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Le visite di S. E. Mons. Francesco Milito alle strutture dell’Ente Morale Germanò

     «Con questa giornata tutto si apre»: con queste parole S. E. Mons. Francesco Milito ha esordito giovedì 13 marzo incontrando, presso la Casa Famiglia per malati di Aids di Castellace di Oppido Mamertina, i 16 ammalati che attualmente vivono nella struttura dell’Ente Morale Fondazione “Famiglia Germanò” Onlus presieduta da don Bruno Cocolo.

     Mons. Milito ha dedicato tre giorni alla visita delle quattro strutture che l’Ente gestisce: la Casa di Accoglienza e Riabilitazione disabili psico-fisici a Oppido, la Residenza Sanitaria Assistenziale “Don Loria” di Tresilico di Oppido, la Casa di riposo per anziane “S. Fantino” di Lubrichi di S. Cristina d’Aspromonte e la stessa Casa di Castellace, dove S.E. ha anche pranzato per festeggiare la conclusione del suo “tour” nelle quattro strutture, iniziato il mercoledì delle ceneri. Ma come ha voluto precisare il Pastore della Diocesi «non è la fine ma l’inizio» perché mons. Milito, in tutte le strutture che ha avuto modo di visitare, si è reso conto dell’importante realtà assistenziale che esiste nella Diocesi e che serve tutto il territorio della Piana affermando: «D’ora innanzi la Diocesi sarà invitata a fare la propria parte e in tempi brevi».

      Una realtà, quella delle quattro strutture dell’Ente che da diversi decenni, tra mille difficoltà di tipo burocratico ed economico soprattutto ma anche, in particolare riguardo alla Casa per i malati di Aids, dovendo combattere anche con la chiusura del territorio e l’emarginazione, lavora sul nostro territorio «garantendo – come ha spiegato don Cocolo – un servizio ai più disagiati e agli ultimi, e un lavoro certo e nel massimo della legalità e giustizia ad oltre cento persone».

     Mons. Milito, come già aveva detto ai disabili ed agli operatori del Centro Riabilitazione, cominciando non a caso all’inizio della Quaresima le sue visite, ha ribadito sempre lo stesso pensiero: «In certi luoghi Gesù è ancora più presente, anche più che in una chiesa, perché lo si vede nella sofferenza del disabile, dell’anziano, dell’ammalato ma anche nella cristianità, nell’umanità, nella carità, nell’amore, nella misericordia con cui medici, infermieri, operatori, educatori fate il vostro lavoro».  E S. E. ha fatto sempre riferimento al brano del Vangelo in cui i giusti chiedono a Gesù quando lo hanno visto affamato, forestiero, ammalato e Lui risponde “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

    Tra la gioia di tutti, disabili, anziani, ammalati di Aids – ai quali il Vescovo ha offerto una mega torta decorata, non a caso, con il logo dell’Anno della Carità – e di tutti i lavoratori, felici di stare in compagnia del loro Pastore, conoscerlo e parlarci anche – S.E. ha concluso così il suo tour in una realtà, quella delle strutture dell’Ente Morale “Germanò” «che – come egli ha ribadito ulteriormente – sono una grazia di Dio per la nostra Diocesi».

                                                                                                               Tullia Morabito


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