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Veglia mariana in Cattedrale nell’anniversario dell’Ordinazione Episcopale di mons. Francesco Milito

Una folla di fedeli si è radunata presso la Cattedrale della Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, nella serata di ieri, per assistere alla celebrazione della Cerimonia Mariana in occasione della consegna della statua della Madonna di Fatima e dell’anniversario dell’Ordinazione Episcopale di S.E. Mons. Francesco Milito. Una cerimonia di grande solennità e profondità che ha toccato nel profondo i fedeli ed i devoti Mariani. Una serata toccata in modo particolare dalle ricorrenze. Oltre a quella dell’Ordinazione Episcopale di Mons. Milito, infatti, la giornata di ieri rappresentava anche la ricorrenza centenaria delle apparizioni dell’Angelo ai tre pastorelli di Fatima, in preparazione alle visite della Vergine Maria. Particolarmente toccante il momento che ha seguito la recita del Magnificat. Il momento della lettura, da parte di alcuni giovanissimi, di alcuni brani tratti dalle Memorie di Suor Lucia.

Durante la sua omelia, Mons. Milito ha dunque ripercorso i passaggi di queste apparizioni «I Tre pastorelli giocano, badano al gregge. Ma, lentamente, cominciano ad avvertire qualcosa nel loro profondo. Tutto ciò culmina con l’apparizione di questa figura che Lucia riconosce come l’Angelo e che lì introdurrà progressivamente a quella che sarà la straordinaria apparizione della Madonna». Sarà proprio colui che si presenterà come l’Angelo della Pace ad introdurre i tre pastorelli alla preghiera ed al sacrificio. Mons. Milito ha poi spiegato le tre consegne che da quegli avvenimenti giungono fino a noi: «Tre consegne fondamentali e di cui tutti dobbiamo far tesoro: La preghiera, la penitenza e la riparazione». Così come Lucia, Giacinta e Francesco fecero dopo esser stati esortati dall’Angelo, è oggi nostro dovere pregare per coloro i quali sono peccatori e vivono lontani da Cristo. «La preghiera autentica – Spiega Mons. Milito – va di pari passo con la pratica. Pregate e fate penitenza». Ciascuno di noi ha il dovere di fare penitenza; «Essa – prosegue Mons. Milito – ha diversi volti, è necessario che ognuno trovi la propria dimensione di penitenza, viverla per come si è capaci, con amore e devozione». Infine la riparazione, parte fondamentale delle consegne lasciate ai tre ragazzini di Fatima dall’Angelo della Pace che, secondo quanto riportato nelle memorie di Suor Lucia, disse loro: «Prendete e bevete il Corpo e Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio». Parole riprese anche da Mons. Milito nel corso dell’omelia, durante la quale ha esortato: «Cercate di riparare ciò che è stato guastato da altri. Sopraggiungete dove qualcuno ha guastato».

Tre consegne di enorme importanza dunque, consegne che «Rappresentano il messaggio di Fatima» precisa Mons. Milito. Il nostro Vescovo ha poi aggiunto: «Quest’anno di preparazione ci mette sulla via sicura verso l’anno Mariano, così come i 3 pastorelli sono stati lentamente e progressivamente introdotti alla Vergine Maria». Non è però giusto aspettare l’anno Mariano per vivere queste realtà ma, come spiegato da Mons. Milito, esse devono essere prese in carico sin da subito, rientrando a casa, in continuità nel tempo. È poi stato il momento del dono di Mons. Milito alla Diocesi. Dopo il pellegrinaggio Diocesano a Roma, infatti, Mons. Milito ha portato con se un dono particolarissimo, i mattoni che muravano la Porta Santa prima del Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco. Mons. Milito ha introdotto così la donazione: «Questi mattoni, rinchiusi nella Porta Santa della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano al termine del grande Giubileo dell’anno 2000 indetto da San Giovanni Paolo II, sono stati estratti in occasione dell’apertura della medesima porta compiuta dal Santo Padre Francesco all’inizio dell’Anno Santo Straordinario della Misericordia». «Essi – continua il Vescovo – sono stati offerti dalla fabbrica di San Pietro in Vaticano come segno di profonda comunione con il Papa, successore dell’apostolo Pietro, e di partecipazione ai benefici spirituali del Giubileo, con l’Augurio che l’Anno Santo della Misericordia riempia i cuori della pace, che è dono di Dio e seminarla nei cuori di tutti coloro i quali l’avvicineranno». Mons. Milito ha portato con sé venti mattoni, dieci dei quali sono stati donati alle due Chiese Giubilari principali della nostra diocesi, cinque alla chiesa Cattedrale di Oppido Mamertina e cinque alla Chiesa Concattedrale di Palmi. Un mattone è invece stato riservato a ciascuna delle Chiese Giubilari rimanenti: La Basilica della “Madonna dei Poveri” in Seminara, la Chiesa Parrocchiale “San Giovanni Battista” in Rosarno e la Chiesa Parrocchiale “Maria Santissima dell’Immacolata” in Polistena. È stata poi la volta delle chiese di particolare affluenza: Il Santuario del “SS. Crocifisso di Terranova Sappo Minulio, il Santuario di “San Rocco” in Acquaro di Cosoleto ed il Monastero della visitazione in Taurianova; ciascuna di esse ha ricevuto uno dei mattoni. I due ultimi mattoni sono stati invece donati a dei luoghi particolarmente significativi: la Chiesa Parrocchiale “San Fantino” in Taureana di Palmi, primo luogo di culto della Diocesi e del sud Italia, ed alla casa famiglia per malati di AIDS in Castellace, nel 20° anniversario della sua fondazione.

La celebrazione si è poi conclusa con la benedizione di Mons. Francesco Milito. Al termine della cerimonia, Don Elvio Nocera, direttore dell’ufficio liturgico, ha spiegato: «Il gesto della donazione dei mattoni è stato un gesto inaspettato da tutta la chiesa Diocesana. Un’iniziativa illuminata e che rappresenta un segnale profondo di unione con la Porta Santa “originale” della chiesa universale, quella della Basilica di San Pietro in Vaticano, dalla quale prendono senso e significato tutte le altre Chiese Giubilari». E ancora: «In secondo luogo credo che sia un segno profondo di riconoscenza per l’opera che queste chiese hanno fatto attraverso le catechesi, la ricezione delle confessioni e dell’adorazione eucaristica durante quest’Anno Santo». In merito alla ricorrenza delle apparizioni dell’Angelo a Fatima ed al percorso fatto dai tre pastorelli, Don Elvio ha spiegato: «Siamo stati coinvolti da pensieri organizzativi e da coincidenze che sono di conforto all’indirizzo che il nostro Vescovo ha dato nel corso degli anni passati, in questo Anno della Misericordia ed anche in prospettiva futura, verso l’Anno Mariano. Il messaggio di Fatima si pone, per la nostra Chiesa Diocesana, a conclusione di un trittico pastorale composto dall’Anno della Carità, dall’Anno della Verità e dall’anno dell’Unità, che è stato impostato in dimensione fortemente trinitaria, poiché Dio Padre è Amore, Cristo è Verità e lo Spirito Santo è l’Unità. Come frutto di questo amore Trinitario c’è la figura della Madonna, che è già la perfetta immagine della nostra Umanità Amata da Dio. Il profondo messaggio di Fatima è la sintesi di quelle che sono le apparizioni Mariane, che fino a noi riportano il valore della Preghiera, della Conversione e del Sacrificio per i peccatori. Abbiamo molto bisogno di recuperare il significato del messaggio di Fatima a tutti i livelli. La Diocesi riceve dal suo pastore il compito di riflettere su questi tre aspetti, che sono aspetti che si concentrano poi, nell’Eucarestia». Don Elvio ha poi auspicato: «Spero che questa Chiesa possa, ogni giorno, sforzarsi nell’ascolto di ciò che la voce dello spirito le dice, per fare la volontà di Dio».

 

Ferdinando Panucci


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