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21/Giu/16

L’ammissione all’Ordine del Diaconato Permanente di Francesco Restuccia e Michele Vomera

 Il diaconato al centro della vita della Chiesa con il Giubileo dei diaconi celebrato a Roma il 29 maggio, l’ordinazione ormai imminente di tre nuovi diaconi nella nostra diocesi, il 30 giugno, in Cattedrale a Oppido Mamertina il Giubileo dei diaconi della nostra Diocesi che sarà celebrato il 10 agosto, festa di san Lorenzo e l’istituzione di una Commissione di studio sul diaconato femminile di cui si fa menzione nella Tradizione della Chiesa primitiva annunciata da Papa Francesco. Nel frattempo il 31 maggio nella Chiesa Cattedrale i due aspiranti, Francesco Restuccia della Parrocchia di San Francesco in Gioia Tauro e Michele Vomera di Melicucco ma che svolge il suo servizio nella Parrocchia di San Giorgio Morgeto, sono stati ammessi agli Ordini in vista del Diaconato permanente durante la solenne Concelebrazione eucaristica presieduta dal nostro vescovo, S.E. Mons. Francesco Milito, alla presenza del Delegato Vescovile per il diaconato permanente e i ministeri istituiti, don Giovanni Battista Tillieci, dei sacerdoti e dei diaconi intervenuti.

Il diaconato permanente, chiamato “ministero della soglia” per indicare il ruolo che il diacono deve ricoprire nella comunità cristiana. Non tanto un ministro che sta prevalentemente sull’altare quanto piuttosto in mezzo alla gente, là dove la Chiesa si interfaccia e mescola con situazioni di lontananza dalle fede, ricerca di Dio, indifferenza ma anche povertà materiale. I diaconi definiti da papa Francesco nell’omelia del 29 maggio “apostoli e servitori”, invitati a vivere “la disponibilità”, pronti ad aprire “la porta del loro tempo e dei loro spazi, impegnati in un servizio privo di ogni tornaconto ed evangelicamente fecondo”. Piccoli richiami per indicare lo spirito che anima questi figli della nostra Chiesa locale che hanno iniziato un percorso che li porterà a diventare “diaconi” al servizio della Chiesa.

Richiami questi che non sono mancati nell’omelia del Vescovo nella Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria con la pericope del Vangelo di Luca della visita a sant’Elisabetta che ci presenta queste due anime elette che si fondono in un’unica lode al Signore che non si dimentica del suo popolo. E nel Signore che di “generazione in generazione stende la sua misericordia” c’è l’opera di Dio che non lascia solo il suo popolo ma dà coloro che nel corso del tempo si fanno persone disponibili a mettersi al  servizio del popolo, della Chiesa e della società.

Questo il momento particolare che si è vissuto la sera del 31 in cattedrale: due fratelli che si offrono per questo servizio, segno ulteriore di questa misericordia del Signore, perché il servizio alla Chiesa è un servizio alla misericordia del Signore. Proprio questo è emerso nel recente Giubileo dei diaconi permanenti: il diacono è espressione della misericordia di Dio per la nuova evangelizzazione.

Il vescovo ha sottolineato proprio questo aspetto, spiegando che questi due fratelli che chiedono di essere ammessi all’Ordine del diaconato in fondo hanno capito che questa è la loro strada e di fronte alla comunità vogliamo prendere questo impegno ufficiale. E per portare a compimento questo proposito sarà chiesto loro di intensificare la loro formazione soprattutto per mezzo della preghiera perché senza preghiera tutto è vuoto, formale. Ma accanto alla preghiera personale sarà chiesto loro di coltivare di più la condivisione, per capire bene e immedesimarsi da subito in quei bisogni delle persone che potranno essere il campo di azione del loro futuro ministero. Il diacono infatti deve intercettare i bisogni che ci sono nella società vivendoli con la caratteristica della laicità, perché i diaconi pur appartenendo al clero vivono immersi nel mondo, dove esercitano le loro mansioni ordinarie e in questo ambiente sono chiamati ad aprirsi ai bisogni degli altri.

“Per questo – ha detto il vescovo – quello del diacono deve essere un servizio permanente della marianità, esempio del servizio generoso, contemplativo, laudativo e attivo. Perché come Maria, i diacono sono chiamati “con sollecitudine” a buttarsi per vivere questa dimensione del servizio”. L’invito finale del vescovo a pregare e a sostenerli questi fratelli nella fede e a far diventare nostro l’inno della Madonna: “L’anima nostra magnifica il signore perché egli ha fatto in noi cose grandi”, perché grandi cose ha fatto nella nostra Chiesa con la presenza di un numerosa Collegio diaconale e con la chiamata di tanti altri fratelli al discernimento della loro vocazione a questo ministero.

 

Cecè Caruso


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