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17/Feb/16

Il Santuario “Maria Ss. di Lourdes” e l’Ospedale di Gioia Tauro hanno ospitato la Giornata del Malato in Diocesi

L’11 febbraio, nella ricorrenza della memoria della Madonna di Lourdes, è stata celebrata la XXIV Giornata Mondiale del Malato e anche la nostra Diocesi ha vissuto sia a livello diocesano sia a livello parrocchiale con particolare attenzione questa Giornata che in quest’Anno della Misericordia assume un significato pregnante perché come si legge al n. 8 della Misericordiae vultus i segni che Gesù compie nei confronti delle persone povere, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia: “Tutto in lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione”.

E in questa direzione si è mossa la nostra Diocesi, con la  con la collaborazione dell’Ufficio della Pastorale della Salute, dell’AMCI, dell’UALSI e dell’UNITALSI, e della Caritas diocesana, nella ricorrenza di questa giornata, con la Celebrazione Eucaristica presieduta del nostro Vescovo Mons. Francesco Milito in mattinata presso l’Ospedale di Gioia Tauro e nel pomeriggio a Molochio dove nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria de Merula è stato amministrato il sacramento dell’Unzione degli Infermi ai numerosi ammalati provenienti dai paesi della Diocesi e poi nel Santuario Maria SS. di Lourdes dove alle ore 17.00 il nostro Vescovo ha presieduto la Celebrazione Eucaristica.

Nell’Ospedale di Gioia Tauro il cappellano don Cesare Di Leo ha salutato il vescovo sottolineando come la sua presenza sia per il nosocomio e per tutti i malati segno di benedizione e di speranza e ha chiesto di pregare per i malati soli che sono in tanti. Nei saluti finali poi il “grido accorato” del Dirigente Sanitario, dott.ssa Francesca Cosentino che con forza ha lamentato come ormai il problema della salute del cittadino sia stato soppiantato dai calcoli economici con i gravi pregiudizi che ne discendono soprattutto per le fasce più deboli e il vescovo che, di rimando, ha sollecitato i presenti e quanti operano nell’ambito della sanità a vivere coerentemente la propria vocazione per far sì che “il Dio che invochiamo nel bisogno sia il Dio che seguiamo ogni giorno”.

Il centro della giornata è diventato poi Molochio. Nell’omelia il vescovo ha sottolineato la felice intuizione di San Giovanni Paolo II di collegare la Giornata Mondiale del Malato all’11 febbraio, alla commemorazione della Beata Vergine di Lourdes perché il messaggio proveniente dalle apparizioni di Lourdes era quello di leggere il tema della salute alla luce di Dio e così comprendere il valore grande della sofferenza umana e del limite che essa porta con sé. Peraltro già Papa Wojtyla nella Salvifici doloris aveva approfondito il tema della sofferenza cercando di penetrarne il senso salvifico: la sofferenza, essenziale alla natura dell’uomo, è una realtà ineluttabile, ma se c’è la fede, il dolore diventa salvifico perché si fonda sul sacrificio di un Dio che ha assunto su di sé il dolore umano nella sua dimensione fisica e spirituale. Ma – ha sottolineato il vescovo – quel Crocifisso non è rimasto sulla croce, ma è risorto, e nella sua risurrezione l’uomo trova una luce completamente nuova che lo aiuta a dare un senso, mediante la fede, alla sua sofferenza. Anzi attraverso l’esperienza del dolore Gesù insegna e la Chiesa continua a dirlo, che nel dolore nessuno deve restare solo”. Richiamando il testo di Matteo sul giudizio universale, con riferimento specifico al visitare gli ammalati, il vescovo ha osservato come lo stile di Gesù sia stato uno stile raggiunto attraverso una formazione avuta in famiglia da sua Madre, Maria, che certamente ha educato Gesù ad essere attento ai bisogni degli altri; in modo graduale ma molto efficace la Madonna ha insegnato a suo Figlio ad avere occhi attenti all’altro, ad essere testimone della tenerezza di Dio, testimoniandola lei per prima perché la carità si insegna vivendola, cosa che la Madonna ha fatto perché lei sapeva che la sua maternità era in funzione di un piano di Dio tutto teso ai bisogni dell’uomo. E questo Maria l’ha fatto sempre con Gesù sin da quand’era bambino come pure durante la sua missione pubblica.

Il vescovo, a tal proposito, ha ricordato come la Chiesa in questa Giornata mondiale del Malato proponga Gesù con Maria a Cana nell’atteggiamento della misericordia che lui ha, della sua attenzione che è significativa di uno stile che dice che ogni qual volta c’è qualcuno che ha bisogno, c’è sempre qualcuno che di questo bisogno si accorge e a questo bisogno viene incontro, così come avviene  con Maria a Cana con quel suo fare tutto materno e delicatissimo con il quale ella interpella il Figlio perché lui si riveli nella sua divinità. E così che la Madonna appare nella dimensione di donna dell’ascolto, dell’intuizione, della prevenzione perché chi è attento è uno che intuisce ciò che sta per presentarsi e che previene nel bisogno. Come è avvenuto nelle apparizioni di Lourdes dove la Vergine Immacolata ha dimostrato il senso di protezione, con suo Figlio che quasi la sollecita a scendere dal cielo per invitare a vivere secondo il suo modo di vivere, nella dimensione della grazia, lontani dal peccato. Per questo Maria è madre della Chiesa, perché insegna a noi, figli suoi,come agire, vale a dire con quell’attenzione tipicamente di carità che non è fatta di parole e tante volte di falsità, ma che cerca di venire incontro all’altro.

Il vescovo ha evidenziato come la memoria del giorno volga lo sguardo non tanto alla Madonna o a santa Bernadette quanto ai malati e a noi per chiederci se siamo in questa linea mariana, se in noi c’è qualche cosa di Santa Bernadette che ha vissuto una profonda esperienza di sofferenza nel silenzio del cuore e della bocca. “Se è così – ha aggiunto il vescovo – il vivere questo giorno significherà sentirsi trasportati in un’altra dimensione, la stessa che si vive a Lourdes, quella del cielo disceso sulla terra, come ivi accade, ad esempio nella processione eucaristica”.

E da qui l’invito a tutti i presenti a essere volontari per il bene, attualizzando nella nostra vita le opere di misericordia corporale e spirituale che tra l’altro ci chiedono di “visitare gli ammalati”. E per essere uomini e donne capaci di queste opere il vescovo ha invitato tutti ad applicare a loro stessi questo opere per tirocinio, chiedendosi: ad esempio, io di che sono affamato o assetato, visito me stesso dentro, mi faccio l’esame di coscienza, sono convinto della mia fede. E poi il proposito  di trovare un giorno per andare a visitare un ammalato, un giorno dedicato a questo, che certamente farà bene a tutti quanto un’adorazione o celebrazione eucaristica.

E avviandosi alla conclusione il vescovo  ha affermato: “La Madonna vi aiuterà, santa Bernadette sarà con voi e questo giorno si aprirà alla luce, come la luce che promana dal volto della bellissima statua della Madonna di questa nostra piccola Lourdes”, luce che la fiaccolata conclusiva con il canto dell’Ave di Lourdes nel buio della Chiesa ha reso più suggestiva e segno della fede e della speranza che deve animare quanti soffrono e quanti vivono accanto a loro.

Cecè Caruso


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