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UNA LITURGIA VIVA PER UNA CHIESA VIVA – 68^ Settimana Liturgica Nazionale

In occasione del 70° anniversario del CAL, la 68a settimana liturgica nazionale si è tenuta a Roma, presente anche una delegazione della Diocesi di Oppido Palmi formata da 10 persone e guidata dal Direttore dell’Ufficio Liturgico don Elvio Nocera. Il CAL (Centro di Azione Liturgica), nato nel 1947, ha accompagnato la Riforma del Concilio Vaticano II attraverso lo studio dei libri liturgici.

In questa 68a Settimana Liturgica Nazionale si è ribadito che la Liturgia è la “prima e per di più necessaria sorgente dalla quale i fedeli possano attingere uno spirito veramente cristiano” (SC 14). In un incalzare di relazioni ricche di contenuto e celebrazioni particolarmente curate e profonde si è potuto riflettere come: “Una Liturgia viva per una Chiesa viva sia in grado di dire e comunicare il mistero di Dio all’uomo di oggi; una Liturgia che sia una forte e gioiosa esperienza della presenza del Risorto e di una fraterna comunione in lui; una liturgia che non si avviti su se stessa, ma dia vita a cristiani che, sospinti dallo Spirito, siano capaci di «uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (EG 20).

Don Roberto Repole ha sottolineato come “la liturgia è quello spazio, quel luogo, quel tempo e quell’agire particolari in cui, come ricorda SC 7, Cristo si rende presente nello Spirito in molteplici modi. Proprio per questo essa è, anzitutto, il cuore della vita della Chiesa”. La liturgia manifesta che la Chiesa non nasce da sé; che deve la sua vita a Cristo presente nello Spirito; che è tesa e finalizzata a Lui e a Dio. Essa manifesta che Cristo non è per la Chiesa un semplice fondatore, che l’ha fondata una volta per tutte 2000 anni fa e che, poi, rimane sullo sfondo, bensì dice che Cristo è, nello Spirito, il fondamento perenne della Chiesa. Don Repole ha ribadito come, non si può non notare, che questo avviene sempre per il fatto che la Chiesa celebra la liturgia e i sacramenti e ciò è un aspetto in cui si manifesta il mistero della Chiesa. Pertanto, “laddove la Chiesa non mantenesse una relazione viva con Cristo, non vivesse di Lui in tutte le sue dimensioni e le sue azioni, non coltivasse un dialogo autentico con il suo Signore, non si nutrisse costantemente della sua Parola… con molta difficoltà potrebbe celebrare bene, e con molta facilità le sue liturgie apparirebbero come morte, più che vive e vitali”.

Sua Ecc. Mons. B. Forte ha concluso la sua riflessione dicendo che “la liturgia è generatrice di vita nuova in Cristo, in forma di preghiera, per invocare per tutti i battezzati il dono di riconoscere nei sacramenti la presenza salvifica del Signore e celebrarli come la porta della vita, che ci introduce nel mistero della Trinità divina e ce ne fa pregustare la bellezza e la forza vittoriosa sul male e sulla morte”.

Come ogni anno l’intervento di Enzo Bianchi ha chiuso i lavori assembleari del convegno. Il monaco di Bose ha iniziato in modo provocatorio sottolineando che è necessario costatare che la liturgia è in crisi e che il ruolo che le è riconosciuto è irrilevante in quanto “da segno di unità la liturgia è diventata segno di divisione”. Essa dovrebbe essere: culmine e faro. Non si può pensare alla liturgia senza considerare la Chiesa che è una santa, cattolica e apostolica. La liturgia genera la vita e genera la Chiesa. Il Priore emerito di Bose ha sottolineato che l’assemblea liturgica è un’assemblea eucaristica. I gesti della liturgia devono essere umani, in quanto la liturgia deve essere, a sua volta, umana. Una tavola che è stata prima di tutto ospitale per i poveri, gli affamati e gli impuri, è anche la tavola ospitale dei peccatori e della misericordia.

Il culmine della Settimana Liturgica di quest’anno è stato l’incontro con il Santo Padre che ha affermato con autorità magisteriale che “la riforma liturgica è irreversibile”. Papa Francesco ha ribadito che dopo 50 anni, l’applicazione pratica, dei libri liturgici promulgati da Paolo VI e universalmente in uso nel Rito Romano, è ancora in atto, in quanto non basta riformare i libri liturgici per rinnovare la mentalità. Infatti il Santo Pontefice ha continuato dicendo che: “In verità, lo sappiamo, l’educazione liturgica di Pastori e fedeli è una sfida da affrontare sempre di nuovo…..e oggi c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano. Non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola”.

 

Il Papa ha poi sottolineato che “per sua natura la liturgia è infatti “popolare” e non clericale, essendo – come insegna l’etimologia – un’azione per il popolo, ma anche del popolo. Come ricordano tante preghiere liturgiche, è l’azione che Dio stesso compie in favore del suo popolo, ma anche l’azione del popolo che ascolta Dio che parla e reagisce lodandolo, invocandolo, accogliendo l’inesauribile sorgente di vita e di misericordia che fluisce dai santi segni”. La Chiesa in preghiera raccoglie tutti coloro che hanno il cuore in ascolto del Vangelo, senza scartare nessuno: sono convocati piccoli e grandi, ricchi e poveri, fanciulli e anziani, sani e malati, giusti e peccatori. Ad immagine della “moltitudine immensa” che celebra la liturgia nel santuario del cielo (cfr Ap 7,9), l’assemblea liturgica supera, in Cristo, ogni confine di età, razza, lingua e nazione. La portata “popolare” della liturgia ci ricorda che essa è inclusiva e non esclusiva, fautrice di comunione con tutti senza tuttavia omologare, poiché chiama ciascuno, con la sua vocazione e originalità, a contribuire nell’edificare il corpo di Cristo: «L’Eucaristia non è un sacramento “per me”, è il sacramento di molti che formano un solo corpo, il santo popolo fedele di Dio». Non dobbiamo dimenticare, dunque, che è anzitutto la liturgia ad esprimere la pietas di tutto il popolo di Dio, prolungata poi da pii esercizi e devozioni che conosciamo con il nome di pietà popolare, da valorizzare e incoraggiare in armonia con la liturgia”

Papa Francesco ha concluso il suo intervento evidenziando che: “La Chiesa è davvero viva se, formando un solo essere vivente con Cristo, è portatrice di vita, è materna, è missionaria, esce incontro al prossimo, sollecita di servire senza inseguire poteri mondani che la rendono sterile. Perciò, celebrando i santi misteri ricorda Maria, la Vergine del Magnificat, contemplando in lei «come in un’immagine purissima, ciò che essa tutta desidera e spera di essere»” (SC, 103).

Carmen Manno


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