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Ordinazioni diaconali in Cattedrale

Evento di grazia quello vissuto nella Cattedrale-Santuario Maria SS. Annunziata di Oppido Mamertina la sera del 30 giugno, nella ricorrenza del quarto anniversario della venuta in mezzo a noi del nostro Vescovo Mons. Francesco Milito, con l’ordinazione diaconale di Francesco Multari della Parrocchia Maria SS. del Rosario in Polistena, Stefano Scicchitano della Parrocchia S. Maria Vergine Addolorata in Oppido Mamertina e Domenico Sgambitterra della Parrocchia San Martino Vescovo in Drosi, i primi ordinati dal nostro vescovo.

La solenne Concelebrazione ha visto la presenza di numerosi sacerdoti e diaconi della nostra Diocesi in una Chiesa Cattedrale gremita anche per la partecipazione dei fedeli provenienti dalla parrocchie degli ordinandi.

Il Diaconato Permanente è una realtà ormai importante nella nostra Diocesi con la presenza di 22 diaconi già ordinati che operano sia nell’ambito degli Uffici Diocesani sia come collaboratori nelle parrocchie e con 15 tra aspiranti e candidati al diaconato sotto l’attenta guida del Delegato Vescovile don Giovanni Battista Tillieci.

Nell’omelia il vescovo ha rivolto il suo saluto ai tre ordinandi con un pensiero di riconoscenza alle loro spose e di attenzione ai figli e ha ricordato l’opera meritoria di Mons. Luciano Bux e di don Pietro Gallo nell’ambito del diaconato nella nostra Diocesi dopo che il Concilio Vaticano II (cfr. Lumen gentium, 29) aveva ripristinato il Diaconato permanente affermando che «in un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani non per il sacerdozio ma per il servizio» invitando con questa formula a comprendere la specificità di questo ministero, vale a dire che essi benché non siano chiamati alla presidenza dell’Eucaristia, sono segnati dal carattere e sostenuti dalla grazia sacramentale dell’Ordine ricevuto, e chiamati al servizio del popolo di Dio, in comunione col Vescovo e il suo presbiterio, nella diaconia della liturgia, della parola e della carità. E questa triplice dimensione della diaconia ha approfondito il Vescovo richiamando i testi dell’ordinazione.

Per la Diaconia della Liturgia il Vescovo, spiegando che la stola e la dalmatica d’ora in poi manifesteranno tale ministero nelle azioni liturgiche che viene esercitato soprattutto assistendo il Vescovo, ha indicato i compiti specifici del diacono richiamando il vasto campo di collaborazione con il Vescovo e i presbiteri ma soprattutto la comprensione del ruolo, la generosità e la gioia di vivere queste funzioni che devono animare il Diacono, evitando però la vanificazione concreta del vivere quelle dimensioni, se un diacono dovesse esercitarle solo saltuariamente, o venirne quasi escluso del tutto.

Il Vescovo, richiamando poi la Diaconia della Parola che ha nella consegna del libro dei Vangeli il suo segno base ha spiegato come da ciò nasce il ministero «di proclamare il Vangelo nelle celebrazioni liturgiche e di predicare la fede della Chiesa nelle azioni liturgiche» raccordando sempre la Parola con la vita come si esprime il Rito dell’Ordinazione: «Non venga mai meno in voi la speranza del Vangelo, di cui sarete non solo ascoltatori, ma araldi e testimoni», con cui vengono raccomandate due dimensioni basilari, la necessità di essere ascoltatori «incontrando la Parola con la quotidiana, calma, saporosa sua meditazione, che deve essere sempre una lectio continua, con la fedeltà alla Liturgia delle Ore, con lo studio di libri di commento, di esegesi, specialmente dei Padri della Chiesa, da quelli di ieri a quelli di oggi» e la missio per coloro che cercano la fede,  «la porta della fede e aperta a tutti – ha affermato il Vescovo –  ma di questa porta dobbiamo – se sappiamo – essere come i portinai: accoglienti per chi viene, guide gentili per dove recarsi».

Infine il richiamo alla Diaconia della Carità, che delle tre diaconie sin dalle origini ha meglio caratterizzato il grado diaconale. Infatti, nell’interrogazione sugli impegni degli eletti, dopo la manifestazione davanti a Dio di assumerli, la prima richiesta riguarda proprio la volontà «di esercitare il ministero del diaconato con umiltà e carità in aiuto all’ordine sacerdotale, a servizio del popolo cristiano».

E per quest’ambito il Vescovo ha espresso un suo profondo desiderio affermando: «Per la nostra Diocesi vorrei che da questa celebrazione parta la prospettiva di essere soprattutto Diaconi permanenti della carità permanente. Dovremo aprire una riflessione ampia, lucida, completa per lo sviluppo di un tale disegno, partendo dai segni dei tempi, quali si evincono dalla lettura del territorio, delle esigenze strutturali e da emergenze diventate organiche ad un sistema di continuo messo alle strette da evenienze e richieste straordinarie: basta qui richiamare solo come esempio il popolo degli immigrati».

Il Vescovo ha richiamato poi l’epiclesi dell’ordinazione: «Siano – i diaconi – primi di ogni virtù: sinceri nella carità, premurosi verso i poveri e deboli, umili nel loro servizio, retti e puri di cuori e fedeli nello Spirito» e le parole di san Policarpo ai diaconi:  «Siano misericordiosi, attivi e camminino nella verità del Signore, il quale si è fatto il servo di tutti»: tutto questo egli ha augurato ai nuovi diaconi e volgendo al termine il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù rivolgendosi a tutti i diaconi ha aggiunto: «Amati diaconi tutti, il vostro cuore sia come il suo, «fornace ardente di carità, pieno di bontà e di amore, degno di ogni lode, paziente e misericordioso, generoso con quanti a voi ricorrano, fonte di consolazione, mite ed umile. Così il Giubileo Straordinario della Misericordia continuerà in Voi oltre il suo limite temporale, attingendo da Maria, Madre Maestra e Regina di Misericordia, lo stile di Dio, ed essere per la nostra Chiesa, il nostro territorio, la Chiesa intera, una vera grande benedizione con la passione dell’unità nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo».

Suggestivo poi il rito dell’ordinazione con la solenne preghiera consacratoria, i riti esplicativi e il commovente abbraccio dei nuovi diaconi con il Vescovo, i diaconi presenti, le mogli e familiari.

Alla fine un lieto e riuscitissimo momento di condivisione nella gioia che il Signore dona quando si vive nella vera e sincera carità.

 

Rosario Rosarno