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21/Feb/14

A Cannavà l’incontro di formazione delle Caritas

        Sul tema ‘La famiglia cuore della Carità’, sabato 8 febbraio scorso, a Cannavà di Rizziconi, presso il salone dell’Oratorio  della Parrocchia ‘S. Teresa di Gesù Bambino’,  guidata dal Parroco don Giuseppe Tripodi, si è svolto l’incontro di formazione organizzato dalla Caritas Diocesana, nell’ambito del cammino formativo programmato per l’attuale ‘Anno Diocesano della Carità’.

Il momento di formazione è iniziato con la preghiera celebrata insieme da tutti i Diaconi Permanenti presenti all’incontro. Subito dopo il Direttore della Caritas Diocesana, il diacono Cecè Alampi, salutando i numerosissimi convenuti rappresentanti delle Caritas Parrocchiali e presentando l’incontro ha sottolineato come oltre all’impegno concreto a favore dei poveri, la Caritas Diocesana, anche  quest’anno, sta portando avanti un cammino formativo e di preghiera  sui temi e i luoghi della carità e davanti alla Sacra Sindone, ai Santi e Beati della Carità e alle grandi icone evangeliche, ‘La lavanda dei piedi’, ‘Il buon Samaritano’ e ‘Il giudizio universale’, che sono state indicate dal nostro Vescovo S. E. Mons. Francesco Milito, durante il Convegno Diocesano del 4 e 5 ottobre scorsi 2013.

Dopo il primo incontro di formazione,  presieduto da  S. E. Mons. Francesco Milito, che ha aperto il cammino formativo e l’incontro di Preghiera che ha avuto luogo nella Chiesa S. Ippolito di Gioia Tauro, con la riflessione di Mons. Francesco Laruffa, sulla ‘Lavanda dei piedi’, l’incontro in oggetto è stato dedicato alla famiglia, chiesa domestica e cuore della carità. La Caritas ha voluto mettersi in ascolto per riscoprire la fami­glia come scuola di amore, al suo interno ed intorno a sé, nella quale tutti impariamo a farci accoglienti, solidali ed educatori al Vangelo della carità.

Di seguito il Direttore della Caritas ha dato la parola ai coniugi  Ettore Russo, e Carmen Maria Manno, entrambi delegati dell’Ufficio per la Pastorale della Famiglia. Ettore Russo, Componente anche dell’Equipe Caritas Diocesana, ha introdotto la relazione evidenziando la centralità della carità nell’esperienza cristiana e come proprio nell’ottica dell’esperienza dell’amore, nel rapporto di coppia, essa assume un valore profondo sul quale si regge proprio il concetto stesso dell’essere ‘famiglia’. Prima di dare la parola a Carmen ha spiegato che la relazione avrebbe trattato tre punti fondamentali:

1. La centralità della carità nell’esperienza cristiana;

2. Il vivere la carità nella vita di coppia e di famiglia;

3. I significati della carità e suoi valori specifici in rapporto alla vita di coppia e di famiglia.

Nel primo punto Carmen ha spiegato come la centralità della carità per il cristiano si poggia sul grande comandamento dell’amore che Gesù ci ha lasciato, costituito da tre elementi essenziali:

l’unione indissolubile dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo: Matteo 22,34-40: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

Estensione universalistica: amare tutti, anche i nemici: Matteo 5,44-45 ‘Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del vostro Padre celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti’, perché Dio è Padre di tutti.

La natura stessa dell’amore: Dio è carità e ciò si rileva non nel segno della solitudine ma in quello della comunicazione. Infatti si può dire che Dio è amore solo perché lo si percepisce come un Dio che vive nella comunione delle persone, Padre Figlio e Spirito Santo, in una comunione che è il frutto del reciproco donarsi. Non ci sono prima per poi donarsi, ma sono nell’atto stesso in cui si danno. Questa definizione di Dio come carità nella luce del mistero trinitario può sembrare per molti aspetti astratta, ma trova molti aspetti significativi nella storia della salvezza, nella storia dei rapporti di Dio con l’umanità, in cui Dio si rivela come amore con alcuni tratti caratteristici.

Non possiamo comprendere cosa è la carità se non riferendoci alla fonte della carità stessa, che è Dio, al cui modo di amare dobbiamo ispirarci, dato che siamo chiamati ad amare come Dio ama. E una delle caratteristiche dell’amore di Dio è quella della gratuità assoluta, della fedeltà reciproca, della condivisione e infine del dono di sé a Dio e ai fratelli.

A questo punto la relatrice ha dimostrato come questa centralità della carità si vive in prima persona nel rapporto di coppia e nella famiglia attraverso segni concreti: 1) L’oblatività come un donarsi continuamente rinnovato; 2) la comunicazione come un dirsi reciproco in profondità aprendo se stessi all’altro e ricevendolo a sua volta; 3) la fedeltà creativa, quella capace di riscegliersi ogni giorno come se fosse la prima volta a partire da una scelta che si è fatta una volta per tutte; 4) una fecondità come apertura dei due agli altri e principalmente all’accoglienza di un figlio, che dà alla coppia il valore trinitario.

Carmen Maria Manno ha concluso la sua relazione parlando del perdono, come l’atto di carità più grande. La difficoltà nel dare e nel ricevere il perdono sta proprio nella fragilità dell’uomo di non riuscire a fare morire il proprio orgoglio, le proprie ragioni per poter accogliere e comprendere le ragioni dell’altro. Il perdono diventa importantissimo lungo un cammino fatto di piccole o grandi incomprensioni. Il perdono diviene quella realtà ‘tipicamente umana’ che dà la possibilità di costruire ponti sui baratri, di ripercorrere strade che sembravano definitivamente interrotte. Questo diviene possibile solamente quando ci educhiamo ad ‘essere’ tenerezza. Quest’ultima, sentimento dolce  e delicato, si oppone a due atteggiamenti piuttosto diffusi quasi sempre connessi fra di loro: la durezza di cuore, intesa come barriera, muro, rigidità, chiusura mentale, e il ripiegamento su di sé come egocentrismo. La tenerezza al contrario è flessibilità, permeabilità, apertura di cuore, disponibilità al cambiamento.

Il perdono e la tenerezza, dunque, si colgono l’uno nell’altra, come in un gioco di specchi l’uno si specchia nell’altro, l’uno non vive senza l’altra. Il perdono senza la tenerezza sarebbe svuotato del suo dinamismo affettivo, la tenerezza senza il perdono rischierebbe di ridursi a un episodio di natura solo emotiva o superficiale.

Così la coppia cristiana per vivere in profondità questa esperienza deve volgere lo sguardo al Dio di Gesù Cristo, il Dio della tenerezza misericordiosa, il Dio dell’Amore, il Dio della Carità.

Ettore e Carmen Russo e Cecé Alampi


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