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Il Vescovo celebra la messa presso la Capitaneria del Porto di Gioia Tauro in occasione della festa della Santa Patrona

 In occasione della festa di Santa Barbara, patrona della Marina Militare, il nostro vescovo Mons. Francesco Milito ha celebrato la santa messo presso la Capitaneria del Porto di Gioia Tauro incontrando autorità e operai.

Il vescovo, a partire delle letture del giorno, nell’omelia ha invitato i presenti a considerare la grande prospettiva evidenziata dal profeta Isaia e dall’evangelista Matteo: quel piccolo bambino è il Signore dell’universo e nessuno può sentirsi escluso dalla sua benevolenza. Cosa che viene dimostrata in Isaia che parla di un banchetto di cibi succulenti e di vini raffinati che sarà preparato, non per persone d’élite, gaudenti, ma perché siano soddisfatte le esigenze di tutte le genti. Nel Vangelo di Matteo poi si dà concretezza a ciò che si è intravisto perché Gesù non può restare indifferente di fronte alla folla di persone malate che gli vengono presentate per le quali prova una profonda compassione perché sono come “pecore senza pastore” e proprio questa compassione lo spinge a intervenire nelle situazioni curando non solo il male fisico ma anche i mali dell’anima. E di fronte alla fame di questa folla che da tre giorni lo segue e non ha da mangiare Gesù compie un prodigio, chiedendo però collaborazione a quelli che ha vicino, anche di fronte alle difficoltà prospettate dai discepoli. Colpisce in questo contesto l’ambiente di connaturalità che si instaura, espresso dallo stare insieme, in gioia e serenità, cosa che Gesù ha fatto spesso, mangiando con pubblicani e peccatori, dimostrando con questo gesto che egli è venuto per tutti indistintamente e che chi in Lui ha fede e fiducia, non se ne ritorna come prima.

Il vescovo ha poi invitato i presenti a domandarsi qual è la loro posizione di fronte alle situazioni prospettate dal Vangelo domandandosi: “Siamo tutti sani? Siamo zoppi?  Siamo ciechi? Siamo muti, impediti a testimoniare con la parresìa dello Spirito? Sordi, di fronte all’umanità sofferente? Perché solo se avremo coscienza di ciò il Signore potrà aiutarci, guarirci, farci diventare aiuto per gli altri, prossimo, miracolo d’amore che si diffonde”.

Per questo l’esortazione del vescovo a riflettere su un’altra grande verità a partire dalla considerazione che siamo fratelli tra fratelli anche se a livello istituzionale con compiti diversi, ricordando che Dio non interviene mai nella storia in maniera irruente ma assumendo un corpo umano ed è con questo umano che egli ci ha salvato ed è di questo umano che egli si serve per salvare gli altri. “Ecco perché – ha proseguito il vescovo – ognuno di noi è strumento immediato ed efficace nella mani di Dio, ma non strumentalizzato: ognuno di noi nel suo specifico può dare una grande mano al Signore se senza superbia sappiamo avere compassione dell’altro”. “Questo si chiama – ha detto il vescovo – applicazione della misericordia divina a livello umano”. In tal senso il Giubileo della Misericordia che inizierà l’8 dicembre e il 13 dicembre nella nostra Diocesi sarà un entrare nella logica della misericordia di Dio, del suo amore efficace che raggiunge tutti e noi credenti di questo dobbiamo essere testimoni.

Il Vangelo, d’altronde, ci fa comprendere come la preghiera del credente non può che essere il salmo 22, “il Signore è il mio pastore”, immagine che Gesù mutua dalla sua esperienza di essere uomo di una società di pastori, come noi, gente di mare, potremmo dire: “Signore, tu sei la mia ancora di salvezza, tu sei la mia stella polare, tu sei il faro, tu sei colui che, nei marosi della vita, mi dai sicurezza e certezza”.

Riferendosi alla tempo dell’avvento, il vescovo ha poi cercato di attualizzare l’evento vicino del Natale affermando che il natale è ogni giorno, ogni qual volta noi, vivendo inseriti in quel mistero di amore, dimostriamo che Cristo nato è presente e operante e in questa messa che ci prepara ad esso e al nuovo anno dobbiamo chiedergli di affidarci completamente a lui. “Quando siamo autenticamente inseriti in Dio – ha detto il vescovo – viviamo in modo integrale, in modo globale. Oggi, in questa giornata di avvento e festa della vostra Santa Patrona, vi invito a sperimentare che le cose in cui noi crediamo, anche i santi le hanno credute e vissute. Sono nostri fratelli e sorelle che ci dicono che anche noi possiamo vivere come loro”. Da qui l’invito del vescovo alla bella riscoperta della fiducia in Dio: “Quanto più viviamo questa pienezza che ci butta in Dio e da Lui ci fa ritornare agli altri, tanto più la nostra vita è degna di essere vissuta ed è vivibile”. Per questo mons. Milito ha esortato tutti a vedere quanto il Porto sta vivendo in questo periodo in una luce superiore. “I problemi sindacali, finanziari, di lavoro, economici, di cassa integrazione, sono tutte realtà molto complesse e spesso è difficile trovare una soluzione, ma questo non deve portare alla sfiducia: occorre al contrario avere fiducia, sentirsi corresponsabili con Dio per i fratelli; la fede e non i grandi calcoli umani, può dare indicazioni che ci aiutino a risolvere i problemi”.

L’augurio finale: che questa bella realtà che potrebbe essere un volano eccezionale per la nostra Calabria possa andare in questa direzione.

 

Rosario Rosarno