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23/Apr/14

Il Triduo Pasquale presieduto dal Vescovo nella Cattedrale di Oppido Mamertina

    Tre giorni ricchi di preghiera nella Cattedrale di Oppido Mamertina per meditare, attraverso la guida di S. E. Mons. Milito, il mistero della Crocifissione, Morte e Risurezzione di Nostro Signore Gesù Cristo.La S. Messa in Coena Domini, alle ore 18:00, apre le porte al Triduo Pasquale con la collocazione sulla mensa degli Olii benedetti durante la S. Messa Crismale.
 
 

   “Questo è un rito che farete di generazione in generazione“, con queste parole ha inizio l’omelia del Vescovo durante la celebrazione che riunisce la comunità “non a ricordare un fatto passato, ma a rivevere nella pienezza dell’oggi quel Mistero di Amore che resta sempre attuale“.  La S. Messa è stata caratterizzata dal gesto della lavanda dei piedi per attuare e comprendere “l’Amore del Signore come servizio”.  Il Vescovo si è poi soffermato sulla fede e sull’autenticità di questa attraverso le opere dell’Amore, “quest’ Amore nelle opere si traduce in tanti modi, ha diversi aspetti, nei luoghi, nei tempi, secondo le persone”, Amore che deve essere donato agli altri indistintamente, infatti, prosegue S. E., “tra gli apostoli quella sera c’era anche Giuda” e Gesù pur sapendo che lo avrebbe tradito lo partecipa ugualmente di quell’Amore lavando anche a lui i piedi. Mons. Milito ha poi rimarcato il senso di questa celebrazione in cui vi è l’istituzione dell’Eucarestia e del Sacerdozio ricordando le parole di Gesù: “ogni cosa che farete ad uno di questi più piccoli l’avete fatto a me. Ecco perché – spiega – c’è una sintesi tra amore, eucarestia, fede ed opere”.
 

    Alle 22:30 un’ora di Adorazione di Cristo Vivo e Vero alla quale ha preso parte anche il nostro Vescovo insieme al suo popolo; numerosa la presenza di giovani che hanno proseguito l’adorazione fino alle prime luci del mattino.
Il secondo giorno del triduo, dedicato al memoriale della Passione del Signore, ha avuto inizio alle 9:30, presso la piazza antistante la Cattedrale con  la Via Crucis guidata dalle meditazioni del Vescovo. Al termine di questa, ha detto S. E. , “introdotti nel mistero siamo coinvolti dalla Chiesa a pregare come Chiesa” attraverso due momenti della liturgia delle ore, chiamata così, ha spiegato, perché intende “santificare il tempo“,  l’ufficio delle letture e l’ora media.
 
   Nel pomeriggio alle ore 16:00 l’Azione Liturgica, “commemorazione nella liturgia che ci immette direttamente nel mistero della morte del Signore”, intensa, carica di significato, dalla lettura della Passione secondo Giovanni, in cui “quando sentendo che Gesù è spirato la comunità si mette in ginocchio, fa’ silenzio e adora il silenzio del Signore“, all’adorazione della Croce. Bella l’omelia del Vescovo: “Tutto il racconto della Passione è un racconto di dialogo che per la verità è piuttosto un monologo in chi pone queste domande e fa’ queste  accuse, perché la tesi precostituita all’inizio, e cioè che quest’uomo doveva essere messo a morte, diventa tesi finale.”  Come le accuse e i pregiudizi nei confronti di Cristo, ha spiegato S. E., allo stesso modo quando “un pregiudizio che si impossessa in noi nei confronti degli altri, se non è corretto, esaminato, analizzato alla luce della verità, finisce con l’avere il sopravvento in modo violento come è stato per Gesù“.  Infine, un invito a pregare per tutti i fratelli, sparsi nelle devirse nazioni, che stanno soffrendo: “quest’anno sul Golgota del Mondo non c’è soltanto un Gesù e dei malfattori, ci sono tanti nostri che si trovano lì“, e una preghiera affinchè “il sangue dei martiri diventi veramente seme di nuovi cristiani” e non allontani il popolo da Dio.
 
    Al termine dell’ Azione liturgica, poi,  la processione del Cristo Morto e della Madonna Addolorata e al rientro di questa, dopo aver completato la recita del S. Rosario, un particolare ringraziamento da parte di Mons. Milito a O.E.S.S.G.
Sabato Santo, ultimo giorno del Triduo,”il giorno del grande silenzio della Chiesa che medita“, inizia alle 9:30 con l’ufficio delle letture, le lodi e l’ora media davanti alla Croce posta sull’altare. Il Vescovo ha sottolineato il gesto dell’adorazione della Croce strumento della nostra salvezza, finchè sarà sull’altare e ha chiesto di pregare per tutti coloro che sono distanti dalla Chiesa e per tutti coloro che ne hanno bisogno.
Alle ore 23:00 l’inizio della Veglia contraddistinta da numerosi segni: la benedizione del fuoco nuovo e l’accensione del Cero simboli di Gesù Risorto che vince le tenebre del male. La proclamazione del Preconio Pasquale del quale S. E. ha evidenziato un breve passo “a niente sarebbe valso nascere se noi non fossimo stati salvati dal Signore“. L’ascolto delle sette letture “nella loro sequenza ordinata e concatenata” che, ripercorrendo la storia della salvezza, dimostrano che “il disegno di Dio concepito da sempre ha dovuto avere molta pazienza per essere realizzato, ma poi è avvenuto in una notte quando tutto sembrava essere stato per sempre distrutto ed invece tutto è iniziato“. Il canto del Gloria e dell’Alleluia che hanno rotto il silenzio del Venerdì. La liturgia battesimale carica di significato con l’amministrazione del Sacramento del Battesimo, della Confermazione e, poi, dell’Eucaristica a una giovane-adulta. Efficaci le domande poste nell’omelia dal Vescovo che hanno fornito diversi spunti per meditare non un fatto, ma l’avvenimento della Risurrezione: “Io questa notte mi sento da battezzato veramente liberato? Avverto in me che l’opera che Dio ha compiuto  da sempre ancora una volta in quest’anno si realizza? Posso dire di sentirmi esaltato, non a livello di una euforia interiore o di una esaltazione spirituale, ma dal fatto che il Signore mi ha reso creatura nuova” attraverso l’acqua del battesimo?
 
    Al termine dell’omelia l’augurio che Mons. Milito rivolge al suo popolo: di “camminare per il mondo lieti, forti, convinti, testimoni dell’incontro con il Risorto; ed avere quella gioia che lascia l’incotro con Lui, soprattutto nell’Eucarestia, per dire che il peccato c’è, e in qualche modo resta, ma che con Cristo l’abbiamo vinto e per questo possiamo dire di essere fatti da lui nuova stirpe e nuovo popolo“.
 
Lucia Ioculano 

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