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Celebrazione commemorativa della II apparizione di Fatima presso il Santuario ‘Maria Ss. delle Grazie’ di Tresilico

Si è svolta nella notte di martedì 13 giugno 2017 alle ore 21.30 presso il Santuario Maria SS. delle Grazie in Tresilico la celebrazione commemorativa della seconda apparizione della Madonna ai tre Pastorelli di Fatima avvenuta il 13 giugno 1917. La celebrazione ha riproposto il messaggio della Vergine ai tre bambini con il suo forte invito a “recitare il rosario tutti i giorni”.

La veglia è stata presieduta dal nostro Vescovo, Mons. Francesco Milito che nell’introdurla ha ricordato l’evento della canonizzazione dei beati Francesco e Giacinta Marto, primi bambini santi non martiri della Chiesa, e il miracolo che ha aperto la strada alla loro canonizzazione.

La celebrazione è proseguita con il racconto dell’apparizione, la sua spiegazione e una riflessione sulla potente intercessione di Francesco e Giacinta presso il Cuore Immacolato di Maria.

Il Vescovo nel suo intervento ha ricordato l’importanza e i frutti della peregrinatio della statua della Madonna di Fatima nelle parrocchie della Diocesi e ha spiegato il senso della sua presenza con il suo ritorno a Oppido nel Santuario dedicato in Tresilico a lei, Madre delle Grazie, nell’occasione del secondo messaggio di Fatima, da dove si sposterà per il prossimo 13 luglio in un altro santuario della Diocesi per la commemorazione delle terza apparizione di Fatima.

Il Vescovo ha sottolineato dapprima la fede dei Pastorelli di fronte alle difficoltà che dal giorno della prima apparizione hanno attraversato e la loro obbedienza all’impegno di recitare ogni giorno il santo rosario. Il messaggio specifico della seconda apparizione è stato introdotto dal Vescovo con una nota sulla qualifica di “Maestra”, data a Maria per questo anno mariano diocesano, insieme a quelle di Madre e Regina di Misericordia. “Come maestra – ha detto il Vescovo – Maria si lascia interrogare. Fatima inizia con una domanda di Lucia: Che cosa volete da noi?”. Il Vescovo ha invitato tutti a porci dinanzi a Maria con la stessa domanda: “Cosa vuoi da me? Cosa vuoi che io faccia?”, con la certezza che nel silenzio, nel raccoglimento riceveremo certamente la risposta. Da questa seconda apparizione, quindi, una prima consegna: la preghiera, perché il linguaggio dei cristiani sinceri è la preghiera e tra queste soprattutto il Rosario, con il ritorno ogni giorno ai grandi misteri della nostra salvezza, che sono anche un richiamo alla nostra vita di ogni giorno fatta di gioie, di dolori, ma anche di gloria e di luce, come i misteri del Rosario, espressione del desiderio di ricomprendere bene il disegno di Dio nella nostra vita.

Il riferimento del Vescovo poi alla visione del Cuore immacolato di Maria, coronato di spine che sembravano confitte in esso, segno delle offese recate dall’umanità a Gesù e a lei, che necessitano di una riparazione. Il Vescovo, in un tempo in cui siamo portati a volere tranquillità, a desiderare la pace, quella autentica, ha esortato tutti ad accogliere l’invito di Maria a rifugiarsi nel suo cuore, perché chi si affida a lei è sempre al sicuro.

Una terza domanda che ogni cristiano si pone circa la propria sorte futura, se avremo appunto la gioia di contemplare il Signore; e la Madonna che ci risponde: “Certamente sì”, anche se il paradiso si guadagna con molto impegno e sofferenza perché è dell’amore passare dalla tragedia della croce al superamento della croce. E nel pensiero di Francesco e Giacinta di fronte all’annuncio della loro morte imminente c’è un insegnamento per tutti noi, quello che a Dio si arriva mettendoci nella Sua volontà: i due pastorelli hanno capito il senso della vita e in poco tempo hanno raggiunto gradi altissimi di santità perché hanno compreso alla loro età cosa significava veramente impegnare la vita per Dio, entrando pienamente nel mistero della redenzione.

Il Vescovo ha ricordato la sua esperienza personale, quella di essere stato un mese fa presente a Fatima alla canonizzazione dei due Pastorelli e la grazia di aver potuto stringere il bambino da essi miracolato confessando di aver avuto in quel momento la prova che Dio esiste e la certezza di fronte alla grandezza di questo miracolo, un bambino brasiliano caduto dall’alto di sei metri e mezzo con il cervello spappolato, e miracolato grazie alla preghiera dei genitori e di una suora rivolta ai due pastorelli,  di come l’Alto si pone d’accordo con questi bambini per realizzare cose stupende.

Di riflesso il Vescovo ha chiesto di domandarci da quali traumi, da quali cadute, da quali ferite morali, che hanno lasciato il segno, abbiamo bisogno di essere guariti con la certezza, però, che la Madonna è pronta a sorreggerci, con la fiducia che lei più fare il miracolo perché in lei sempre abbiamo una Madre che ci viene incontro.

“La seconda apparizione di 100 anni fa ha dato queste consegne – ha proseguito il Vescovo – riproponendo ai Pastorelli ha fedeltà alla richiesta ritornare il 13 luglio, giorno in cui noi saremo a Fatima con il pellegrinaggio diocesano per pregare per tutta la Diocesi, soprattutto per i giovani nella prospettiva di una anno pastorale che sarà dedicato in modo preponderante a loro perché possano essere rapiti dalla luce di Dio,  luce che non può spegnersi perché è luce divina, luce eterna, luce infinita, luce vera e questo può avvenire solo se entriamo nella logica di Dio.

L’ultima consegna del Vescovo, quella di venire spesso in questo mese nella Chiesa-Santuario della Madonna delle Grazie continuando il dialogo con la Madonna iniziato in quest’anno mariano perché dia a ciascuno cosa serve per la nostra illuminazione e ci faccia capire cosa vuole da noi. “Così questa visita che lei fa a noi – ha concluso il Vescovo – si trasformerà nel canto di lode sgorgato dal suo cuore nella visita a Sant’Elisabetta, perché quando le anime vistate da Dio si incontrano non possono che lodare e benedire il Signore per le grandi opere che lui realizza nella vita di ciascuno”.
Cecè Caruso

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