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02/Feb/16

Il Giubileo della Vita consacrata a Polistena

“Un forte momento di grazia, vissuta in semplicità” queste le parole di Padre Carmelo Silvaggio al termine della Celebrazione Eucaristica dedicata ai consacrati celebratasi a Polistena il 1° Febbraio scorso nella Chiesa Giubilare Maria Ss. Immacolata di Polistena. Una celebrazione molto sobria, perché, come lo stesso Padre Carmelo precisa, “quello che conta è la grazia interiore, non l’aspetto esteriore e materiale”. La giornata è stato organizzata da Padre Carmelo, in quanto Vicario della vita consacrata, da Suor Bruna, come responsabile delle suore e da Fratel Stefano, come responsabile e segretario Cism dei religiosi. La celebrazione è partita dall’istituto Suore della Carità, da dove è partito il corteo diretto verso la chiesa di Maria SS. Immacolata. La Santa Messa è stata officiata da Mons. Giuseppe Acquaro, vicario generale della Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, il quale durante la sua omelia ha espresso le sue riflessioni in merito alla vita dei religiosi. Queste le sue parole: «Cos’è la vita religiosa se non una riconferma ed un approfondimento delle nostre compromesse battesimali. Col Battesimo noi siamo stati uniti a Cristo e trasformati in Cristo, entrando in comunione totale con la Chiesa, diventati Chiesa. E quando una persona vuole consacrarsi particolarmente in Cristo, ecco che fa i propri voti. Ma cosa vuol dire fare i proprio voti? Vuol dire prendere coscienza dei nostri obblighi battesimali, della nostra appartenenza a Dio e della nostra comunione con la Chiesa. Essere consacrati vuol dire vivere tutto questo in piena coscienza, vivere tutto questo in maniera radicale. Questa situazione particolare ci mette anche nelle condizioni di portare agli altri quello che abbiamo ricevuto». Mons. Acquaro ha poi aggiunto: «Oggi c’è grande bisogno di nuove testimonianze, si parla di nuova evangelizzazione. Ma dove è necessario fare questa nuova evangelizzazione? Bisogna farla in mezzo a noi, non solo ai lontani, se ci giriamo intorno notiamo quante persone vengono noi incontro, basterebbe solo voltarsi verso di loro, fare del bene ed ecco che allora coloro che si avvicinano a noi sarebbero forse attirati da Gesù cristo». «La prima testimonianza che dobbiamo dare – aggiunge Mons. Acquaro – è quella di vita. Quella di una vita religiosa, sacerdotale, cristiana vissuta veramente. Intorno a noi c’è un mondo di pagani, un mondo materialista, a volte sembra che la fede si restringa sempre più. Spetta a noi gridare a tutti quanti che Dio è Amore, che Dio è presente in mezzo a noi e che la nostra è una vita di gioia. La nostra visione, nella gente deve far dire e pensare: Dio Esiste!». Viene poi aggiunta una riflessione sullo straordinario anno in cui siamo da poco entrati: «Siamo nell’anno della Misericordia, viviamo quest’anno della Misericordia». Nella conclusione della sua omelia Mons. Acquaro ha poi dato un monito, raccontato l’episodio di un suo colloquio con una sorella consacrata alla quale ha chiesto come fosse possibile ad essa cantare tutti i giorni all’Amore durante le celebrazioni se poi questa non rivolgeva la parola ad una sua consorella: «Non facciamo passare quest’anno senza farci caricare della Misericordia di Dio, senza farci riempire dalla presenza di questo Dio che è Dio d’amore. Se siamo pieni noi, siamo come il vaso che trabocca, non possiamo che irradiare anche agli altri quell’Amore che abbiamo ricevuto. Misericordiosi come il Padre è misericordioso con noi». Padre Carmelo ha poi dichiarato al termine della celebrazione: «Noi religiosi dobbiamo essere la tenerezza di Dio, la carezza di Dio nel mondo. Lì nei luoghi dove Dio ci pone a contatto con i fedeli, è nostro compito dare questo segno della presenza di Gesù. I consacrati non come un’élite, come uno status sociale o clericale, come una posizione autorevole, ma come coloro che si piegano verso le miserie e, come dice Papa Francesco sulle periferie, non solo quelle fisiche e geografiche, ma quelle spirituali, dove c’è povertà di spirito e di Fede».

Ferdinando Panucci


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