’Agostino,  se amo posso fare tutto.  Il vescovo si è chiesto: ‘In che senso se amo posso fare ciò che voglio? Nel senso che l’amore tende sempre al bene e indirizza su tale via la mia libertà’. Continuando, il Vescovo ha spiegato che la vita cristiana non consiste nel fare o nel non fare ma nell’amare Dio e il prossimo. Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, e il prossimo come noi stessi. A proposito dall’amore di sé, il Vescovo ha spiegato che ci deve essere questo tipo di amore verso di noi stessi, ma che esso non deve essere amore di sé egoistico, autoreferenziale, ma che io devo amare me stesso, vedendo in me l’immagine riflessa di Dio, specchiandomi in lui e a partire da lui vedere negli altri la sua immagine.

    ‘La carità – ha poi aggiunto il Vescovo – ha come frutti la gioia, la pace, la misericordia; esige la correzione fraterna.  La gioia… e se il volto è la fotografia dell’anima è vero che moltissimi sono i cristiani sul cui viso la gioia non trapela mai; la misericordia… ma quante volte noi siamo guerrafondai e armiamo zizzanie; la correzione fraterna… ma quante volte nelle sacrestia, definita con sorriso ironico ‘sartoria ecclesiastica’, cuciamo e ricuciamo vestiti – Correggere, dunque, ma con carità; dobbiamo abituarci a dire la verità solo con l’intento di correggere, rivolgendoci direttamente all’interessato, non raccontando  le cose  a tutti. Questa non è carità. Molte volte rischiamo di calunniare le persone, inventando, a furia di dire parole, cose non vere, che distruggono l’altro. Su questo occorre vigilare.  Il nostro intendo deve essere quello di aiutare l’altro, soprattutto quando l’altro è nel bisogno’.

     Si è domandato a questo punto il Vescovo: ‘C’è stato uno che ha vissuto in pienezza questo tipo di amore, questa carità? Sì, Gesù, amore visibile del Padre, non solo col dirlo, ma soprattutto col farlo. E il Natale, festa dell’amore di Dio, ci chiama alla stessa altezza del suo amore,  ci spinge a desiderare e a dire: ‘Voglio anch’io fare come fai tu’.

     Avviandosi alla conclusione Mons. Milito ha richiamato il n. 1829 del CCC che afferma che ‘il compimento di tutto le nostre opere è l’amore. Qui è il nostro fine, per questo noi corriamo verso questa meta’. Infatti le Virtù teologali sono tutte e tre importanti, ma di tutte più grande è la carità, perché essa ci assimila a Dio e nel cielo questa sola resterà.

     E alla fine l’augurio del Vescovo perché possiamo scoprire, riscoprire e attuare il comandamento dell’amore, la carità, perché essa sia nelle nostre parrocchie il motore della nostra azione pastorale.

     Numerosi gli interventi dei convenuti, molti per la prima volta, che sono rimasti entusiasti per il modo con cui il nostro Vescovo ha tenuto la catechesi. Il Vescovo a tutti ha risposto con la sapienza di Pastore che lo contraddistingue, esortando i presenti a una di vita di comunione e di carità.

     Conclusosi l’incontro, il vescovo si è intrattenuto per pochi minuti con i Consigli Pastorali e i Consigli per gli Affari economici delle Parrocchie del Vicariato di Gioia Tauro  presenti, richiamando i compiti e l’importanza di questi organismi che, se pur hanno funzione consultiva, tuttavia sono indispensabili per la vita della comunità parrocchiale. A loro il Vescovo ha augurato di essere centri di irradiazione della carità e ai componenti delle Parrocchie di Gioia di portare veramente la gioia del sentire cristiano nella loro città.

 Diac. Cecè Caruso


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