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07/Ott/15

I Diaconi permanenti, promotori e animatori dei Centri di Ascolto in Diocesi

E’ ripreso il cammino di formazione dei diaconi permanenti della Diocesi sotto la guida del Delegato Vescovile per il diaconato permanente e i ministeri istituiti, don Giovanni Battista Tillieci, cammino di formazione strutturato con due incontri mensili, uno di formazione e uno di ritiro spirituale.

Don Tillieci da quando ha assunto il compito di Delegato dei diaconi si sta fortemente impegnando perché i diaconi abbiano nella nostra Diocesi una loro precisa identità che contribuisca ad aiutarli a svolgere il loro servizio in maniera conforme allo spirito del Concilio Vaticano II prediligendo tra i vari compiti e impegni soprattutto la Diaconia della Carità. E in quest’ambito uno dei compiti più specifici dei diaconi nella nostra Diocesi potrà essere l’animazione dei Centri di Ascolto nelle Parrocchie in cui esercitano il loro ministero.

Attualmente Caritas italiana sta elaborando un progetto che nella nostra Diocesi si realizzerà con l’istituzione di quattro centri di Ascolto in paesi che abbraccino idealmente tutte le parrocchie della Diocesi e a cui collaboreranno tutti i diaconi della Diocesi, ma nel frattempo don Tillieci, nell’incontro di formazione del 5 ottobre, ha invitato tutti i diaconi a farsi promotori nelle parrocchie in cui operano della realizzazione dei Centri di ascolto sotto la loro guida e direzione.

Cos’è un Centro di ascolto?

“Il C.d.A.  – ha spiegato don Tillieci – è lo strumento che la Caritas si dà per assolvere in modo più efficiente, più efficace e più strutturato un suo compito specifico: ascoltare coloro che si trovano in situazioni di difficoltà, di qualsiasi tipo esse siano”.

 

E citando il documento “Osservare per animare – Guida per l’osservazione e l’animazione della comunità cristiana e del territorio” di Caritas Italiana ha evidenziato l’importanza della presenza dei Centri di ascolto nelle Parrocchie per porsi al servizio effettivo delle persone, per intervenire sui bisogni esistenti sul territorio e diffondere nella Parrocchia e in Diocesi la cultura della solidarietà.

In tal senso il centro di Ascolto dovrebbe fungere da Osservatorio delle povertà e delle risorse sul territorio per

 

·        – ampliare, nel senso di estendere ed approfondire, la conoscenza delle forme di povertà, esclusione e vulnerabilità sociale del proprio territorio;

·       – assumere maggiore consapevolezza delle cause che le producono e/o le perpetuano, nonché delle risorse esistenti (o mancanti) per fronteggiarle;

·       – affinare la percezione che si ha di se stessi, del proprio operato, delle priorità che si stanno perseguendo, del modo in cui si incide nella realtà;

·       – accrescere la capacità di restare al passo con i tempi, vigilando le tendenze in fieri;

·      –  potenziare l’efficacia delle proprie progettualità, basandole su una conoscenza “scientifica”;

·      –  orientare la pastorale in modo puntuale e quindi più efficace;

·       – sostenere una pastorale diocesana integrata;

·      –  superare la sindrome “dell’emergenza”, riuscendo a guardare ““un po’ più in là”;

·       – promuovere la creazione di una rete sul territorio;

 

“È come dar voce ad un ‘grillo parlante’ – ha sottolineato don Tillieci –  e contestualmente impegnarsi … ad ascoltarlo!”. Un servizio della carità quindi a 360 gradi e non fatto solo di parole ma di azione efficace e permanente per individuare le domande di bisogno e intervenire.

Gli interventi di alcuni diaconi hanno sottolineato come in alcune realtà parrocchiali, come a Rosarno e a Palmi, siano già attive strutture del genere, ad esempio con la presenza di un’anagrafe parrocchiale, anche se si dovrebbe mirare soprattutto nei paesi con più parrocchie a realizzare un circuito di comunicazioni che consentano di affrontare il problema in maniera comunitaria e non individuale.

 

Don Tillieci ha concluso informando i diaconi che nei prossimi incontri verrà approfondita la tematica dei Centri di ascolto anche con l’utilizzo di slide che aiutino i diaconi a vedere come si realizza un Centro di ascolto e con l’intervento anche di esperti che aiuteranno i diaconi ad entrare in questa dinamica di servizio per assumere sempre più uno stile di prossimità attento alla persone per aiutarle a ritrovare fiducia in  se stesse e a stabilire relazioni costruttive che le aiutino a superare i loro problemi. 

Cecè Caruso