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Aperta la Porta della Misericordia in Cattedrale

La Celebrazione Eucaristica che ha aperto il periodo giubilare si è svolta in una Chiesa Cattedrale gremita di fedeli, giunti ad Oppido Mamertina da tutto il territorio diocesano per celebrare l’inizio del Giubileo della Misericordia. Anche un drone per catturare le singole immagini di un evento storico era presente sopra gli sguardi di fedeli e non che assistevano al primo Giubileo “diffuso” della storia. Il corteo, partito dalla chiesa del Calvario, si è diretto verso la Cattedrale con in testa la croce di nostro Signore ed al seguito il Vescovo, mons. Francesco Milito e tutti i sacerdoti della Diocesi vestiti con paramenti di colore rosaceo, data la ricorrenza della Domenica di Avvento Gaudete. La trepidante attesa della folla si è condensata sull’attesissimo momento dell’apertura della porta Santa, istante che ha catturato magneticamente l’attenzione di tutti i fedeli presenti sul sagrato, nelle scale, ai piedi della Cattedrale e in tutta la piazza. Non si è trattato, però, della semplice apertura di una porta, di un gesto compiuto in pochi attimi e fine a se stesso. I profondi significati di cui il gesto si fa portatore è l’essere «Misericordes sicut Pater», cioè essere pieni di quella misericordia che riempie il tempo e i cuori dei fedeli.

Dopo aver varcato la soglia con l’Evangeliario in mano ben alto sopra la testa, mons. Milito ha continuato la celebrazione con lo sguardo di chi sa che ha la responsabilità di comunicare la gioia del Padre nell’abbracciare in Figlio perduto. E così ha spiegato durante la sua omelia, affermando che «Il buon pastore conduce per la porta le sue pecorelle per metterle al sicuro». Le parole pronunciate dal Vescovo hanno rinnovato nei fedeli la conoscenza dei doni del Signore, autentico tesoro per i cattolici di tutte le terre, da custodire all’interno del cuore, con la rinnovata consapevolezza della loro importanza. Il primo di essi è il dono della Domenica, giorno unico e specialissimo, scelto per richiamo alla sua natura e salvezza, in quanto Pasqua della settimana. La domenica è il giorno della celebrazione dell’opera del Creatore, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, giorno dell’Assemblea eucaristica cuore della domenica, giorno di gioia, riposo e solidarietà, giorno della festa primordiale, rivelatrice del senso del tempo. Non si può  sperimentare misericordia se non si entra nel riposo di Dio, che rigenera, consola e rinforza. Il secondo dono è  quello dell’Eucaristia, mistero della fede, madre della chiesa e sacramento di unità. Principe dei sacramenti, solo in essa si percepisce e si gusta l’esperienza di comunione con Dio. Il terzo dono è quello del celebrante, nella persona del Vescovo, come presidente della celebrazione, segno visibile dell’unità della Chiesa e, quindi, richiamo della sua funzione di servo della sintesi. Il quarto dono, quello della statio in Chiesa, simbolo dell’accoglienza dell’invito a ritrovarsi insieme per pregare, fermarsi e sapere attendere, sentirsi coinvolti e avvertire come membra viva di una comunità e corpo unico. Il senso e il segno più  autentico si condensano,  poi, nel quinto dei doni, quello della processione, l’incedere compatto dallo stesso punto di raccolta e motivati dallo stesso fine. Giungere alla meta fissata è esercizio di concordia e pazienza, di fede e di umiltà, di attenzione e di sostegno,  di condivisione e di rispetto dei ritmi altrui. La più sicura garanzia di procedere sulla giusta rotta è  il sesto dono fattoci: La parola di Dio, guida e via, e vita, forza per il nostro incedere. «Siamo giunti – ha sottolineato il Vescovo all’arrivo di fronte alla porta Santa –  alla porta della Misericordia, chiusa, ma non sigillata davanti a noi. Il cuore e lo sguardo si sono soffermati verso il gesto più atteso, la sua apertura». Da qui il simbolismo: solo Cristo è la porta della salvezza, per essa vi entrano i giusti. Dio, da buon pastore, vi entra con le sue pecorelle per metterle al sicuro. Mons. Milito ha poi posto la seguente domanda, in prospettiva del pellegrinaggio interiore che ogni fedele dovrà compiere durante il Jubileum misericordiae: «Cosa metteremo nello zaino del viandante, che ciascuno di noi diventa da questa sera per l’anno giubilare?». La risposta è : poche ma essenziali cose. Anzitutto il Concilio Vaticano II, con la speranza della Chiesa di mantenere vivo quell’evento. In seguito, sarà  necessario portare con sé le lettere apostoliche Tertio Millennio Adveniente e Novo Millennio Ineuente, il loro carattere – ha detto il Vescovo – resta intatto e attualissimo. Come pure la lettera enciclica sulla Misericordia Divina Dives in Misericordia, testo fondativo di quest’anno giubilare che Papa Francesco ha fatto suo in eredità da papa San Giovanni Paolo II. Poi, l’Evangeli Gaudium, per le indicazioni e per le consegne precise che attendono la Chiesa. Il Vescovo ha poi pronunciato le seguenti parole: «All’Anno della Fede (Anno cantiere per noi) va raccordato quest’anno della Misericordia, stupendamente coincidente con l’anno dell’Unità, che completa il trittico trinitario  (con Anno della Carità ed Anno della Verità) a base della pastorale diocesana e il richiamo alla pratica delle opere di Misericordia corporali e spirituali ed ai sette doni dello Spirito Santo. Il cantiere non si è mai chiuso, anzi, ha accresciuto il lotto dei lavori. Esso porta ora sulla sua tabella questo titolo: Anno della Misericordia come Lectio Divina sulla Misericordia». Lavori in corso per costruire Unità e Misericordia di cui ha di certo bisogno il territorio della Piana corrispondente con la nostra Diocesi: «Di esperienza di misericordia, di pratica e di gioia del perdono la piana ha estremo bisogno, per tutti i conti in sospeso estinguibili solo in spirito evangelico. Quanto vorremmo che ciò  avvenisse in modo definitivo! Noi, chiamati ad essere lode dello splendore delle grazie e lode della gloria del Padre».
La celebrazione si è conclusa con la lettura del Decreto di erezione a Chiese Giubilari delle parrocchie San Giovanni Battista in Rosarno, Maria Ss. Immacolata in Polistena, Madonna dei Poveri in Seminara e Concattedrale in Palmi. Le lettere di erezione sono state consegnate ai nuovi Vicari foranei, don Rosario Attisano, don Domenico Caruso, don Elvio Novera e don Giuseppe Saccà, come segno e augurio di vivere in pienezza e nella totalità del Popolo di Dio l’invito ad accostarsi alla misericordia del Padre raggiungendo, così, i confini diocesani e le periferie esistenziali della nostra terra.
Immagine simbolo del Giubileo diocesano sarà la Trinità/Pietà di Mattia Preti, dipinto recentemente ospitato presso le stanze del nostro Museo Diocesano di Arte Sacra.
 
Ferdinando Panucci
 
 

Foto di Mimmo Messineo e Giuseppe Calarota

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