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04/Mar/17

Auguri a S. E. mons. Gualtiero Sigismondi nominato dal Papa nuovo Assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana

Da quando il Concilio Vaticano II ha inserito tra i suoi documenti l’Azione Cattolica (Lumen Gentium 33 – Apostolicam Acuositatem 20 – Ad gentes 15), quest’associazione laicale cammina pienamente nel cammino della Chiesa universale e delle Chiese particolari. L’assistente ecclesiastico generale è garante dell’ecclesialità dell’Associazione e guida spirituale della stessa. La nomina dell’Assistente generale interessa, dunque, anche le singole associazioni diocesane. La nostra Chiesa di Oppido Mamertina-Palmi desidera esprimere i migliori auguri di buon inizio ministero a mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno.

La felice notizia giunge in vista di appuntamenti importanti come i lavori della XVI Assemblea nazionale dell’Ac e l’Incontro del popolo di Azione Cattolica con papa Francesco in Piazza San Pietro il prossimo 29 aprile, inizio straordinario delle celebrazioni per i 150 anni dell’Associazione.

Il messaggio di saluto di mons. Gualtiero Sigismondi all’Azione Cattolica Italiana
«Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5): queste parole che la Madre di Gesù dice ai servitori, a Cana di Galilea, mi aiutano ad accogliere senz’indugio la chiamata del Signore, ricevuta mediante la mediazione della Chiesa, a servire l’Azione Cattolica Italiana come Assistente ecclesiastico generale. Nel ringraziare Papa Francesco che mi affida questa responsabilità, senza sciogliere il vincolo sponsale che mi lega alla Diocesi di Foligno, avverto un senso di profonda trepidazione, mitigata da una serena fiducia, poiché l’abbandono alla fedeltà di Dio è la fonte inesauribile della pace. In ogni strada c’è una corsia che conduce a Dio: questa consapevolezza mi spinge a chiedere sia alla Diocesi di Foligno sia all’Associazione di AC la disponibilità a ‘comprendere’ che, se il cuore non potrò dividerlo, il tempo lo dovrò condividere.
Nel dispormi a vivere questa nuova esperienza, saluto tutti gli aderenti all’AC, a partire dal prof. Matteo Truffelli, insieme alla Presidenza e al Consiglio nazionale, a cui mi avvicino con gratitudine e rispetto profondi. Abbraccio, con affetto di predilezione, gli assistenti delle associazioni diocesane e parrocchiali, a cominciare dal Collegio degli assistenti nazionali in cui mi inserisco con entusiasmo sincero. Rivolgo il mio pensiero, commosso e grato, a S. E. mons. Mansueto Bianchi, di venerata memoria, chiedendogli di vegliare sulla ‘famiglia grande e bella’ dell’AC e di benedirla con la formula utilizzata da Paolo, a Mileto, prima di congedarsi dagli anziani di Efeso: ‘Vi affido a Dio e alla parola della sua grazia’ (At 20,32).
Per un misterioso accordo di circostanze e di eventi, intraprendo questo cammino alla vigilia della XVI Assemblea nazionale, all’inizio delle celebrazioni per il 150° anniversario di fondazione dell’Azione Cattolica Italiana che, sempre, ha trovato nella Chiesa la sua casa e ha cercato nel mondo la sua strada. La casa e la strada sembrano escludersi; in realtà, in questo particolare aspetto si scopre la vocazione dell’AC: un’Associazione impegnata a intrecciare in maniera così stretta, da essere inestricabile, il Vangelo e la vita; un’Associazione chiamata a ‘intercettare in ogni dimensione umana un’attesa che la speranza cristiana ha il compito di allargare’; un’Associazione che, per il suo radicamento popolare e con la sua passione educativa, favorisce la scoperta dello stile sinodale e promuove una partecipazione vigile alla vita civile.
Il Signore, che ‘tutto dispone con forza e dolcezza’, ha permesso che, di recente, l’Azione Cattolica Italiana piantasse una ‘tenda’ proprio nella Diocesi di Foligno, a Spello, nel Convento di San Girolamo, in cui Carlo Carretto, cresciuto nelle file dell’AC, ha scritto una pagina inedita di vita ecclesiale. Porto nel cuore, come scorta per il nuovo viaggio, una sua confidenza – tratta da Il Dio che viene e ripresa in Ho cercato e ho trovato –, quasi una confessio fidei: ‘Quanto mi sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo! Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo! Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza. Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità. Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso e nulla ho toccato di più puro, di più generoso, di più bello. Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima e quante volte ho pregato di poter morire fra le tue braccia sicure! No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te. E poi, dove andrei? A costruirne un’altra? Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro. E se la costruirò, sarà la mia Chiesa, non più quella di Cristo’.
Consapevole che la passione per Cristo sarebbe un vago affetto se non si esprimesse nell’amare la Chiesa – ‘mistero e prova di fede’ – in modo incondizionato e insieme appassionato, mi accingo a mettermi in cammino seguendo questo orientamento: la cura della vita interiore è il ‘campo-base’ che educa sia ad avere ‘memoria del futuro’, sia a ‘stare con l’orecchio nel cuore di Dio e con la mano nel polso del tempo’.




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