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La diocesi e i vescovi calabresi ricordano mons. Luciano Bux

      Profonda commozione in Cattedrale tra i numerosi sacerdoti, diaconi e fedeli intervenuti la sera del 9 dicembre per la solenne Celebrazione Eucaristica dell’Episcopato Calabro in suffragio di S.E. Mons. Luciano Bux, Vescovo  emerito di Oppido Mamertina-Palmi a cinque mesi dal suo ritorno alla casa del Padre.

      Una celebrazione doverosa tenuto conto delle difficoltà dei Vescovi calabresi di partecipare per vari impegni alle sue esequie a Bari, e voluta come segno di unità ecclesiale e di cristiano affetto nei confronti di Mons. Luciano Bux, per tutto quello che Padre Luciano  è stato per la nostra Chiesa locale, come ha sottolineato il nostro Vescovo, Mons. Francesco Milito, durante l’omelia.

      Riprendendo la colletta della messa nella quale si chiedeva a Dio di accogliere nella dimora eterna il suo servo Luciano, al quale aveva affidato la cura pastorale della nostra Chiesa, «perché riceva nella gioia il premio delle sue fatiche apostoliche» il Vescovo ha fatto presente come  nella vita di un vescovo le gioie non mancano mai perché esse sono “la carezza paterna di Dio, che ricordano la sua protezione e la sua cura per chi Egli ha eletto e costituito pastore” e anche se le sue fatiche apostoliche non sempre sono accompagnate e sostenute da questa gioia evidente e i mari in cui un pastore  naviga e fatica non sono  sempre calmi,  il Signore è sempre a bordo anche se dorme o fa finta di dormire. Ma  è proprio per questo che ciò che ha pregustato, o intravisto o negato quaggiù  “si chiede – ha aggiunto il Vescovo – che venga ottenuto nella gioia come premio del pondus diei et aestus nella vigna del Regno”.

      Come dimenticare “l’affetto, la stima, il rispetto, la cura paterna dimostrata ai Seminaristi, che ha accolto per il cammino vocazionale; l’attenzione per la promozione e la cura pastorale delle Parrocchie; il sostegno efficace per i Ministeri istituiti e, soprattutto, per il diaconato permanente; la catechesi negli incontri nelle Parrocchie e le lezioni negli incontri formativi; la lettura lucida e l’interessamento, per i problemi della Piana, per le sorti ottimali del Porto e per gli insorgenti problemi degli immigrati e come non ricordare il suo essere testimone delle speranze riposte nel Signore: come uomo di preghiera e unito a Dio, di povertà e distacco per l’attenzione e la vicinanza al bisogno, di amore alla sua Chiesa di cui si sentiva servo umile ma forte?”.

       Il Vescovo ha proseguito osservando come la celebrazione in suffragio di Mons. Bux vive di circolarità nella comunione dei Santi:  “Noi siamo raccolti a pregare per lui  – ha affermato –  ma lui sta pregando per i suoi perché, come un giorno il Padre glieli ha dato, così nell’ora che a lui piacerà siano anch’essi accanto e vicini a chi a sua volta, fu accanto e vicino a loro”, realizzandosi così una bella verità comprensibile solo nella fede e che lui ci ha lasciato in un passaggio del Suo brevissimo Testamento spirituale:  «Chi mi ricorda preghi per il suffragio dell’anima mia. Io, là dove starò, nella carità mi ricorderò di loro. Arrivederci a tutti alla resurrezione dei nostri corpi!».

    Alla fine della messa il Vescovo ha ricordato che l’Arcivescovo di Bari-Bitorno, Mons. Francesco Cacucci, gli ha fatto pervenire una lettera in cui ha espresso la sua più intensa partecipazione a questo momento di autentica eucaristia: un cordiale e corale grazie al Signore per aver donato alla sua Chiesa un Pastore buono e generoso come il Vescovo Luciano, tanto apprezzato per il suo sincero zelo e per la sua disponibilità a spendersi per la Santa Chiesa di Dio che ha amato e servito fino all’ultimo istante della sua vita. E infine il riferimento alla lettera pervenutagli da parte della sorella di Mons. Bux, Maria, che, scusandosi per l’impossibilità di partecipare alla celebrazione, ha ricordato l’amore che il fratello ha sempre avuto per il suo popolo diocesano, e la sua personale comunione nella preghiera e la vicinanza con la gente di Calabria che osa credere in orizzonti  nuovi di rinascita.

Cecè Caruso


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