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Un incontro per studiare le tre Marie realizzate da Arcangelo Testa

Il 24 marzo 2017 nella Sala Vescovile di Oppido Mamertina si è svolto il convegno “Arcangelo Testa. La sua Arte e il culto mariano nella Comunità oppidese”. Arcangelo Testa (1786 – 1859) è stato un illustre scultore napoletano, ancora oggi poco conosciuto,  ma nella metà dell’Ottocento era molto noto e un punto di riferimento importante per la statuaria in legno. L’artista è l’autore di tre meravigliose opere lignee presenti nella Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi: Maria SS. Annunziata di Oppido Mamertina, la Madonna delle Grazie di Tresilico e la Divina Pastora di Piminoro. Arcangelo Testa venne  designato come scultore da Mons. Francesco Maria Coppola (1773 – 1851), Vescovo di Oppido Mamertina, che costruì la nuova Cattedrale di Oppido Mamertina.

L’incontro è stato aperto dall’Ing. Paolo Martino, Direttore Ufficio Diocesano BCE, che ha sottolineato la ricchezza per la fede e l’icona di bellezza delle sculture di Arcangelo Testa. Opere che hanno contribuito alla conversione di intere comunità di fedeli. La prima relazione del convegno “Oppido, Tresilico e Piminoro: Arcangelo Testa e la Chiesa oppidese della prima metà del XIX secolo” è stata tenuta da Don Letterio Festa, Parroco della Cattedrale – Santuario di Oppido Mamertina e Direttore dell’Archivio Storico Diocesano. Il Parroco ha illustrato la figura di Arcangelo Testa, le circostanze che hanno portato Mons. Coppola a prediligere questo scultore e la situazione della popolazione della Diocesi nella metà dell’Ottocento. Don Letterio nel suo discorso ha delineato l’origine delle sculture lignee. La prima immagine sacra commissionata all’artista napoletano fu la Madonna delle Grazie che, come spiega Don Letterio nel suo intervento, trae origine dalla visioni mistiche e spirituali estasi della Pia Rosa Vorluni che il 2 ottobre 1836 vide «un’amabilissima Signora, dell’ordinaria statura, assisa su diritta sedia, sostenea sul sinistro ginocchio il bambino». Secondo alcuni fu proprio la Pia Rosa Vorluni a designare Arcangelo Testa come scultore dell’opera sacra. La statua della Madonna delle Grazie arrivo a Tresilico nel 1837. La Divina Pastora venne realizzata verso il 1840 e giunse da Napoli a Gioia a bordo di una nave. Don Letterio racconta che la tradizione narra che la nave durante la traversata si imbatté in una tempesta, che gli fece perdere la rotta che il capitano riuscì a ritrovare solo dopo aver invocato il nome della Vergine Maria.

Nel 1840 dopo aver aperto al culto la nuova Cattedrale di Oppido Mamertina, Mons. Coppola commissionò ad Arcangelo Testa una nuova statua processionale. Ancora una volta l’artista riuscì mirabilmente a realizzare una meravigliosa opera. Una leggenda racconta che mentre l’artista stava eseguendo il volto della Madonna fu improvvisamente colto dal sonno e quando si destò lo trovo già finito.  Il 24 marzo 1841 giunse a Oppido Mamertina l’immagine sacra di Maria SS. Annunziata, accolta dal Vescovo e da una folla festante.  

Tecnico e scientifico è stato l’intervento “Maria, il Volto della Bellezza: l’Annunziata, la Madonna delle Grazie, e la Divina Pastora” del prof. Giuseppe Mantella, storico dell’arte e restauratore. Le opere di Arcangelo Testa sono state indagate dal punto di vista scientifico, perché non si hanno molte notizie sulle tecniche di lavorazione e sullo stile di questo scultore. Il prof. Mantella si è attrezzato per studiare e analizzare le sue opere in modo da poter ricostruire il modus operandi dell’artista. Infatti, nella sua relazione spiega che Arcangelo Testa realizzava le sue opere in legno, uno dei materiali più usati nella metà dell’Ottocento anche se molto fragile. Per rendere le statue più leggere le sculture venivano realizzate in legno di tiglio e venivano scavate e svuotate. Lo storico Mantella considera la Madonna delle Grazie l’opera più bella dal punto di vista tecnico, mentre la Divina Pastora rappresenta una scultura più popolare rispetto alle altre opere. L’artista napoletano aveva una grazia nel realizzare i panneggi e definiva analiticamente i particolare anatomici. Il prof. Mantella ha analizzato e studiato scientificamente le tre opere presenti nella Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi: la Madonna dell’Annunziata, la Madonna delle Grazie e la Divina Pastora ed è arrivato alla conclusione che presentano un buono stato di conservazione, anche se sono state restaurate.

Don Antonio Tarzia, direttore della rivista “Jesus”, ha tenuto una relazione su “Cassiodoro e Maria” e ha evidenziato la figura spirituale della Vergine Maria: «La Madonna è vista in tante funzioni, come è vista nella Bibbia, è sapienza. Il vertice dell’umanità è la Madonna perché ci dà Cristo.»   

L’ultimo intervento è stato del Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, Mons. Francesco Milito, che ha esaltato lo spirito di fede che possiedono le opere dello scultore napoletano: «Le tre Marie di Oppido Mamertina, Tresilico e Piminoro rimandano ad un essere che appartiene al cielo. Abbiamo un legame con queste Madonne. La Chiesa deve conservare un’opera d’arte, perché la fede si trasmette anche attraverso l’arte. Maria è la Madre di tutte le situazioni umane. Nelle icone di questa sera c’è la Madre con il figlio e questo aiuta a vivere meglio la pietà mariana. In questo Anno Mariano lo scoprire Maria rende questo anno grandioso.» Moderatore e uno degli organizzatori dell’incontro che si è tenuto nella Sala Vescovile di Oppido Mamertina è stato Don Giancarlo Musicò, presidente del Centro Culturale “Il Faro”. Durante la serata, il Coro Polifonico “Maria SS. Annunziata”, diretto dal M° Domenica Verduci, ha eseguito dei canti mariani nel 40° anniversario dalla fondazione.

Lucia Treccasi


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