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07/Apr/14

Il Corso di aggiornamento dei docenti di Religione Cattolica

     Giovedì 3 aprile alle ore 15.30 presso la Casa-Famiglia di Nazareth in Rizziconi si è tenuto l’ultimo incontro di aggiornamento per i docenti di Religione Cattolica per l’anno in corso che è stato condotto da Mons. Bruno Cocolo, Parroco di Delianuova e Presidente dell’Ente Morale Famiglia Germanò sul tema “Carità: disabili, malati di Aids e Anziani”.
     Mons. Cocolo, introducendo i lavori, si è detto contento di trovarsi nella struttura ospitante che era stata realizzata alla fine degli anni novanta anche grazie al suo interessamento quando era allora Vicario del compianto Vescovo,  Mons. Domenico Crusco e poi felice di rincontrare i docenti di religione:  “Dove eravamo rimasti?”,  questa la sua espressione, rivolgendosi a loro, nel ricordo di quanto egli aveva fatto sempre negli anni ’90 quando aveva svolto la mansione di Direttore dell’Ufficio Scuola della Diocesi, adoperandosi perché i docenti laici sostituissero i sacerdoti nell’insegnamento della disciplina.
     Entrando nel vivo della tematica, don Bruno ha fatto riferimento ad alcuni brani della Caritas in veritate di Benedetto XVI, dove afferma che “la carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera” e che “difendere la verità, proporla e testimoniarla nella vita sono forme esigenti e insostituibili di carità”. “In Cristo – egli ha aggiunto – la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto”.
     Si è chiesto don Bruno a questo punto: “Ma di quale amore si parla?”, facendo riferimento al soggettivismo imperante in quest’ambito che vuole far credere che Gesù sia venuto sulla terra per giustificare e ratificare tutti i tipi di amore, collegandosi alla teoria del gender.
     In questo ambito il richiamo alla verità che promana da Dio è di fondamentale importanza per una corretta visione della vocazione che deve animare i cristiani nell’ambito educativo con la  proposizione di modelli di vita coerenti con il Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa.
     In un contesto mondiale sempre più dominato dal processo di secolarizzazione  che si presenta oggi nelle nostre culture attraverso l’immagine positiva della liberazione, della possibilità di immaginare la vita del mondo e dell’umanità senza riferimento alla trascendenza, sviluppando una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, dall’esistenza e dalla coscienza umana, don Bruno, ha affermato che in un simile scenario, la nuova evangelizzazione si presenta come lo stimolo di cui hanno bisogno le comunità per riscoprire la gioia dell’esperienza cristiana, per ritrovare “l’amore di un tempo” che si è perduto, per ribadire la natura della libertà nella ricerca della Verità, che per i cristiani non è una teoria ma una Persona, Cristo, che si propone davanti a noi come modello  di Vita. E chiaramente l’invito ai docenti di religione, che nel mondo respirano anche’essi tali modi di ragionare, di essere nell’ambiente del loro lavoro “testimoni” della verità che promana da Dio.
     Nella seconda parte della sua relazione don Bruno ha presentato la realtà del’Ente Germanò,  parlando delle quattro strutture che l’Ente gestisce: la Casa di Accoglienza e Riabilitazione disabili psico-fisici a Oppido, la Residenza Sanitaria Assistenziale “Don Loria” di Tresilico di Oppido, la Casa di riposo per anziane “S. Fantino” di Lubrichi di S. Cristina d’Aspromonte e la stessa Casa per malati di Aids di Castellace.  «Una realtà, quella delle quattro strutture dell’Ente – come ha affermato Mons. Cocolo – che da diversi decenni, tra mille difficoltà di tipo burocratico ed economico soprattutto ma anche, in particolare riguardo alla Casa per i malati di Aids, dovendo combattere anche con la chiusura del territorio e l’emarginazione, lavora sul nostro territorio  garantendo un servizio ai più disagiati e agli ultimi, e un lavoro certo e nel massimo della legalità e giustizia ad oltre cento persone». Un modello, quello dell’Ente Germanò, che potrebbe essere di esempio, perché appunto incarnato nella realtà territoriale, vicino ai bisogni della persone, testimone operoso di carità.
    Alla fine qualche intervento: commovente quello di un’insegnante, il cui figlio, diversamente abile, ha trovato proprio in queste strutture un aiuto vicino, senza bisogno di andare fuori dalla regione, un ambiente accogliente e amorevole per suo figlio, un sostegno concreto per le necessità della sua famiglia.
 
Diac. Cecè Caruso 

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