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Messaggio di Natale del Vescovo alle famiglie della Diocesi

Messaggio di Natale alle Famiglie della Diocesi

Carissime Famiglie,

 

                     al termine di un anno, nel quale Papa Francesco ha dato alla Chiesa e al mondo un’altra prova della sua permanente e premurosa attenzione alle realtà del nostro tempo, con un testo di straordinaria ricchezza e di impegnative conseguenze, in prossimità del Santo Natale mi permetto di bussare alla porta di casa vostra, per porgerVi, anche solo sulla soglia, un pensiero augurale sotto forma di Messaggio confidenziale. Vi ringrazio, se come spero, vorrete accoglierlo e rispetto chi si sentisse non interessato dopo averlo letto.

 

 

Sulla soglia di casa vostra

Il testo del Santo Padre prende nome dalle prime due parole latine (la lingua ufficiale della Chiesa) comprensibili a volo: Amoris Laetitia, tradotto in italiano: “La gioia dell’amore“. Nel sottotitolo è spiegata la natura: Esortazione apostolica sull’amore nella famiglia. In pratica è frutto di due Sinodi (2014, 2015), cioè di un cammino di consultazione capillare a livello mondiale, che ha interessato la Chiesa per ben tre anni, alla ricerca di un quadro universale su cui riflettere alla luce della Parola di Dio e delle Parole della storia per indicare gli itinerari da seguire.

«La gioia dell’amore (Amoris Laetitia) che vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa». Questa prima frase del testo è il punto di partenza del mio colloquio con voi.

 


Davanti al presepio e/o all’albero di Natale

Se mi avete fatto entrare e invitato a vedere il presepe, con, forse, accanto l’albero di Natale, o solo questo, mi fermo e rifletto: «Ecco riproposta la scena e lo scenario di Natale: una piccola ma speciale famiglia, un papà e una mamma unici e specialissimi, che rivivono insieme sentimenti di grande fede di fronte al loro bimbo, ben conoscendo i retroscena di una nascita, apparentemente come le altre, ma anche l’intima sofferenza nel considerare che l’evento, così umano e tutto divino, si è svolto tra contingenze ed esigenze di precarietà davvero pesanti». Non resteranno a lungo a vivere la gioia dell’ora benedetta: sconosciuti pastori andranno a far visita, e quella che è stata insieme improvvisata sala parto e (si fa per dire) reparto di neonatologia, altri ancora e più autorevoli visitatori, come i Re Magi, accoglierà, mentre altri progetterà di distruggere tutto spietatamente eliminando i nati al di sotto dei due anni. L’angelo del Signore, come all’inizio, preserverà i genitori e il figlio da questo attentato, a prezzo di un viaggio periglioso verso un paese vicino, ma di esilio, l’Egitto; anche il rientro per poi tornare alla casa paterna sarà protetto da insidie permanenti.

 

Amoris Laetitia: la Santa Famiglia ha potuto gustarla solo nell’affidamento al Signore, collaborando con intelligenza e prudenza. Se così è stato per essa, ogniqualvolta una famiglia avverte o si trova in difficoltà a viverla ha un precedente illustre. Ora lo sguardo va oltre e l’accompagno con una speranza, un invito, una preghiera.

 

Famiglia di famiglie

·      Guardo anzitutto a quei giovani e meno giovani che, tutto ponderato, hanno deciso di realizzare finalmente il loro sogno di amore. Vorrei essere certo che il passo sia stato frutto di un conveniente, serio, maturo cammino nel corso del quale hanno scoperto da battezzati praticanti che il matrimonio li costituisce come la Santa Famiglia di Nazaret: segno dell’amore di Dio per l’umanità e tra loro amanti, come quel piccolo grande bambino farà per la sua Chiesa. Una decisione libera da ogni condizionamento familiare, sociale, mentale.

 

·      Guardo alle famiglie costituite da pochi o molti anni, nella fiducia che il tempo ne abbia cementato la stabilità, nonostante tutte le difficoltà affrontate. Per esse prego, e le invito ad unirsi a me, perché abbiamo a restare ben saldi in questa solidità per una gioia sempre più grande.

 

·      Guardo a famiglie con coniugi di veneranda età, esempio di fedeltà e aiuto provvidenziale alle famiglie dei figli con quelle forme che i veri genitori sempre usano nei loro confronti: il sostegno morale, economico, di supporto, spesso di supplenza, verso i figli dei figli, i nipoti, rivivendo così una seconda paternità e maternità tutta diversa e speciale. La benedizione del Signore li sostenga in quest’opera preziosa.

 

·      Guardo alle famiglie con membri colpiti dalla malattia, da quelle comuni e passeggere a quelle più gravi e, spesso, irreversibili. È prova dura affrontare tali situazioni, per tutta la “rivoluzione”, che scatenano. Affetto reciproco, sostegni vari, cure si attivano sempre: è l’umana solidarietà che scatta. Ma quanta pazienza, che può esplodere in scatti di impazienza, occorre avere quando pesanti si fanno le situazioni! La fede, che vede nel fratello infermo lo stesso Signore, resta la vera, inesauribile forza da mantenere viva con concrete alleanze di supporto, un vicino di casa, un volto amico, un volontario, una visita improvvisa.

 

·      Da questo versante, che segna il limite umano, il pensiero si sposta alle famiglie visitate da sorella morte, che ne ha ridotto la composizione originaria: un coniuge, un figlio, un genitore che non ci sono più restano motivo di intensa e silenziosa sofferenza.

 

   

 

·      Non posso però distogliere lo sguardo dalle famiglie dove si consumano quotidianamente violenze di ogni genere, calpestando la dignità dell’altro e il rispetto dovuto ad ogni persona, tanto più se essa è il partner, il figlio, un minore, un invalido. Si innesca con tali violenze un meccanismo perverso destinato ad avere pericolose, gravi, in più di un caso, irreparabili svolte negative che si ripercuotono e riaffiorano nel futuro. Pietà per tanta barbarie e rispetto, eliminando le cause scatenanti tali terribili esperienze! Si tratta di una morte più terribile di quella naturale, perché questa interviene secondo un processo biologico, quella, invece, accompagna tutta l’esistenza come una pesante ombra, che non si cancella dalla memoria e dai sentimenti.

 

·      Alle famiglie che versano in precarie condizioni economiche, appena in grado di soddisfare i bisogni primari, la solidarietà più piena. Se, come Chiesa, riusciamo ad essere vicini nei limiti del possibile, ciò non elimina la pena per quel che vorremmo, ma non possiamo fare per limiti oggettivi. Gli interventi occasionali sono piccola cosa, appena un segno. Occorre che una politica avveduta metta al primo posto della sua agenda la cura massima per la famiglia secondo la sua costituzione naturale di padre, madre, figli, uniti da unici strettissimi vincoli, sicché la rendano volano dello sviluppo armonico e del progresso sociale autentico. Ogni distorsione da questo dato originario e ogni investimento, anche economico, che ne deborda, è da riprovare fermamente. Purtroppo, molto resta ancora da fare, a fronte, di chiari segnali che ciò non si voglia fare!

 

·       Di un ultimo pensiero, ma che resta tra i primi nel mio cuore di pastore, vorrei che venisse colta l’intensità preferenziale da cui scaturisce un caldo invito. Mi riferisco e mi rivolgo agli uomini e alle donne che, avviata un tempo l’esperienza di coppia e familiare, l’hanno interrotta, forse perché già precaria in partenza o divenuta in seguito insostenibile. Le nuove situazioni createsi, con forti disagi e condizionamenti, li ha fatti e li fa sentire “irregolari” rispetto all’ ordinarietà. Sappiamo che la Chiesa, senza rinnegare i principi di fede che fondano il matrimonio cristiano, intende farsi a loro vicinissima. Sentano con calore e avvertano la carica positiva di questo appello del Santo Padre.

«Invito i fedeli che stanno vivendo situazioni complesse ad accostarsi con fiducia a un colloquio con i loro pastori o laici che vivono dediti al Signore. Non sempre troveranno in essi una conferma alle proprie idee e dei propri desideri, ma sicuramente riceveranno una luce che permetterà loro di comprendere meglio quello che sta succedendo e potranno scoprire un cammino di maturazione personale. E invito i pastori ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa».

Dal 27 novembre di quest’anno, anche per questo, è operativo, a Oppido il Tribunale Ecclesiastico Diocesano per le cause di nullità matrimoniale: notizie più precise si possono avere dai propri sacerdoti. È un organismo che si allarga alle sempre più numerose novità di difficoltà in ambito matrimoniale e vorremo che, chi ne avvertisse il bisogno, lo senta da subito al suo servizio.

 

 

 

Nel salutarci, uscendo da casa

La “gioia dell’amore”, di fronte alle situazioni incontrate, resta allora solo una bella espressione, una meta solo ideale? La Santa Famiglia di Nazaret ci assicura che esiste, è raggiungibile, che può essere pienamente gustata e chiede solo una condizione. Oggi inizia la stagione dell’inverno, tanto utile alla pari di quelle che la precedono e la seguono. Anzi proprio al suo apice, il sole che per la rigidità delle temperature sembra latitante ritorna vittorioso e riprende la sua signoria, che, per altro, non è mai mancata.

 

Il Sole Invincibile, che riscalda i cuori e le menti, spunta nella notte di Natale: il sole a mezzanotte! Sì, è quello di Dio che irrompe nelle tenebre ed illumina di luce nuova i più reconditi meandri del nostro spirito. Da questo sole sorto a Betlemme, lasciamoci avvolgere e riscaldare. E il presepe, anche quando ne avremmo riposto tutte le figure, fino al prossimo Natale, lo porteremo dentro per tutto l’anno.

Mi congedo ora da casa vostra ed esco con la speranza che l’accoglienza avuta per la visita fatta abbia significato un augurio fervido anche per il nuovo anno 2017, che si sta avvicinando e resta, come gli altri, un anno del Signore: per noi l’Anno Mariano, nel corso del quale insieme con i Pastorelli di Fatima e le loro famiglie andremo alla scuola del Messaggio che, un secolo fa, la Beata Vergine Maria, Madre Maestra e Regina di Misericordia, ci ha lasciato in segno di tenerezza da parte del Figlio suo.

 

Oppido Mamertina, 21 dicembre 2016.

 

 

+ Francesco Milito

Vescovo

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