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La Veglia diocesana di Pentecoste

Nella notte di sabato 3 giugno il nostro Vescovo Mons. Francesco Milito la presieduto nella Chiesa del Calvario in Oppido Mamertina la veglia diocesana di Pentecoste.

La veglia è iniziata con il segno del lucernario con il Vescovo che dal cero pasquale, simbolo di Cristo, luce del mondo, risorto dalla morte e donatore dello Spirito, ha acceso sette candele, simbolo dei doni dello Spirito Santo da lui invocati per la nostra Chiesa locale.

E’ seguita poi la liturgia della Parola con le quattro letture dell’Antico Testamento che la liturgia propone per la celebrazione vigiliare, la lettera di san Paolo ai Romani e il Vangelo secondo Giovanni.

Il Vescovo nell’omelia ha messo in risalto come esista una perfetta simmetria liturgica tra la Veglia di Pasqua e quella di Pentecoste soprattutto nell’abbondanza della Parola, nella notte di Pasqua con le letture che ripercorrono le grandi tappe della salvezza dagli inizi della creazione del mondo fino all’inizio della nuova creazione realizzata da Cristo con la sua risurrezione, questa sera con le letture che trattano della storia della salvezza con uno sguardo però rivolto al presente e al futuro, tempo delle promesse da realizzare in cui sovrano si staglia l’agire di Dio.

Il Vescovo ha sottolineato come nelle quattro letture proclamate c’è una nota comune, Dio scende e lo fa con i segni della teofania. Nella prima lettura Dio scende tra gli uomini che vogliono costruire la torre di Babele, come un grande pedagogo di fronte alla superbia dell’uomo, per insegnare loro che non possono fare a meno di lui e per far capire che l’uomo è disperso quando non è unito a lui.

Dio scende poi sul Sinai nei segni tremendi della natura per dire che quel popolo da lui liberato è da lui seguito attraverso le guide che egli sceglie e grazie alla sua iniziativa e alla sua cura.

Dio scende ancora per far comprendere che Israele creato e salvato può conoscere la tragedia della morte nel senso del distacco, della lontananza da lui che è Dio ma che c’è la possibilità per queste persone, nella visione di Ezechiele delle ossa che riprendono vita, che ricevono un corpo ed energia, di diventare persone nuove, vive, il nuovo Israele, grazie all’intervento di Dio.

E’ quanto poi plasticamente sintetizzato in Paolo quando dice che Dio interviene continuamente in noi per far sì che il mondo con il suo aiuto pur gemendo nelle doglie del parto realizzi i disegni di Dio. Molto bella l’immagine di Dio come ostetrico della storia che lui aiuta a nascere, segno del suo intervento sempre provvidenziale e delle meraviglie che egli compie nel mondo. «Alla luce di quanto detto – ha proseguito il Vescovo – si comprende perché Gesù passa dal calore del fuoco, dai simboli delle teofanie, all’immagine dell’acqua viva, dandoci lui la certezza di essere la fonte della vita, un’acqua che sarebbe spuntata, sgorgata dopo che crocifisso avrebbe dato origine alla salvezza del mondo». E’ questo quello che abbiamo vissuto nella notte di pasqua attraverso l’aspersione in ricordo del battesimo e quando è stato possibile con l’immersione fisica nel fonte battesimale, che ci fa comprendere che essere immersi in Dio è vivere la vita di Dio.

Sua Ecc.za a questo punto si è riferito al momento che sarebbe seguito durante la celebrazione, della rinnovazione, dopo di quelle battesimali, delle promesse crismali, in questi mesi che per la nostra Diocesi sono in genere mesi di Pentecoste continua per tanti bambini, ragazzi, giovani e adulti che ricevono il dono dello Spirito Santo, e per mezzo delle quali in questa sera siamo chiamati a confermarci in questa certezza.

Il Vescovo, a tal proposito, ha fatto una considerazione facendo presente come nell’amministrare la cresima si ponga sempre la domanda: «Ma di questo ragazzo, giovane che sarà nel futuro della sua vita cristiana?» e questo  non per sfiducia che sarebbe un atto contro l’onnipotenza di Dio, ma vedendo come la nostra società, le nostre Chiese, la nostra Diocesi sembrino non vivere sotto l’influsso dello Spirito Santo, che anzi sembra inesistente, sostituito da tanti altri spiriti e questo è molto grave perché opporre resistenza allo Spirito significa compiere il più grande gesto di contrarietà a Dio.

«Nel rinnovare le promesse – ha proseguito il Vescovo – si impone un esame di coscienza: domandoci se sentiamo vivo lo Spirito dentro di noi perché la vita cristiana è risposta personale, individuale allo Spirito che a ciascuno dà tutto ciò che è necessario per una vita autenticamente cristiana».

Dovendo vivere nel corso dell’anno queste consegne dello Spirito il Vescovo ha invitato i presenti a ritornare in continuazione al mistero pasquale, a questo mistero di grazia riflettendo che il cero pasquale da oggi non si spegne perché non ha più funzione  ma perché noi diventiamo lampada, cero pasquale nella storia di ogni giorno; questo è la Pentecoste: lo Spirito che è luce, attraverso di noi agisce nel mondo e noi, come gli Apostoli,  diventiamo autentici annunciatori del Vangelo di Cristo. L’evangelizzatore è colui che sotto l’influsso dello Spirito parla e agisce proclamando le cose belle di Dio.

A questo punto l’invito del Vescovo:  «Entrare nel circuito di Dio e così attraverso noi  la credibilità della fede diventa più possibile e soprattutto la libertà interiore si trasforma in parresia che non significa ‘parlo e poco mi interessa di ciò che gli altri pensano’, ma parlo con libertà, con la stessa libertà di Dio, libertà che egli non usa mai per far male agli altri ma perché si possa attraverso la sua chiarezza capirsi e capire, essere testimoni ed essere veramente annunciatori della sua risurrezione».

E anticipando il rito finale della veglia, quello della consegna della luce e del mandato missionario a tutti i presenti il Vescovo ha proseguito: «Da domani è consegnata la fiaccola per essere nel mondo testimoni autentici del Risorto. Preghiamo per la Chiesa, per noi, ricordandoci di Maria presente quando la Chiesa inizia per il mondo la sua missione e riflettendo che non esiste mistero pasquale senza Maria, non esiste vita cristiana se non ci riferiamo a lei» e ripensando alla grazia della peregrinatio Mariae nelle parrocchie della nostra Diocesi il Vescovo ha evidenziato che la visitazione della Madonna è visitazione dello Spirito tramite Maria: «Lei non porta se stessa, porta quel Verbo incarnato che ci ha dato lo Spirito, porta l’esempio di che cosa significa essere aderenti, obbedienti allo Spirito e poi  affrontare nella vita tutte le difficoltà perché lei ci insegna che la vita cristiana non è una vita di tranquillità, come affermava Paolo VI: il cristianesimo non è facile, ma rende felice».

Richiamando, infine, la vita dei Pastorelli di Fatima, piccoli d’età ma grandi nello spirito, il Vescovo ha invitato i presenti a seguirne l’esempio, non adducendo la scusa dei nostri limiti di temperamento, di carattere, quasi che non si possa cambiare e quindi ponendo limiti all’agire dello Spirito ma sotto l’influsso dello Spirito soprattutto chi ha responsabilità, presbiteri, catechisti e responsabili nella Chiesa di tante attività, dire sempre il nostro sì al Signore.

Il Vescovo ha così concluso: «Dal profondo del cuore salga da noi l’invocazione perché tutto quello che noi invochiamo, tutto ciò che noi chiediamo diventi un’esperienza continua nella vita. E allora vedremo che quell’acqua zampillante per la vita eterna che il Signore ci ha promesso la sentiremo sempre gorgogliare dentro di noi e sarà per tutti noi sorgente di speranza e di fiducia».

Diacono Cecè Caruso


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