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26/Set/16

Ad Anoia ricordato Padre Vincenzo Idà nel 32° anniversario della sua nascita al cielo

 In occasione del 32° anniversario della nascita al cielo di Padre Vincenzo Idà la sera del 22 settembre 2016 il nostro Vescovo Mons. Francesco Milito ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica ad Anoia Superiore presso l’Istituto delle  Missionarie del Catechismo a distanza di quasi due anni dall’apertura della causa di beatificazione e canonizzazione di una figura “così bella e profetica”, come ebbe a dire il nostro Vescovo proprio in quella occasione,  indicando tale data (15 dicembre 2014) come “memoria di santità per la nostra Chiesa”.

Il Vescovo per la sua omelia ha tratto spunto soprattutto dalla prima lettura del giorno, l’inizio del Qoelet, parola che nella lingua ebraica significa “colui che parla nell’assemblea” sul senso della vita alla luce di Dio, rilevando come alcune sue espressioni siano diventate patrimonio del dire universale, ad es. “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”, o l’inizio stesso del Libro che resta sempre nell’orecchio: “Vanità delle vanità: tutto è vanità”.  Il Vescovo si è domandato a che titolo questo libro fa parte della Parola ispirata considerato che sembra essere un manuale del pessimismo o del realista, spiegando che per comprenderne il senso, la lettura umana del testo debba essere trasfigurata dalla lettura che si fa alla luce di Dio, dove vanità non deve intendersi un atteggiamento vanitoso – la parola va tradotta come fumo, nebbia, realtà evanescente, nel senso che delle esperienze che noi abbiamo, niente ha consistenza, niente serve, perché per quanto uno si possa affaticare nella vita, niente può dargli  serenità. Le domande, infatti, “Chi sono, perché ci sono, da dove vengo” restano solo un punto interrogativo, senza risposta se le poniamo a noi stessi, ma se le poniamo a Dio, ci viene incontro la luce della vita. “La risposta a questo punto – ha spiegato il Vescovo – ce la dà il salmo proclamato: “Signore, insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla saggezza del cuore”. Contare i nostri giorni: non contarli numericamente, ma chiedendo al Signore di insegnarci a capire il valore del tempo che è una sua grazia e pensando che “da te veniamo e a te ritorniamo”. Se così facciamo, questo tempo lo utilizziamo al massimo, non nel senso di essere sempre affaccendati, ma nel senso che nello spazio in cui il Signore ci ha posti e nel tempo che il Signore ci dà, la vita viene concepita come dono di Dio, per Dio, così il tempo lo si valorizza al massimo e tutto diventa lode di Dio, le cose belle ma anche le cose tristi perché tutto ci fa comprendere cos’è la saggezza del cuore. “Un vero cristiano – ha sottolineato il Vescovo – il tempo non lo perde mai, non lo ammazza perché il tempo è il battito dell’esistenza dinanzi a Dio che se ben orientato diventa un inno di lode al Signore”.

E a questo punto che la domanda che ci poniamo diventa più profonda: “Se il tempo è questo, come fare per esserne all’altezza?”.  “La risposta – ha detto il Vescovo – la troviamo sempre nel salmo: “Dammi, Signore, un cuore in ascolto, fa che io possa alla tua scuola capire cosa debbo fare”. Stare in ascolto del Signore: sentire le indicazioni che il Signore ci dà per valorizzare al massimo il tempo; è la stessa preghiera di Salomone che al Signore chiede soltanto la sapienza interiore.

Il Vescovo ha invitato i presenti a porsi questa domanda: Ogni giorno sono in ascolto del Signore?, vale a dire: “Mi metto in sintonia con lui, sulle giuste frequenze?, perché solo così lui ci parla e noi possiamo ascoltare perché è questo ascolto permanente che fa delle persone non esseri inutili ma persone preziosissime perché portano nel tempo e nello spazio la testimonianza di Dio”.

Riferendosi alla ricorrenza celebrata, il Vescovo ha fatto presente come nel 32° anniversario della nascita al cielo di padre Idà noi ricordiamo solo una persona che avendo avuto il dono della vocazione, ha capito che questa sua esistenza o l’avrebbe data tutta al Signore oppure sarebbe venuto meno a un impegno particolare. Così il suo operato è diventato fioritura per i tempi futuri e per tutti i luoghi. E’ per questo che noi dobbiamo chiedere al Signore cosa voglia da noi e poi seguirlo, in questo ispirati dai santi che nella loro vita hanno vissuto anche momenti di difficoltà, basti pensare a Madre Teresa di Calcutta (la notte oscura!) e  a Santa Teresa di Lisieux; e non essendo santi a modo nostro, ma secondo lo stile che il Signore ci assegna, ricordando che l’entrata nella Chiesa col battesimo già ci costituisce come popolo santo, e che l’essere credenti e fedeli ci costituisce membri della Chiesa e quindi santi per costituzione, per elezione, cercando di fare diventare realtà questa dimensione. Mettendoci in ascolto del Signore che ci parla, per avere un cuore saggio e impostando i nostri giorni in questo modo, non ci può essere spazio nella nostra vita per il negativo, per ciò che contraddice questa realtà, la contraddizione più grande, il vivere non secondo Dio, ma contro Dio, il peccato. Ma così “dove andremo, Signore? Tu solo hai prole di vita eterna!”, “perché – ha fatto presente il Vescovo – quando siamo lontani da te siamo nella situazione del re Erode del vangelo del giorno, che sente parlare del divino, ma non riesce a capire niente di ciò, perché è lontano dal Signore e l’atteggiamento dell’uomo lontano da Dio è l’atteggiamento dell’uomo perso, con la nebbia nella testa, perché Gesù se non lo si cerca con il cuore, uno non lo vede e anche se lo vede, lui non ti parla (a Erode che lo interroga, nel giorno della sua passione, Gesù non dà alcuna risposta), perché Gesù fa silenzio quando nei suoi confronti c’è solo una curiosità di passaggio, non un interesse vero. I santi questo sono stati: persone che hanno cercato di capire in profondità il Signore e quando lo si comprende e lo si capisce, non si può fare a meno che dirgli sì nella sequela della vita”.

Avviandosi alla conclusione della profonda omelia, il Vescovo, rivolgendosi ai fedeli presenti e pensando Padre Idà già beato nel regno dei cieli, ha concluso “Chiediamo a lui che ottenga a noi che il Signore ci conceda quello che abbiamo chiesto nella colletta “O Signore, fa che perseverando nell’amore verso te e verso il prossimo, meritiamo la vita eterna”, come ha fatto Padre Idà, tutto per il Signore e, partendo da lui, tutto per i bisogni della Chiesa e del popolo. Vedremo così, che la lezione che il Signore ci dona ci servirà per condurre bene il nostro tempo, valorizzandolo, e così anticipare nel tempo che passa la presenza, la ricchezza di Dio, nel Cristo Gesù, e con l’opera dello Spirito Santo”.

 

Rosario Rosarno


Allegati:

Apertura Causa Beatificazione di P. Ludovico Polat

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