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L’immissione canonica di don Vincenzo Leonardo Manuli nelle Parrocchie di Feroleto della Chiesa e Plaesano

 In un clima di festosa accoglienza la sera del 26 agosto si è svolta a Feroleto della Chiesa la concelebrazione eucaristica presieduta dal nostro vescovo, Mons. Francesco Milito per l’immissione canonica del nuovo parroco delle Parrocchie di Feroleto della Chiesa e Plaesano, don Vincenzo Leonardo Manuli. Erano presenti numerosi sacerdoti, diaconi, e fedeli provenienti anche da altri centri della Diocesi e alcuni giovani del Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile, di cui don Leonardo è il Direttore.

Un don Leonardo gioioso e visibilmente commosso che dopo il rito dell’ingresso sottolineato dal caloroso applauso di tutti i presenti, la preghiera di benedizione e i riti esplicativi, ha salutato la sua nuova comunità e nel suo breve discorso ha fatto sua l’espressione del Vangelo di Luca (Lc 5,4) “Duc in altum”, recante l’invito di Gesù ai discepoli di “prendere il largo“, poi ripreso da San Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Novo millennio ineunte.

Don Leonardo, alla sua prima esperienza come parroco, che inizia nell’ottavo anno della sua ordinazione presbiterale, ha sottolineato la lotta interiore che ha dovuto sostenere per entrare nella volontà del Signore, soprattutto per i dubbi legati al suo attuale incarico di Direttore della Pastorale giovanile, che tanta soddisfazione gli ha dato in quest’ultimo anno di attività pastorale in cui, ispirato e aiutato anche dal santo dei giovani, san Giovanni Bosco, ha profuso impegno e amore. Ma alla fine in lui ha prevalso lo spirito di obbedienza e l’aver visto questo nuovo impegno come un evento di grazia che il Signore gli regala per il suo progresso spirituale e per donare a questa suo nuova comunità calore e amore, cosa che egli farà con molta umiltà e avendo a cuore tutte le nuove realtà che incontrerà sul suo cammino.

Il vescovo, nell’omelia, ha invitato don Leonardo e i fedeli delle due parrocchie a considerare  la sua nuova missione come un dono del Signore perché questa porzione del popolo di Dio possa vivere in pienezza il Vangelo di salvezza, accogliendo l’amore che il Signore propone e che la Chiesa distribuisce a tutti. Riferendosi poi alle parola ascoltata nelle letture ha sottolineato come tutti abbiamo delle consegne ben precise di come vivere il nostro ministero. San Paolo parla, a tal proposito, di lavoro duro, di fatiche gravose, perché impegnarsi per il Vangelo significa vivere la stessa dimensione del Signore, senza stancarsi, ininterrottamente, un lavoro certamente bello, ma impegnativo, perché dopo l’ascolto della Parola, è indispensabile viverla, in uno stretto connubio tra l’accoglienza del Vangelo e l’impegno instancabile per esso.

Il vescovo, riferendosi all’Anno della verità che la Diocesi sta vivendo ha poi sottolineato come tante volte ci siamo chiesti alla luce delle opere di misericordia spirituale che cosa significhi vivere nella verità la verità, cioè impersonare Cristo nella vita di ogni giorno, perché per il cristiano la verità è adesione di base a Dio, a Gesù Cristo e allo Spirito e per i pastori e per una comunità questa è la strada per poter costruire qualcosa: quindi  non tanto dire la verità,  ma essere nella verità, a vivere la verità. A tal proposito il vescovo ha richiamato i gesti esplicativi fatti da don Leonardo all’inizio della celebrazione, la benedizione con l’acqua santa della sua comunità, invocando quasi su di essa la pioggia della grazia, la bontà di Dio su ciascuno dei fedeli. “E questo sempre – ha detto S. E. – mai lasciare il posto a ciò che non facilita questo ‘dire bene’, il benedire”. E il secondo gesto, quello dell’incensare l’altare, segno del rapporto sincero che lega l’uomo a Dio, dell’adorarlo. “Questo rapportarsi nella verità con Dio e con i fratelli – ha evidenziato il Vescovo – deve essere il programma essenziale di massima del novello parroco, un parroco che viene in mezzo ai suoi fedeli con la premura della Chiesa che nel tempo cerca di provvedere, secondo un piano che nei disegni di Dio e della Diocesi si avvera, si matura, si realizza quando il Signore lo vuole”.

Presentando don Leonardo, il vescovo ha messo in risalto il suo corredo rispettabile di studi, di formazione, di preparazione pastorale in uno degli ambiti più scoperti ed essenziali, la pastorale giovanile, e soprattutto il suo desiderio sincero di vivere il suo sacerdozio, con la certezza che il Signore lo perfezionerà con la cura della vita spirituale, il dialogo e la forza dello Spirito. Oltre ad essere, per questo, riconoscenti verso il Signore, il vescovo ha invitato i fedeli a pregare per il loro nuovo parroco, affidando la sua missione a san Giovanni Bosco, apostolo dei giovani, il santo a cui don Leonardo ha ispirato il suo lavoro nell’ambito della pastorale giovanile. Il vescovo, a tal proposito, ha esortato don Leonardo a fare proprio il motto di don Bosco: “Da mihi animas, caetera tolle” cioè “Dammi, o Signore, questo popolo perché io lo conduca a te e fa che tutto il resto ai miei occhi perda significato”. E poi ha chiesto a don Leonardo di affidarsi sempre alla Madonna, che san Giovanni venerava col particolare titolo di Maria Ausiliatrice, perché affidandosi a lei, sicuramente gli donerà la sua materna protezione. Il vescovo ha sottolineato come d’altra parte don Leonardo trovi una comunità che tiene molto alla fede e alla Chiesa, sapientemente guidata e formata negli ultimi dieci da don Antonio Andrello che S. E. ha ringraziato per il suo lavoro, dove la Chiesa, sia a Feroleto sia a Plaesano, sta al centro non solo urbanisticamente, ma come cuore e presenza.

Nel concludere il vescovo ha assicurato a don Leonardo la sua preghiera permanente e fiduciosa e, rivolgendosi ai fedeli, “da parte vostra la vicinanza a lui, l’affetto e la stima perché don Leonardo sia in mezzo a voi uno di voi”.

 

           Cecè Caruso


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