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Esercizi spirituali quaresimali diocesani per l’Azione Cattolica, 14/16 marzo 2014

“Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo”… è il tema trattato durante gli esercizi spirituali quaresimali diocesani per l’ Azione Cattolica, predicati da don Elvio Nocera, Direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano e vicario parrocchiale nella chiesa di S. Ippolito Martire a Gioia Tauro, presso la “Casa delle Suore della Carità” a Pizzo Calabro dal 14 al 16 marzo.
 
Una lieta “tradizione” che ogni anno scandisce il tempo di quaresima; quest’anno, in modo particolare, segna anche l’inizio del nuovo triennio associativo di Azione Cattolica, sotto la guida di un consiglio rinnovato il cui presidente eletto è Gaetano Corvo.
Le quattro meditazioni proposte vertevano sul brano evangelico di Mt 22,1-14.
 
Un itinerario spirituale di carattere discensionale; l’incontro tra Dio e l’uomo, mediante la preghiera, la meditazione, il silenzio.
Con l’invito al banchetto di nozze, Dio esprime la sua volontà di incontrare l’uomo per entrare in comunione con lui. Egli non si rassegna di fronte al rifiuto degli invitati, e manda i suoi servi a chiamare tutti quelli che incontrano lungo la strada.
 
La prima meditazione si è basata sull’importanza della Parola. Spesso ci si convince che al Regno di Dio possono accedere solo i buoni, i meritevoli, coloro che non hanno peccato, ma “Dio non si merita, si accoglie; Egli stesso si dona”. Nel Regno entrano i peccatori perdonati, i quali devono indossare l’abito nuziale, cioè devono rivestirsi di Cristo, divenire creature nuove. Nella seconda meditazione è stato approfondito il tema dell’amore sponsale, attraverso l’analisi del Cantico dei cantici; ” Dio vuole rendere chiara l’appartenenza totale a se della sposa, la Chiesa. Egli si imprime nel cuore della sposa e pone in essa il suo sigillo”. La terza e la quarta meditazione vertevano sull’importanza dell’Eucaristia, definendo l’impronta cristologica ed ecclesiale di questo mirabile sacramento. Come ha affermato don Elvio: “L’Eucaristia provoca a non dimenticare che dal quotidiano scaturisce la Pasqua. Ogni volta che partecipiamo al banchetto eucaristico, Dio viene a sposarci. L’Eucaristia vincola al suo corpo che è la Chiesa. Gesù Cristo vive nella Chiesa. Dalla comunione eucaristica bisogna passare alla comunione fraterna, e dal proposito della comunione fraterna bisogna passare alla fruttuosa comunione eucaristica”.
 
Il cuore di questi esercizi spirituali è stata proprio l’Eucaristia, fonte di vita, e la domenica “giorno della speranza”; un invito a trarre gioia e nutrimento dall’unico vero Pane “primizia e anticipo del banchetto del cielo”. Gesù ci scuote con la sua Parola e ci invita a guardarci allo specchio, perché possiamo scorgere il suo volto nel nostro e l’essenza della nostra fede. Il fatto di trovarsi alla sua mensa, nella stanza del
banchetto, non costituisce una garanzia, perché si può essere comunque “fuori”, lontani dalla luce; è necessario convertirsi, spogliarsi e mettersi a nudo di fronte a Dio, per permettere allo Spirito Santo di rivestirci dell’abito di nozze.
 
Gabriella Pappacoda

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