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Quarto incontro di formazione per Catechisti con Monica Cusino

Sabato 25 marzo 2017 si è svolto presso l’Auditorium della Casa del Laicato in Gioia Tauro il quarto incontro di formazione dei catechisti organizzato dal Direttore dell’Ufficio Catechistico don Giuseppe Sofrà, dal Vicedirettore don Giovanni Bruzzì e dai loro collaboratori.

Don Giovanni Bruzzì aprendo l’incontro con i saluti di rito, prima della preghiera, ha portato i saluti del Direttore dell’Ufficio Catechistico don Giuseppe Sofrà non presente all’incontro perché fuori sede per problemi di salute della madre. Poi Graziella Carbone ha presentato la rivista “dossier catechista”, della quale la relatrice Monica Cusino è vicedirettrice, strumento utile che può affiancare ogni catechista e, distribuendone qualche copia ha invitato i catechisti a leggerla e eventualmente ad abbonarvisi. A questo punto la nostra ospite Monica Cusino – membro del Servizio Diocesano per il Catecumenato della Diocesi di Torino – ha iniziato la sua relazione ripercorrendo brevemente i concetti base, che erano stati oggetto dell’incontro precedente, incentrato sul “catechista e la sua fede”, elemento fondamentale per il ruolo del ministero del quale esso è investito.

Ripercorrendo dunque il tema la relatrice ha ribadito che il catechista è prima di tutto uomo/donna, figlio/figlia, ha dunque esplicitato che tale condizione non si sceglie personalmente ma vi ci si trova. Quest’ultima si differenzia però da quella dell’essere genitori, o coniugi, preti o religiosi, o catechisti, condizioni queste, invece, che si scelgono volontariamente e sono: UNA VOCAZIONE. In quanto tale essa va dunque coltivata dalla stessa persona che vi ci deve lavorare sopra per migliorarsi ed essere sempre più matura e pronta ad affrontare le sfide dei tempi che stanno cambiando.

Il catechista deve inoltre essere in grado di entrare in relazione con le persone della comunità e esprimere l’accoglienza in tutte le sue accezioni. E’ importante che crei ponti e collaborazioni e non diatribe e divisioni, particolarmente verso gli altri catechisti e i genitori dei bambini che gli vengono affidati per essere iniziati alla fede.  Questo presuppone che con i piccoli bisogna essere pazienti e trasmettere la fede a tappe, come prevede un serio cammino d’iniziazione cristiana, e non misurarla prendendo come parametro l’esperienza di fede dell’adulto, perché questi, a differenza dei ragazzi, è in grado di operare scelte convinte e libere e ha molte più esperienze. L’approccio con le famiglie, poi, deve essere delicato, perché alcuni genitori, possono vivere delle realtà difficili o particolari (ad esempio di divorzio o separazione) e possono avere abbandonato da tempo la fede e sentirsi a disagio durante gli incontri.

Infine Monica ha illustrato un’altra identità del catechista: quello di accompagnatore dei genitori e dei bambini. Per questi ultimi il catechista non è l’accompagnatore assoluto, ma tale ruolo ha un inizio e una fine. Una volta finito il percorso delle varie tappe il bambino, nel frattempo diventato ragazzo, va affidato alle cure di persone che lo accolgono e continuano con lui il suo percorso di formazione di fede permanente. L’ideale sarebbe poter realizzare in ogni parrocchia un oratorio dove accogliere i ragazzi che, una volta completato il catechismo con un periodo di mistagogia, passino alle cure di altri accompagnatori.

In tutto questo percorso quello che è importante è IL CATECHISTA e la sua FEDE. Il catechista per primo, deve essere d’esempio e modello di fede, deve continuamente attingere alla formazione e personalmente mettersi in discussione davanti alla realtà di un mondo sempre più in evoluzione e cambiamento, non può fossilizzarsi e rimanere fermo in una formazione pluridecennale Deve sentire dentro di sé il desiderio e il bisogno di approfondire e di formarsi per essere sempre più adeguato e preparato per il ministero che svolge. D’altro canto i bambini di oggi non sono più i bambini di 5 o 10 anni fa, perché l’evoluzione della multimedialità e dei costumi che sempre più si evolvono, li hanno resi diversi.

Al termine della relazione è seguito un ampio dibattito di approfondimento sulle tematiche esposte da Monica.

Prima di chiudere l’incontro con la preghiera finale don Giovanni Bruzzì ha ringraziato di cuore Monica Cusino,  che con i suoi due incontri particolarmente dettagliati, esplicativi e, come lei stessa ha definito, provocatori, ci ha introdotto nel vivo della tematica della figura del catechista “oggi” che sarà ripresa e approfondita al convegno diocesano dei catechisti che si terrà in collaborazione con l’Ufficio Comunicazione Sociali il 28 e il 29 aprile 2017 sul tema: Essere catechista oggi: da una catechesi “indossata” ad una catechesi “incarnata”.

E’ importante sottolineare quanto Monica Cusino dal 2003, a volte anche insieme a don Andrea Fontana, sia stata fondamentale e di grande aiuto, con i suoi numerosi incontri di formazione, per l’introduzione e la realizzazione del Cammino Emmaus di Iniziazione Cristiana nella nostra Diocesi.
Carmen Manno

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