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20/Mag/14

Il Pellegrinaggio diocesano a Fatima

    Dal 12 al 15 maggio, in occasione del secondo anniversario dell’ordinazione episcopale del nostro Vescovo Mons. Francesco Milito, l’Ufficio  Diocesano Pellegrinaggi, diretto da don Vittorio Castagna, ha organizzato un pellegrinaggio a Fatima, al quale hanno partecipato insieme con il Vescovo, diversi sacerdoti e numerosi laici della Diocesi. Qui di seguito le impressioni sul pellegrinaggio di Kety Galati.
 
Pellegrino per amore di Dio
Fatima 12 – 15 maggio 2014
 
      Ecco cosa resta del pellegrinaggio a Fatima, tempio infinito della carità eucaristica. L’umiltà eroica dei tre pastorelli, le lacrime sul volto della gente, le processioni dei pellegrini che non si voltano mai indietro e camminano a passo lento verso un unico punto, Cristo e sua madre, le loro fiaccole accese durante la notte, i loro fazzoletti bianchi che salutano la Regina dei cieli, i canti in portoghese che squarciano la tela di ogni storia personale che si ribella alla vita, la contemplazione della magnificenza di Gesù che rivela con tenerezza ad ognuno di noi la bellezza e la straordinarietà di una fede più intima. Restano: l’offerta a Cristo delle nostre angosce, il perdono, la potenza delle preghiere che attraversano l’anima con una nuova luce ed una nuova prospettiva, così come vuole la Chiesa, che preferisce puntare ai nostri cuori, anziché alla testa e la presenza umana e premurosa di una mamma e del suo immenso mistero. Restano, ancora, la Gerusalemme Celeste, la brezza del vento ed il calore del sole, le onde dell’oceano Atlantico e l’amicizia fatta di piccole confidenze e di risate con un gruppo di anziani, di sacerdoti, con Rocco e con il piccolo Mattia, con le guide e con Monsignor Francesco Milito, Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Quest’ultimo presiede la prima messa nella chiesa francescana di Lisbona, parlando dell’importanza del pellegrinaggio. «Una esperienza di fede che parte dal riconoscimento del Signore al quale chiediamo di prepararci al Suo grande amore». Ogni viaggio spirituale, secondo il Vescovo Milito «non è un’evasione dalla realtà ma un’immersione e una conversione che passano attraverso un esame di coscienza ed il mistero pasquale». Lo stesso richiama il Vangelo del buon Pastore, ricordando San Francesco, il quale aveva bisogno di maestri che lo facessero crescere. «Ecco come ci si può sentire accanto a Cristo ed appartenere all’umanità non alla religione del cristianesimo».
     A Lisbona incontriamo Sant’Antonio di Padova, lo conosciamo a casa sua, dove oggi sorge il santuario del Santo caro alle mamme che vogliono le figlie spose. A Nazaré invece incontriamo un’altra Signora, la Madonna del Latte. Nello stesso giorno in cui ricorre il novantasettesimo anno dell’apparizione della bellissima Signora di Fatima ai tre pastorelli, i beati Francesco e Giacinta e suor Lucia, mentre pascolavano il loro piccolo gregge recitando il rosario, Monsignor Milito festeggia, nella seconda terra santa, alla quale è legato profondamente, il suo secondo anniversario della consacrazione episcopale. Una festa che Sua Eccellenza Mons. Milito condivide con i pellegrini, i presbiteri ed i vescovi di tutto il mondo, sull’altare attraversato dalla Madonnina di Fatima, che indossa la corona preziosa dove vi è incastonato il proiettile che colpì il corpo di Giovanni Paolo II nell’attentato del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro a Roma. La stessa Madonna che nel 1917 disse ai tre pastorelli che era necessario pregare. Nella cappellina, che si trova nella piazza centrale di Fatima, due volte più grande di quella di San Pietro, alle otto di mattina, Monsignor Milito celebra la seconda messa, dove facciamo memoria di San Mattia apostolo. «Con l’esperienza fortissima del battesimo possiamo lasciare decidere allo Spirito». Il pastore Milito è chiaro: ogni sacerdote e ogni laico, hanno il compito di fare incontrare il fratello con il Risorto, malgrado a volte ci riconosciamo nei discepoli di Emmaus o in San Tommaso. «Amare Gesù dentro di noi vuol dire entrare nella dimensione vera del fedele coraggioso». Come Francesco, Giacinta e Lucia, tornavano a casa da Aljustrel per Cova da Iria, così anche noi percorriamo le loro strade maestre, un cammino suggellato dalla Via Crucis, dalla Passione di Cristo, che attraversa silenziosamente le quindici cappelline. Ancora una volta ascoltiamo con attenzione le voci che non sappiamo interpretare, gustiamo la delicatezza delle apparizioni, la semplicità di quei luoghi, un pozzo, un orto, una stalla, le case dei tre pastorelli, le pecorelle, e ci soffermiamo sul significato delle nostre chiamate quotidiane. La guida è Lei, una mamma che non si stanca mai di risponderci con forza, gioia e speranza. Nella Basilica della Santissima Trinità a Fatima, incontriamo un Cristo diverso, vivo, glorioso, molto umano, pronto a scendere dalla croce per noi, infatti è il Cristo di tutti, così come la scultura della Madonna di Fatima, che non è più una mamma ma una nostra figlia, una bambina che ci tende le sue braccia ed il suo cuore immacolato.
 
     Nella tensione di luce e oro del mosaico della Gerusalemme Celeste, riconosciamo l’infinità dei santi, che sono quelli più illuminati, come San Francesco d’Assisi, Padre Pio, Santa Chiara, Madre Teresa di Calcutta. Dietro gli angeli c’è anche Elisabetta, regina, unica portoghese ad essere stata canonizzata perché il pane che la stessa donava ai poveri si trasformò in rose bianche nel mese di gennaio, e dopo la sua morte, il suo corpo rimase intatto. Sono impressi nel portone principale della stessa Basilica, i venti misteri del rosario, i gaudiosi, i luminosi, i dolorosi ed i gloriosi, ed ai lati dei pannelli in vetro notiamo delle citazioni bibliche scritte in diverse lingue. Nessuno di noi pellegrini abdica a niente, si cammina insieme per incontrarsi in una pietà popolare che cura la sordità del cuore e delle menti ed oltrepassa i confini della realtà. Nella seconda terra del silenzio dei rumori, dei gesti e delle parole, dopo Gerusalemme, infatti, ogni idioma culturale diventa un cuor solo, tutto è incontro con Cristo Risorto, l’odio e la violenza si dissolvono nella tenerezza di Gesù e di sua madre, conditi dai valori del Vangelo. Ogni perla del rosario viene stretta e toccata con le proprie mani, con intensità, gustata con piacere, e l’Ave Maria è davvero Ave. La Chiesa è Ave. E’ questo il messaggio di Fatima.
 
 

     Nell’ultima celebrazione eucaristica a Fatima, nella stessa cappellina, Monsignor Milito fa l’ultima lettura sublimale sulla presenza fisica dei fratelli pastorelli, sulla loro sconvolgente storia, che ha aperto al mondo la porta dell’ovile. Questo spettacolo di pastori, di campi, di fiori, di alberi di ulivo, dove l’angelo ci insegna la vera professione di fede, in uno dei tanti posti sperduti del Portogallo, può vivere con noi, ogni giorno, attraverso l’Altissimo. Perché la Chiesa non è la regina di simboli e di riti, riesce a donare un supplemento all’anima, un’altra chance, bisogna solo saper cogliere i segni, lo fa unendosi al mistero d’amore, di innocenza e di santità che si respira a Fatima. Noi siamo tutti semplicemente pellegrini con “alegrìa”.  
 

Kety Galati 

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