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Conferenza biblica su ‘La donna nell’Antico e Nuovo Testamento’ all’ISTEP

Lunedì 5 giugno si è tenuto presso l’Istituto Superiore Teologico e Pastorale ‘San Giovanni XXIII’ di Gioia Tauro, un convegno di cui si è fatto promotore l’Istituto stesso e l’Ufficio per l’Insegnamento della Religione Cattolica, avente come tematica: ‘La donna nell’Antico e Nuovo Testamento’. A relazionare Don Emanuele Leuzzi, biblista e direttore dell’Ufficio I.R.C. e della Pastorale Scolastica Diocesana e Don Francesco Carlino, biblista e direttore per la Pastorale della Cultura Scolastica, Universitaria e della Nuova Evangelizzazione, della Diocesi Locri-Gerace.

Il Convegno si è aperto con i saluti, la presentazione del tema e dei relatori da parte di Don Domenico Caruso, Direttore dell’Istep. Don Domenico ha auspicato un maggiore ‘riconoscimento’ alla donna che nella Chiesa svolge già ruoli di particolare rilievo, specialmente nelle Comunità Parrocchiali con Ministeri ‘de facto’.

Il primo relatore è stato Don Emauele Leuzzi, che con semplicità e chiarezza di linguaggio ha presentato la donna nell’Antico Testamento, mettendo in evidenza le peculiarità soggettive, i ruoli e le virtù che hanno contraddistinto le donne, ma soprattutto l’elemento che le ha accomunate: la fiducia in Dio e la loro mediazione salvifica. Ampia è nell’A.T. la galleria di ritratti che riflettono la presenza femminile: volti di donne da cui emerge la loro umanità, i loro limiti ma in determinati casi anche la loro gloria.

Nonostante  la Bibbia sia stata scritta in vari secoli, dove la mentalità maschilista era prevalente e il ruolo della donna poteva sembrare marginale, in molti casi la Bibbia ha voluto esaltare la donna, mettendo in rilievo la sua intelligenza, la sua sensibilità, la sua bellezza, la sua astuzia e scaltrezza nel cambiare persino il corso degli eventi storici. L’Antico Testamento presenta donne bellissime, donne seduttrici, di governo, donne regine, ma anche donne schiave, fattucchiere, donne giovani, donne anziane, donne che rivestonoruoli importanti. Tra queste emergono le profetesse Maria, la sorella di Aronne, Debora, Hulda, Dalila, la dolce Noemi, la cara e buona Rut, la seducente Betsabea, la bellissima Susanna, la matriarca Sara,l’astuta e ingegnosa Rebecca, le due donne di preghiera Giuditta e  la Regina Ester, che non si basano sulle proprie forze, ma si rivolgono a Dio con fiducia, certe che solo Lui possa salvarle.
In un orizzonte retrospettivo non si può certamente non parlare della donna senza menzionare Eva, la madre delle madri. Con l’uomo e la donna l’immagine divina è completa. Dio provvede all’uomo, facendole un aiuto simile perché l’uomo possa versare su di lei gioie e dolori. Dalla stessa vita (costola) Dio fa la vita, la stessa realtà, la stessa dignità dell’uomo. Nel Cantico dei Cantici si sottolinea il ruolo importantissimo della donna, definendola sigillo per l’uomo.

La presenza femminile nell’A.T. non è secondaria, la donna viene vista in tante sue sfaccettature: donna come madre, espressione dell’amore e della tenerezza di Dio (Osea, Isaia), donna come moglie, espressione della fedeltà della sposa (il popolo) al suo sposo(Dio); donna sterile, espressione della potenza e dell’intervento di Dio, ma anche della fecondità come dono di Dio. I rimasugli di inferiorità della donna presenti nell’A.T. dipendono dalla legge mosaica e dai diversi periodi  in cui è stata scritta la Bibbia.

L’excursus di Don Emanuele Leuzzi ha raggiunto l’apice con la concretezza e la straordinarietà della Vergine  Maria, donna e madre per eccellenza, oggetto dell’intervento di Don Francesco Carlino. Il relatore ha aperto lo scenario del Nuovo Testamento seguendo la linea dell’evangelista Luca, presentando tre donne con una missione singolare e pienamente inserite nel piano salvifico: la giovane Maria di Nazareth, simbolo della nuova Eva, espressione feconda di quel libro seduto sul trono di Dio, Madre del Salvatore, immaginecomplessiva e totalizzante del popolo di Israele, espressione della Chiesa; Elisabetta, donna di età avanzata, sterile, che diventa madre per intervento di Dio e Anna, profetessa ultraottantenne, che nel tempio riconosce in quel bambino il Messia.

In queste donne il dinamismo della fede produce frutti: Maria crede e diventa grembo di Dio, grembo della Parola, donna dell’ascolto, donna dell’accoglienza, ostensorio di Cristo; Elisabetta,sterile, si lascia raggiungere dall’annuncio della donna credente e sperimenta, tramite il marito Zaccaria, la visita di Dio. Con la venuta di Cristo il ruolo delle donne subisce un cambiamento radicale, diventano figlie di Dio, in eguaglianza con l’uomo. Gesù ci riporta al progetto originario di Dio: uomo e donna esprimono il mistero stesso di Dio. Dio creò l’uomo nella diversità specifica della mascolinità e della femminilità.

Gesù si accosta con tenerezza alle donne sofferenti: ridonasperanza alla vedova di Naim e alla samaritana, una donna isolata,chiusa nel suo mondo, nel suo peccato, nella sua disperazione. Gesù la chiama ‘donna’ e a Lei per prima, manifesta di essere il Messia. Gesù entra in amicizia con Marta e Maria di Betania. Gesù aveva al suo seguito numerose donne.

Gesù rompe gli schemi drammatici che mettevano la donna in uno stereotipo di male, di peccato. Nel N.T. Gesù riscatta la donna in una maniera meravigliosa: «Donna chi cerchi?» «Donna perché piangi?» Maria, una prostituta, diventa l’espressione della misericordia di Dio ed è la prima a ricevere l’annuncio della resurrezione.

Dalla riflessione umana e teologica sulle donne, compiuta dai due relatori alla luce dell’A.T. e N.T., emerge la bellezza e la grandezza di Dio, che nella sua infinita misericordia lascia riflettere il suo volto nell’amore, nella tenerezza, nella dolcezza, nella bontà della donna, ma scaturisce anche il desiderio come donna di aderire al piano di Dio nell’essere come lui l’ha pensata.

Nella società odierna emerge l’esigenza di riscoprire ‘l’essere donna’ agli occhi di Dio e soprattutto di seguire il modello esemplare che è la Vergine Maria. Nel piano di Dio l’uomo e la donna esistono e vivono nella reciprocità: l’uomo può dire ‘io’ perché davanti ha la donna, ‘tu’; insieme sono preziosi agli occhi di Dio, insieme realizzano il progetto di amore di Dio, che è Noi, Amore che si dona.

Sabrina Mazzeostudentessa ISTEP

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