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15/Gen/15

A San Ferdinando il seminarista Federico Arfuso istituito Lettore

Giorno 11 gennaio, Festa del Battesimo del Signore, si è svolta nella Chiesa parrocchiale di San Ferdinando, una solenne concelebrazione, presieduta da S. E. Mons. Francesco Milito, nel corso della quale il seminarista Federico Arfuso è stato istituito lettore. Come nel caso di Domenico Cacciatore la celebrazione si è svolta nel paese di nascita di Federico, segno di come la comunità d’origine segue il suo percorso di formazione con la vicinanza viva e con la preghiera.

     Nell’omelia il nostro Vescovo ha spiegato il senso della festa del Battesimo del Signore facendo presente come dalla nascita che segna il suo ingresso secondo la vita biologica si passi con esso all’ingresso nel mondo secondo la vita della missione e dell’apostolato. I sinottici, infatti, concordano nell’indicare l’inizio della vita pubblica di Gesù a partire dal battesimo  e l’inizio della sua vita missionaria ci fa comprendere meglio chi è quel bambino, ormai divenuto grande.

    Chiaramente è Gesù l’autore del battesimo e lui non avrebbe avuto bisogno del battesimo di conversione, ma con esso lui dà testimonianza di non sentirsi differente  dagli altri. Ma la voce che interviene dall’alto indica in Gesù l’amato, il diletto del Padre e ciò comporta come conseguenza che  se il Padre ama il figlio, anche il figlio deve essere amato, e nei suoi confronti siamo chiamati ad avere atteggiamenti di adesione, obbedienza, piena corrispondenza. E se battesimo vuol dire immersione, ogni atto della nostra vita altro non può essere che uno sviluppo di questa immersione e il richiamo a questo evento diventa per il cristiano la bussola della propria esistenza. Non si può concepire una vita cristiana che non rivada  a questo inizio e che non ne tragga tutte le conseguenze. Spesso nella nostra vita cristiana mancano le conquiste, gli slanci, la sincerità, l’apertura del cuore, abbiamo difficoltà a vivere a tutti i livelli  di buona voglia la dimensione cristiana di figli di Dio. Come è possibile essere rinati dallo Spirito e vivere come se addosso avessimo altri spirito che non sono lo Spirito Santo? Il battesimo oggi ci ricorda questo: compiere tutto in conseguenza logica di quello che siamo, di quello che il Signore con il battesimo ci ha consegnato, ciascuno secondo i doni  da lui ricevuti, ricordando che il nostro stato di vita nasce a partire dalla nostra vocazione battesimale.

     Il Vescovo è entrato poi nel vivo del rito dell’istituzione chiedendosi cosa vuol dire essere istituito lettore, spiegando come per Federico c’è un disegno ben preciso, quello sua della chiamata a vivere in pienezza, da battezzato oggi, da presbitero domani,  la sua vocazione. Così l’essere istituito lettore rappresenta per lui il primo gradino di una serie che diventano gradino l’uno per l’altro, iniziando proprio con il ministero del lettore, con il servizio della Parola come per dirgli: “Da presbitero dovrai  essere uno che cerca, annuncia la Parola, che fa della Parola il centro e il cuore del tuo ministero, incomincia adesso con il riconoscimento da parte della Chiesa del cammino che stai facendo, preparandoti ad essere quel missionario che la Chiesa vuole”.         

     Il Vescovo ha così spiegato come il ministero del lettore si collega con il rito del dell’effeta, quando il sacerdote dopo aver battezzato il bambino toccando le orecchie e la labbra pronuncia la formula: “Il Signore ti conceda di ascoltare presto la sua parola e professare la tua fede”. Così, in virtù di questo ministero istituito, Federico è chiamato ad esprimere con la vita ciò che proferisce con le  labbra. Perché questo si realizzi S.E. ha invitato  a pregare non solo per Federico, ma per tutti, perché immersi nella Trinità, battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, viviamo in pienezza questa realtà e sia annunciando, sia ascoltando la sua Parola, tutti possiamo essere veri discepoli di Gesù, vivendo il nostro tempo sotto l’influsso della sua Parola e così il nostro sarà un tempo pieno, come il Signore vuole.

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