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05/Set/16

A Gioia Tauro istituito Accolito Francesco Restuccia

Istituito accolito nella Parrocchia S. Francesco in Gioia Tauro Francesco Restuccia, candidato al Diaconato permanente, venerdì 2 settembre, nella concelebrazione presieduta dal nostro Vescovo, Mons. Francesco Milito, alla presenza dei parroci del parrocchia, di don Giovanni Battista Tillieci, Delegato vescovile per il diaconato permanente e per i ministeri istituiti, di numerosi diaconi e dei fedeli intervenuti.

Il Vescovo nell’omelia ha richiamato ai presenti il percorso di Francesco che nel cammino di formazione in vista del Diaconato è stato poco tempo fa istituito lettore e questa sera accolito, passaggi questi che fanno comprendere quella che sarà la pienezza del diaconato, primo grado del sacramento dell’Ordine. Il vescovo ha poi spiegato l’essenza del ministeri istituiti, che sono mandati ufficiali della Chiesa perché quello che viene fatto da tanti nella Chiesa in modo ordinario, per i ministri istituiti diventa un impegno serio e solenne e ha chiarito come essi diventano segno di quella pienezza che si raggiungerà con il diaconato e come in questo cammino si fanno sempre più chiare le caratteristiche da avere.

Per indicare queste caratteristiche il Vescovo ha citato le parole di san Paolo della lettura del giorno dove rivolgendosi ai Corinzi usa due espressioni: “ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio”. Il Vescovo con una breve esegesi sul termine “doulos” ha indicato come nella cultura greca esso indichi una persona che sta completamente alle dipendenze del padrone, uomo di fiducia che nel suo servizio deve essere fedele e preciso, quindi “Servi di Cristo”, persone a disposizione del Signore, come per dire: “quello che il Signore farebbe da sé, lo fa tramite voi”. Poi san Paolo aggiunge: “Servi, sì, ma amministratori dei misteri di Dio”. L’amministratore è una persona delegata, persona di grande affidamento nel governo delle cose terrene, ma in questo caso “Amministratore dei misteri di Dio”, vale a dire delle cose belle, le ricchezze, che il Signore mette a disposizione e che l’amministratore deve dare a tutti. Il Vescovo ha sottolineato come entrambe queste figure debbano avere la caratteristica della fedeltà anche se sono chiamate ad agire con libertà, cosa che può sembrare strana e contraddittoria ma che alla luce del vangelo di Luca (5,33-39) ascoltato risulta ben chiaro perché seguire il Signore non significa essere schiavi, legati a ciò che è soltanto funzionale al tempo, ai luoghi e alle circostanze e per questo le parole di Gesù: “Potete far digiunare gli invitati mentre lo sposo è con loro?”, vale a dire fanno bene i miei discepoli a mangiare e a bere perché sanno e hanno capito che la mia vicinanza li ha resi liberi, sereni di vivere la vita…e poi il riferimento al vestito nuovo e al vino nuovo, che significa che siamo nella logica più pura: “Chi si immette nel piano salvifico di Dio, è un vino nuovo, il vino di Cana, dell’Alleanza, un uomo che sa che andando avanti nella vita ha da portare la novità di Cristo, la buona novella”. Il Vescovo ha fatto presente come questa sia una grande sfida per i cristiani di oggi, i servi e gli amministratori di cui si parla, perché la vita in Dio è una vita che si rinnova perennemente e non si può rimanere arroccati al tempo che fu: “C’è bisogno del vino nuovo, perché la vita va vissuta in pienezza, a beneficio degli altri”. E rivolgendosi a Francesco Restuccia il Vescovo gli ha ricordato che l’accolitato non costituisce soltanto un passaggio verso un sacramento, ma comporta anche un salto di qualità, di mentalità di stile.

Di fronte a questa verità l’invito del Vescovo allo stupore e all’ammirazione per il Signore che si prende cura della sua vigna ma anche a sostenere con la preghiera il cammino del nuovo accolito perché i ministeri interessano certamente la persona, ma non sono appannaggio suo ma al servizio dell’altro. E nella preghiera anche il ricordo per la famiglia di Francesco che nel discernimento della vocazione al diaconato occupa un posto di fondamentale importanza perché la moglie è chiamata a dare il proprio consenso perché il marito diventi diacono.

La preghiera infine richiesta dal Vescovo per la comunità della Parrocchia di san Francesco perché nei piccoli semi presenti il Signore faccia un giorno, anche con l’aiuto delle famiglie, nascere il desiderio della vocazione ministeriale.

“Questo – ha concluso il Vescovo – ci fa essere nella gioia e ci fa dire il nostro grazie al Signore che fa nuove tutte le cose attraverso la novità e la bellezza del Vangelo”.

 

Cecè Caruso


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