News

Raduno regionale dell’associazione “Famiglie Numerose”

Domenica 4 gennaio si è svolto a Rizziconi presso l’Auditorium diocesano “Famiglia di Nazareth” il raduno regionale dell’Associazione Famiglie numerose cattoliche, che recentemente ha festeggiato il decennale della fondazione con un Assemblea nazionale in occasione della quale il 28 dicembre, festa della Sacra Famiglia, papa Francesco ha incontrato nell’aula Paolo VI l’Associazione.

     In sintonia con gli insegnamenti della Chiesa, l’Associazione persegue le seguenti finalità: la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, la promozione e la salvaguardia dei valori e dei diritti della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, la testimonianza dell’accoglienza della vita come dono di Dio, il sostegno della partecipazione attiva e responsabile delle famiglie alla vita spirituale, culturale, sociale e politica, alle iniziative di promozione umana e dei servizi alla persona; la promozione di adeguate politiche familiari che tutelino e sostengano le funzioni della famiglia e i suoi diritti, secondo quanto indicato dalla Carta dei diritti della famiglia della Santa Sede (1983) cui l’associazione si ispira.

     Il raduno di Rizziconi ha visto la partecipazione di numerose famiglie provenienti da tutta la regione, tra le quali la famiglia, con 16 figli,  più numerosa d’Italia, quella di Aurelio Anania di Catanzaro.

     Il momento più importante è stato senza dubbio la celebrazione della Santa Messa che è stata presieduta dal nostro vescovo Mons. Francesco Milito che ha avuto parole di incoraggiamento nei confronti dell’Associazione.

    Nell’omelia S.E., prendendo spunto dalla prima lettura del Siracide in cui si proclama riferendosi  alla Sapienza che “il Creatore dell’Universo mi diede in ordine: <<Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele>>” e al brano di Giovanni <<Il Verbo si fece carne e ha posto la sua dimora in  mezzo a noi>>, ha spiegato come tenda e dimora indicano la stessa esperienza e ci riportano a quella realtà unica della storia della salvezza che è la vicenda di Israele, popolo errante inizialmente,  che ha vissuto sempre in modo provvisorio, ma non improvvisato, nelle tende che servivano di notte contro i rigori del freddo, di giorno contro la calura e i venti del deserto. La tenda di questo popolo errante, nomade, è stata presa dal Signore Dio come modello perché egli potesse abitare in mezzo a noi e quando le tavole dell’Alleanza devono essere conservate, a Mosè viene ordinato di costruire la Shekinà come sull’esempio della tenda quasi per dire: come l’uomo abita in questo modo, così Dio abita in mezzo al popolo nella stessa dimora in cui abita il popolo ed è stata questa una verità che lentamente è andata sempre più affermandosi in modo spirituale; ecco perché per la sapienza personificata come del Verbo di Dio si dice quanto riferito sopra. Dunque nelle dimore degli uomini abita Dio, la stessa casa degli uomini è la casa di Dio. E questo è importante per noi perché ci dice che la famiglia quando vive pienamente se stessa, vive l’unità, la difesa da realtà esterne non da sola, ma con la presenza di Dio che nella famiglia pone la sua dimora, assicurando  che mai avrebbe abbandonato i suoi figli, nell’antica legge prendendo come esempio la famiglia per indicare il suo popolo, nella nuova legge assumendo la famiglia di Dio come segno forte della famiglia dell’uomo. Per questo il sacramento originario che è la famiglia resta sempre nella Rivelazione un punto centrale e in questi giorni di Natale noi siamo portati a fissare il nostro sguardo sulla famiglia con una gradualità, si direbbe a petali di rosa, a sfoglia. Il centro della famiglia è il Signore Gesù, quando nasce quella notte, ma nasce da Maria, e c’è Giuseppe vicino. Domenica scorsa la santa famiglia di Nazareth, oggi la famiglia del mondo, dei popoli in cui Dio scendendo dice tutto il suo amore, la sua predilezione.

     Il Vescovo ha così spiegato come questo  raduno si colloca in questo contesto di luce e di fede: “Come il Signore Dio, Padre universale, ha una moltitudine di figli, così voi prendendo esempio dal Signore, avete voluto, costituendo una famiglia, rendere a lui la lode attraverso la paternità e la maternità, affidando a lui ogni preoccupazione umana perché non è vero che il nostro mondo sarebbe talmente limitato nelle risorse che diminuendo i figli si starebbe meglio”. Nel mondo oggi, purtroppo, ci sono politiche forsennate in tal senso laddove per esempio la sterilizzazione maschile e femminile è legge, laddove ci sono discriminazioni per famiglie a cui non è consentito di esercitare la paternità e la maternità. Sono i popoli sovraffollati, ma senza visione di fede.

     Il Vescovo ha proseguito: “Nella nostra fede sappiamo che il dono che il Signore fa dei figli è un dono che lui dà, lui sostiene e mantiene. E quanto diventa questo testimonianza grande nel mondo perché dinanzi a visioni, a politiche che vorrebbero fare del loro modo di vedere anche la legge di una società, il Cristianesimo oppone il primato di Dio nella nostra vita. Ecco perché le famiglie cristiane che benedicono la paternità e la maternità affidandosi a Dio diventano segno. Ecco perché  in un mondo che spesso fa i conti soltanto con le risorse, con gli stipendi, con la salute, ahimè si soffrono più di ieri tanti problemi legati ad una mancanza di figliolanza più ampia,  una crisi che l’economia conosce: la mancanza di chi, potendo, nelle giuste misure opportune, diventa esso stesso volano di benessere, contrariamente a quanto dice qualche teoria che meno ci sono bocche da sfamare, più pane c’è per tutti”.

     I coniugi cristiani hanno, pertanto, una responsabilità grandissima perché il Signore attraverso la Chiesa fa capire cosa significa essere papà e mamma, ma fa ben capire come i figli prima che nostri, sono figli di Dio, che la vita quando c’è, è lui che la dà e la sostiene e che attraverso questa fede in lui diventata concretezza il mondo ne riceve tanto benessere.

     E rivolgendosi alle famiglie presenti il Vescovo ha proseguito: “Oggi allora voi qui riuniti, celebrate l’amore del Signore nella vostra vita che ha dato la fecondità, ma celebrate l’amore che voi avete per lui fidandovi di lui e noi oggi pregheremo per questo perché sulla vostra paternità, sulla vostra maternità, sui vostri figli, questa luce che è propria del Natale resti perennemente accesa. Se siamo inseriti nella luce del Signore il voltaggio è sempre alto e la luminosità è sempre fortissima. Ecco perché il vostro raduno attorno alla mensa nel clima della gioia natalizia si colloca in questa lode e in questa protezione benissimo. Pregheremo per voi, papà e mamme, per i vostri figli perché riconoscendo questa presenza di Dio si possa sempre vivere in quella gioia, in quella forza che fa del cristiano un autentico figlio di Dio. Pregheremo perché possiate essere figli e testimonianza della sapienza, cioè di quella presenza di Dio nel mondo che mette insieme tutto ciò che l’uomo sa elaborare e che Dio benedice. Essere sapienti vuol dire avere la saggezza del cuore perché la prende dal Signore e così vivere da sapienti nella casa della sapienza: si è sapienti perché si fa un tutt’uno in famiglia con il Verbo che ha posto la sua dimora in mezzo a noi e quando la propria esistenza nella famiglia viene impostata in questo modo noi diventiamo luce perché Dio è luce e attraverso la benedizione dei figli diventiamo benedizione di Dio. Come afferma san Paolo nella lettera agli Efesini: “Benedetto sia Dio che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo … continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Signore vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui”.

     E concludendo: “Allora veramente benedizione per voi dal Signore e benedizione al Signore da voi e in questa casa della sapienza il Signore sempre ci mantenga con la sua custodia certi che, come dice il salmo, egli allontana da noi i terrori della notte e predispone per noi la gioia del giorno. Auguro a ciascuno di voi la pienezza e la sapienza che riempia i vostri animi: non tanto anni alla vita ma vita agli anni. Ed è così perché non conta quanto si vive ma come si vive e quanto dentro si ha questa pienezza, Dio dice la sua grandezza e attraverso lui la dice anche agli altri”.

Cecè Caruso