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17/Set/16

A Rizziconi l’ordinazione presbiterale di Fra Francesco Alfieri

Con trepidazione e gratitudine al Signore la comunità parrocchiale di Rizziconi ha aspettato l’11 settembre 2016, giorno in cui Fra Francesco Alfieri per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del nostro Vescovo Mons. Francesco Milito, è stato ordinato presbitero nell’Auditorium diocesano di Rizziconi. E’ stato un momento storico per il paese di Rizziconi che si è preparato a questo giorno attendendolo in spirito di preghiera e di meditazione sul grande mistero di tale sacramento a partire dalla sera dell’otto settembre, festa della natività della Beata Vergine Maria e chiuso idealmente, come sottolineato dal Parroco don Nino Larocca, giorno 12 settembre, memoria del SS. Nome di Maria a cui Fra Francesco a conclusione della prima messa da lui presieduta ha affidato il suo ministero presbiterale.

I giorni di preparazione sono stati animati dalla Provincia dei Frati Minori dei Santi VII Martiri di Calabria, l’ordine Francescano di cui fa parte Fra Francesco, che hanno accompagnato con grande amore e sollecitudine il loro caro confratello, impegnandosi per la preparazione del rito e l’animazione liturgica della solenne concelebrazione eucaristica alla quale hanno partecipato insieme ai frati della Provincia anche sacerdoti e diaconi della nostra Diocesi.

Il giorno dell’ordinazione ha visto la partecipazione di numerosissimi fedeli di Rizziconi e provenienti da diversi punti della Calabria, Lamezia Terme, Reggio Calabria, Bagnara, Palmi, San Martino e da Terranova di Sibari, paese che sarà il luogo in cui fra Francesco svolgerà la sua missione di parroco e padre gaurdiano del Convento di S. Antonio, in un’atmosfera coinvolgente in cui l’emozione era palpabile e ben visibile sugli occhi commossi di tutti i presenti, soprattutto i familiari di Fra Francesco persone semplici ma felici di aver dato un loro figlio al Signore.

L’omelia del Vescovo, alla luce della parola ascoltata nella XXIV Domenica del Tempo ordinario, ha dato, come si suol dire, il “la” all’evento di grazia in cui nelle orecchie dell’ordinando e dei presenti, attraverso soprattutto la parabola del figliol prodigo, è risuonato come Mons. Milito ha sottolineato, “l’inno alla misericordia divina e un giubilo contagiante che non lascia posto a violenze punitive o a rimproveri meritati”. E se è pur vero che il popolo ebreo è ritornato alla nostalgia del tempo degli idoli e della terra del soddisfacimento delle esperienze corporali, le cipolle, i porri d’Egitto, è soprattutto vero che anche se l’uomo può essere – ed è – infedele, Dio mai, perché «eterna è la tua misericordia».

Il Vescovo ha poi sottolineato come questo comportamento del Signore verso il popolo non è dissimile da quello con i singoli “per i quali la pazienza è più rispettosa a motivo del vissuto travagliato”, come accade per S.  Paolo, che da bestemmiatore, persecutore, violento, “diventa cantore della grazia, ottenuta dal Risorto, apostolo insonne e infaticabile del Vangelo”. E questo perché? Perché come egli spiega, gli è stata usata misericordia, perché agiva «con ignoranza, lontano dalla fede» e per questo in lui «la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù», che in lui ha «voluto dimostrare per primo tutta quanta la sua magnanimità» perché fosse «di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna».

E poi il riferimento al cuore del vangelo del giorno, “il padre misericordioso”, che attendeva il figlio lontano e appena lo vide, «gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò», ordina presto il vestito più bello, l’anello al dito, i sandali ai piedi, una festa quasi da nozze perché un figlio morto è tornato in vita, un figlio perso è stato ritrovato. E poi con dolce fermezza e chiarezza redarguisce il figlio maggiore che mormora contro l’operato del Padre, come gli scribi e i farisei nei confronti del Signore perché egli accoglie e mangia con i pubblicani e i farisei: “un gesto questo – ha evidenziato il Vescovo – di comunione profonda.

E poi rivolgendosi a Fra Francesco: “la tua ordinazione presbiterale è legata a questo giorno benedetto, da sempre nei disegni di Dio, in quest’Anno Straordinario del Giubileo della Misericordia”. Da qui l’invito a cercare sempre il fratello, a bussare al suo cuore, a pregare per lui e a fare questo con i vicini e con i lontani, come ha fatto “il tuo serafico San Francesco”.

Profonda commozione è stata poi vissuta dal presenti durante il rito ordinazione soprattutto nel momento della preghiera consacratoria, della vestizione degli abiti sacerdotali e dell’abbraccio di pace di fra Francesco con il Vescovo, con gli agli confratelli presbiteri con gli applaudi dei fedeli che hanno accompagnato l’abbraccio con il Vescovo, il parroco don Nino Larocca, il parroco emerito Benedetto Ciardullo, il padre Provinciale dell’ordine Padre Fabio Occhiuto e Padre Eugenio Clemente, suo formatore.

Alla fine della celebrazione un momento conviviale ben organizzato e ben riuscito trascorso veramente in perfetta letizia ha concluso questo giorno di festa che rimarrà sempre nel cuore di quanti erano presenti.

Il giorno dopo padre Francesco ha presieduto la sua prima Eucaristia nella Chiesa parrocchiale di San Teodoro Martire di Rizziconi che lo ha visto crescere nella fede e intraprendere il suo percorso di vita religiosa, stringendosi ai numerosi suoi paesani che con gioia hanno partecipato alla celebrazione eucaristica. E’ toccato al parroco, don Nino Larocca tenere com’è consuetudine l’omelia durante la messa, esortando Fra Francesco ad ancorarsi nella sua missione di sacerdote a quattro realtà: il silenzio, la Parola di Dio, la fedeltà alla Chiesa, la Madonna: “A lei soprattutto rivolgiti nei momenti di prova che certamente non mancheranno e allora, come con San Bernardo, «guarda la stella, invoca Maria»”.

 

Rosario Rosarno

 

 


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