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S. Messa delle Ceneri in Cattedrale

Con  il Mercoledì della Ceneri  è iniziato il tempo quaresimale anche nella nostra Diocesi  e il nostro Vescovo,  Mons. Francesco Milito, ha presieduto in cattedrale la celebrazione durante la quale si è svolto il rito dell’imposizione delle ceneri.

     Il Presule durante l’omelia ha evidenziato come in tale giorno sia importante sottolineare due aspetti: per primo, ricordarsi che il Battesimo è una realtà che ci pone in atteggiamento di continua conversione e in secondo luogo che è necessario convertirsi, cambiare vita per quegli aspetti che restano in noi sospesi, perché guardando in noi stessi scopriamo tante cose che è necessario ricondurre alla bellezza originaria del battesimo. In questo senso la Quaresima ci richiama all’esercizio permanente della volontà, del cuore, e della mente per riscoprire questa nostra grazia originaria, ma “al di là delle nostre capacità, dei nostri sforzi – ha sottolineato il Vescovo –  c’è bisogno soprattutto dell’abbandono al Signore che non sostituisce le nostre capacità  ma che rafforza tutto con la sua grazia per far sì che questo cammino possa essere compiuto come chi, mettendosi in viaggio, certamente mette in moto le sue forze, ma ha anche bisogno dei mezzi per arrivare al compimento. E questi mezzi ci vengono oggi ricordati perché ogni giorno li facciamo diventare nostri”.

     Anzitutto la preghiera: atteggiamento permanente dell’anima che si mette in ascolto di Dio e parla con lui; e si prega bene soprattutto quando si ama, quando apriamo il nostro cuore al Signore.

     La penitenza, poi, da intendersi non nel senso negativo di sforzo, di rinuncia, ma in senso positivo, come disciplina della vita per vivere veramente da cristiano, che sa cosa non si deve fare e cosa si deve fare, penitenza perché richiede una decisione ferma, un desiderio forte di realizzare quelle cose.

    Il digiuno, infine: un solo pasto nella giornata per affermare che il nostro alimento primo è il Signore e che c’è un cibo che non perisce ma che ci dà la vita e che noi, fidandoci di questi cibo, siamo capaci di guardare avanti; digiuno che nella sua essenza più profonda significa rinunciare a tutto ciò che ci dovesse alimentare impropriamente, significando il passaggio dalla tavola a ben altre realtà che fanno male alla nostra vita, ciò di cui uno si ciba con gli occhi, con la fantasia, con il modo di fare  e che va eliminato come quando si fa una corretta alimentazione.

        Il nostro Vescovo ha poi spiegato come di fronte a questi mezzi che ci vengono proposti due sono le dimensioni che bisogna tenere presenti. Per prima la considerazione che l’invito comunitario che ci viene fatto deve essere anzitutto una pratica personale, nel senso che se uno vive la preghiera, il digiuno, l’elemosina, la carità, tutta la comunità cresce, se non li vive, tutta la comunità manca di una forza particolare. E poi l’altra dimensione, una parolina che fa da tramite tra le comunità e le persone, il richiamo all’ipocrisia, “non siate simili agli ipocriti”, cioè non recitate una farsa, ma vivete ciò che vi è chiesto come indica il Vangelo. Se non c’è questa corrispondenza nella verità ci ridurremmo ad essere semplicemente commedianti, attori. Il Vescovo, infatti, ha sottolineato come la Quaresima sia il tempo “della e sulla verità”. E ciò acquista più valore in quest’anno,  per la nostra Diocesi, della Verità, che per noi è il Signore Gesù: ma saperlo e poi non viverlo, fa di noi delle persone bugiarde. Se lui è  Verità e Luce, la nostra vita deve essere impostata nella Verità, nei pensieri, negli atteggiamenti, in ciò che facciamo: essere trasparenti, non dire una cosa e poi farne un’altra, essere schietti e non bugiardi, guardare la realtà e farsi prossimi, attenti.

     S.E. ha richiamato, a questo punto, il messaggio di Papa Francesco per la Quaresima di quest’anno nel quale egli ci chiede di essere lontani dalla “globalizzazione dell’indifferentismo”, cioè di guardarci dall’essere indifferenti, voltandoci dall’altra parte di fronte ai problemi dell’altro, perché questo nella vita cristiana non è possibile. Come Dio non è indifferente nei nostri confronti, alle nostre vite, alle nostra storie, ai nostri problemi, così noi non possiamo essere indifferenti nei confronti degli altri. Come vivere, quindi, questa carità, questa prossimità, quest’attenzione verso l’altro? “Attraverso le opere di misericordia spirituali – ha suggerito il Vescovo – atti, azioni che ci vengono chieste, facendo sì che chi avviciniamo possa sentire il balsamo, la dolcezza, il calore, la bellezza della nostra presenza, possa comprendere che lui conta per noi. Ecco cosa vuol dire non essere indifferenti: vivere la verità degli altri a partire dalla verità che io mi sforzo di vivere dinnanzi al Signore e che mi fa prossimo nei confronti degli altri”.  L’austero rito dell’imposizione delle ceneri è, in questo senso, un forte richiamo a vivere questa realtà perché ti ricorda che tu “dalla polvere vieni e alla polvere torni”; le ceneri dicono: “Non vuoi vivere in questo modo? Cosa ti resta di questa vita? Come ti presenterai davanti al Signore? Ricordati chi sei, da dove vieni, dove vai e dunque vivi nel bene, vivi il bene degli altri”  e questo vuol dire convertirsi alla vita nuova e camminare di continuo verso queste qualità di vita che la Pasqua ci porta.

   Il Vescovo ha, per questo, invitato i presenti a riflettere nel momento di preghiera silenziosa dopo la comunione su come non essere indifferenti nei confronti degli altri, su cosa fare per essere vicini all’altro, su quale opera di misericordia ognuno possa compiere; e questo, giorno per giorno perché questo riflettere ci farà capire che quando c’è la nostra buona volontà il Signore certamente viene incontro e sostiene.

   Questo è il cammino di conversione: risposta all’invito di Dio perché per giungere a cantare l’Alleluia pasquale è necessario renderci conto che partiamo da quell’oro che siamo, ma perché l’oro sia puro è necessario eliminare tutte le scorie. E’ questo il tempo della Quaresima, un tempo di fuoco perché l’oro che abbiamo dentro possa emergere in tutta la sua purezza: la Quaresima è per questo tempo di gioia perché iniziamo il cammino della quaresima protesi alla gioia pasquale. E’ questo l’augurio che il nostro Vescovo ha fatto a tutti i fedeli della Diocesi: di poter raggiungere questa meta, mettendo davanti al Signore tanti nostri limiti, tanti nostri peccati, e qui un riferimento accorato alla profanazione del Santissimo Sacramento avvenuto a Palmi, segno di quanto male sommerso è presente nella nostra realtà più di quanto noi non pensiamo e di come il diavolo sia all’opera più di quanto noi non lo vogliamo, e per questo la necessità di pregare perché chi si trova avvinghiato dal male possa esserne completamente liberato.

Cecè Caruso