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Celebrato a Polistena il Giubileo diocesano delle confraternite

Domenica 11 settembre è stato celebrato a Polistena, presso la Chiesa Giubilare di Maria SS. Immacolata, il Giubileo diocesano delle Confraternite. Caratterizzante la risposta delle confraternite, i cui membri numerosi sono giunti a Polistena per questo importante momento di ritrovo e comunione. Presenti anche la Confraternita dell’Immacolata di Montalto Uffugo, gemellata con la Congrega dell’Immacolata di Polistena, che ha organizzato la giornata e la Confraternita di Monterosso Calabro. Le confraternite sono state accolte presso i locali della Comunità “Luigi Maria Monti” dei Padri Concezionisti.

Dopo l’introduzione di Domenico Politanò, vice coordinatore regionale per le diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e Reggio Calabria, i saluti da parte del coordinatore regionale delle confraternite Antonio Punturiero e del Priore dell’Immacolata di Polistena, Mons. Giuseppe Acquaro (Vicario Generale e delegato vescovile per le confraternite) ha avviato la sua relazione formativa fornendo, oltre ad alcune precisazioni sulle disposizioni per lucrare l’indulgenza plenaria in quest’Anno Giubilare, delle notizie storiche sul modo in cui il Giubileo è stato vissuto dall’antichità ai giorni nostri. Conoscere come i nostri predecessori hanno vissuto il Giubileo, porta a riflettere sulla situazione al giorno d’oggi, in cui fare un pellegrinaggio verso la Porta Santa viene molte volte vissuto come momento “turistico” e non come evento di grazia.

Esortando a vivere il Giubileo come momento di conversione, Mons. Acquaro ha invitato i membri delle confraternite a riflettere sul loro modo di vivere nella comunità parrocchiale. Le confraternite non devono vivere come un organismo distaccato dalla parrocchia e di conseguenza trascurare la preghiera, ma all’interno della parrocchia devono coltivare la loro vita spirituale e testimoniare “fuori” la gioia di far parte di questa realtà. Coerenza di vita come espressione di ciò che si professa: uno degli aspetti più importanti, che deve prevalere sulle manifestazioni esterne.

Dopo questo momento di meditazione, Sua Ecc. Mons. Francesco Milito introducendo alla preghiera, ha dato avvio al pellegrinaggio alla Porta Santa, seguito dalla Solenne Celebrazione Eucaristica, presieduta dal vescovo. Prezioso il contributo dato dal presule nell’omelia.

La liturgia della Parola della XXIV domenica del Tempo Ordinario, è caratterizzata dal modo di parlare “al singolare” del Vangelo, in cui tre storie (la perdita della pecorella, della moneta e di un figlio) diventano un’unica parabola, e della Seconda Lettura. Una particolare attenzione è stata posta sul parlare “al plurale” della Prima Lettura, dove Dio è irato col suo popolo. Un popolo che solo grazie all’onnipotenza di Dio era passato attraverso il Mar Rosso per fuggire dalla schiavitù di cui era vittima in Egitto, ma che dopo poco tempo, al giungere dei primi problemi, ha dimenticato il suo Dio per sostituirlo con un vitello d’oro. “Ma ha bisogno di un Dio che ha già dimenticato e Mosè”, dice il vescovo, in suo favore “lavora sul punto debole di Dio: l’amore”.

Questa Prima Lettura costituisce un punto di partenza importante per descrivere le confraternite. Nelle confraternite si possono vedere le dodici tribù d’Israele: “ognuna nasce con le stesse ispirazioni, ognuna ha la sua identità, sia di statuto, sia di feste, sia di valori. Però una confraternita non è come Paolo, la pecorella, la moneta, il figlio, è un insieme, è una fraternità. Per questo di parla di con-fraternita, fratelli che stanno insieme”.

Come ogni gruppo, anche la confraternita può perdere di vista ciò che è essenziale dell’essere confratelli. E, come mons. Acquaro, il Vescovo richiama alla ricerca dell’essenzialità che non sta nelle manifestazioni esterne, ma nella pace con Dio vissuta come gruppo. Molte confraternite sono più attaccate ai loro idoli, che all’essenza. L’importante è tornare sui propri passi, tramite la grazia di un Dio che “fa finta di niente”, per riportarci alla purezza iniziale. Oggi questo è importante, l’animo confraternale deve essere un animo di adesione e di apertura alla misericordia, e le confraternite, attraverso le guide, devono vivere la loro essenza, che vuol dire vivere misericordia avuta, misericordia data. “Per questo le confraternite”, sottolinea Mons. Milito, “hanno come binario specifico la preghiera comunitaria”. Quando questo c’è le confraternite vivono continuamente il Giubileo.

Alla luce di ciò il Vescovo esorta le confraternite, nel loro esercizio permanente alla misericordia, a seguire le regole, i modi, e soprattutto l’immancabile formazione comunitaria. Con lo statuto confraternale, le confraternite vivono perennemente la misericordia. Esse possono essere una forza, una potenza, tra le più interessanti della parrocchia.

Nel concludere l’omelia, il Vescovo chiede alle confraternite la loro costante presenza nell’Anno Mariano, che avrà inizio il prossimo 7 dicembre, annunciando che nel gruppo operativo nella Diocesi per l’Anno Mariano sarà presente anche il rappresentante per le confraternite.

 
Prima della benedizione, Don Elvio Nocera, parroco della Parrocchia Maria SS. Immacolata e Padre spirituale della Congrega dell’Immacolata, si è unito ai sentimenti del Vescovo nel ringraziare le confraternite presenti ed esortandole a essere una potenza per la propria realtà territoriale.
 

Dopo la Celebrazione Eucaristica, i confratelli sono ritornati presso i locali della Comunità “Luigi Maria Monti” per il pranzo a sacco, momento di unione e condivisione fraterna, dove si è consumato quanto ognuno aveva portato.

 

 

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