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09/Apr/16

A Sinopoli il momento di preghiera per don Antonio Fazzolari

Si è svolto venerdì 8 aprile nella Chiesa parrocchiale S. Marie delle Grazie in Sinopoli presieduto dal vescovo Mons. Francesco Milito il momento di preghiera che, su iniziativa della comunità parrocchiale, è stato organizzato per manifestare al Parroco, don Antonio Fazzolari, vicinanza affetto e stima, dopo l’ennesimo atto di violenza perpetrato nei suoi confronti.

Un gesto quindi che è stato soprattutto di vicinanza a un sacerdote che nella sua umanità ha confidato il suo stato d’animo di stanchezza e di profonda sofferenza per questi avvenimenti ma senza dubbio un atto dovuto per dare una risposta concreta a chi pone in essere tali azioni riprovevoli e per pregare perché il Signore apra alla conversione il cuore di chi, agendo con cattiveria, vuole creare apprensione nell’intera comunità della cittadina pre-aspromontana i cui fedeli numerosi sono intervenuti per dimostrare la viva solidarietà al proprio Parroco.

Il Vescovo nella sua catechesi ha spiegato che la preghiera è il mezzo più necessario in questi frangenti perché il Signore può lentamente cambiare il cuore delle persone, mettendole nella verità e spingerle al rispetto dell’altro.

 

«Se è pur vero – ha detto il Vescovo – che su un problema posso non essere d’accordo con l’altro perché la penso in modo diverso, questo non significa che si debba arrivare con lui ai minimi termini, perché non essere “con” non significa essere “contro”: ci possono essere modi diversi di pensare ma questo non deve portare al conflitto e alla divisione.  In ogni caso – ha sottolineato il Vescovo – non c’è mai alcun motivo per cui debba arrivare ad agire in maniera violenta nei confronti dell’altro».  

 

Questo è il modo di agire di chi agisce nelle tenebre, magari con collegamenti ad associazioni malavitose, in una sola parola in modo diabolico. «Chi agisce in questo modo – ha aggiunto il Vescovo – si ricordi che non agisce bene, che non è questo lo stile con cui ci si confronta con l’altro».  Nell’eventualità, invece, che l’azione sia stata il frutto di una bravata il vescovo ha invitato a riflettere sul danno morale che così si fa all’altro e che in questo caso sarebbe sufficiente la propria coscienza a impedire che si compiano simili gesti. «Il vero forte non è il violento – ha detto il vescovo – ma chi si confronta, dialogando nelle questioni e cercando una giusta soluzione ai problemi».

Il vescovo ha manifestato il forte disappunto per il fatto che tali fatti si verifichino solo a Sinopoli, e ha invitato tutti a cercare di vivere in pace e ad agire in modo virtuoso così da attrarre qualcuno che a sua volta fa lo stesso così da moltiplicare la cordata del bene. Rivolgendosi con particolare forza alle agenzia educative del paese, e alle famiglie perché si impegnino nell’educazione dei figli, inculcando loro il senso della correttezza, della buona educazione; agli insegnanti dicendo loro che non è possibile che in famiglia e nella scuola ci siano ragazzi che si sentano piccoli boss, che facciano i capi della situazione, perché si inizia così nella vita e poi si finisce male.

Il vescovo si è poi rivolto ai numerosi bambini presenti chiedendo loro se vogliono essere veramente buoni o se vogliono fare i violenti. «La vita, cari ragazzi, è bella quando si è buoni, quando il proprio vestito è la bontà, il rispetto e la pace con gli altri».

 

 Il Vescovo a questo punto ha cercato di dare un senso anche alla presenza dei numerosi fedeli nella chiesa facendo comprendere che è proprio a partire dalla chiesa che si devono acquisire tali modi di agire perché la mentalità in un paese è frutto del nostro atteggiamento e se il nostro atteggiamento è di bontà questo modo di pensare e di agire si diffonderà nel paese perché il bene è diffusivo di sé e la bontà é comunicativa. “A fare il male – ha detto il vescovo – non sono in molti e con il nostro esempio possiamo spingere altri a seguire la nostra stessa strada”.
Un’ultima parola, in sintonia con l’Anno della misericordia, per coloro che conoscono gli autori di questi gesti: li invitino a pentirsi. «Del resto – ha concluso il Vescovo – non siamo contro nessuno. Siamo qui solo a pregare, guardando a Gesù risorto e alla Madonna, perché da loro possiamo attingere la forza per cambiare e impegnarci tutti per la costruzione di una società migliore».

 

Rosario Rosarno

 

 

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