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Convegno Pastorale: relazione di p. Maurizio Gronchi

Di seguito riportiamo l’intervento di P. Maurizio Gronchi nel primo giorno di lavori del Convegno Pastorale Diocesano:

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Introduzione

 

L’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia di papa Francesco, pubblicata a conclusione delle due Assemblee sinodali sulla famiglia – straordinaria del 2014 e ordinaria del 2015 -, si colloca all’interno dell’anno giubilare straordinario della misericordia, ed è uno splendido dono di grazia offerto ad ogni famiglia. Il titolo suggerisce un felice collegamento con la precedente Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, tracciando un percorso significativo: dalla gioia del Vangelo alla gioia dell’amore. «La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa […] l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia» (AL, 1).

Nel documento vengono sviluppati ed ampliati tutti i temi discussi in sede sinodale, là dove è emersa con chiarezza la volontà collegiale di sostenere, alla luce della Parola di Dio (cap. I), la realtà delle famiglie di oggi e le sfide che debbono affrontare (cap. II). Con la certezza che la vocazione della famiglia riceve la sua luce dallo sguardo di Gesù (cap. III), la Chiesa è chiamata a rinnovare il suo impegno pastorale perché l’amore tra un uomo e una donna «sposati nel Signore» (cap. IV) diventi fecondo e capace di portare frutto (cap. V), sostenendo i fidanzati e i giovani sposi nel loro percorso di vita (cap. VI), e soprattutto rafforzando l’educazione dei figli (cap. VII). Questo cammino comporta gradualità, richiede pazienza, domanda amore, soprattutto quando si tratta di accompagnare verso l’integrazione coloro che sono dolorosamente segnati dalla fragilità e dal fallimento (cap. VIII). Il documento si conclude con l’invito a rinnovare la spiritualità matrimoniale e familiare alla luce del mistero pasquale (cap. IX).

L’Esortazione rivolge uno sguardo positivo sulla bellezza dell’amore coniugale e sulla famiglia, in un’epoca di crisi globale di cui soffrono principalmente le famiglie. Lo spazio dedicato all’amore e alla sua fecondità, in particolare nei capitoli IV-V, rappresenta un contributo originale, sia per il contenuto generale sia per il modo di esporlo. Ogni espressione dell’amore nell’inno alla carità di San Paolo (cf. 1Cor 13,4-7) è una meditazione spirituale ed esistenziale per la vita degli sposi, tratteggiata con sapiente introspezione, propria di un’esperta guida spirituale, che conduce alla crescita nella carità coniugale.

Di fronte ai grandi avvenimenti che sconvolgono il mondo odierno, si scopre la grandezza di Dio e il suo amore per l’uomo che, ferito costantemente, ha bisogno di essere accolto e curato da Cristo, buon samaritano dell’umanità. Dalla consapevolezza che Dio offre e regala misericordia e che «la città dell’uomo non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione» (CV, 6), emerge la necessità di oltrepassare l’orizzonte umano della giustizia con uno scatto, un salto in avanti. Questo viene soltanto dall’amore, che diventa misericordioso dinanzi alle fragilità umane, ed è capace di infondere coraggio e speranza. In tale contesto si colloca l’Esortazione apostolica, che con questa espressione tocca il cuore del Vangelo e risana quello dell’uomo ferito: «la misericordia è la pienezza della giustizia e la manifestazione più luminosa della verità di Dio» (AL, 311).

 

 

Maria nella famiglia di Nazaret

 

            Il Dio della misericordia ha scelto di nascere in una famiglia, in uno sperduto villaggio, in una periferia poco visibile, piena di problemi. Poteva farsi re o imperatore, ma non l’ha fatto. Ha scelto una famiglia. Ha scelto di farsi Figlio. Ha scelto una Madre. Una ragazza che ha in cuore un segreto a lei stessa ignoto. Una figlia d’Israele scelta per essere madre del suo Creatore, e in cui misteriosamente finisce per concentrarsi il cammino di salvezza della storia umana. Una creatura umile e debole come tutti noi, che accetta con coraggio di farsi sorprendere da Dio e da quel momento risplende di luce e grazia nuova. Una donna pienamente inserita nel suo tempo e nel suo popolo, che lavora, che va al tempio, totalmente immersa in questo mistero nella sua quotidianità operosa e che, anni dopo, quando si ritroverà al cospetto del Figlio morente, dilaterà la sua maternità per abbracciare l’umanità intera. Amoris laetitia ci presenta alcuni tratti della famiglia di Nazaret, modello di ogni famiglia, nella sua normale straordinarietà.

 

Le fatiche della quotidianità

 

«Davanti ad ogni famiglia si presenta l’icona della famiglia di Nazaret, con la sua quotidianità fatta di fatiche e persino di incubi, come quando dovette patire l’incomprensibile violenza di Erode, esperienza che si ripete tragicamente ancor oggi in tante famiglie di profughi rifiutati e inermi. Come i magi, le famiglie sono invitate a contemplare il Bambino e la Madre, a prostrarsi e ad adorarlo (cfr Mt 2,11). Come Maria, sono esortate a vivere con coraggio e serenità le loro sfide familiari, tristi ed entusiasmanti, e a custodire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio (cfr. Lc 2,19.51). Nel tesoro del cuore di Maria ci sono anche tutti gli avvenimenti di ciascuna delle nostre famiglie, che ella conserva premurosamente. Perciò può aiutarci a interpretarli per riconoscere nella storia familiare il messaggio di Dio» (AL, 30).

 

La novità per la storia del mondo

 

«L’incarnazione del Verbo in una famiglia umana, a Nazaret, commuove con la sua novità la storia del mondo. Abbiamo bisogno di immergerci nel mistero della nascita di Gesù, nel sì di Maria all’annuncio dell’angelo, quando venne concepita la Parola nel suo seno; anche nel sì di Giuseppe, …

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