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La lezione del Vescovo in chiusura al corso su ‘Ministeri femminili nella Chiesa Antica’

Una lezione di Mons. Francesco Milito vescovo della diocesi di Oppido M. – Palmi, ha concluso il corso curato dal Direttore dell’ISTEP Don Domenico Caruso, dal titolo ‘Ministeri Liturgici Femminili nell’Antichità Cristiana’ tenutosi presso la Casa del Laicato di Gioia Tauro. Dopo diverse lezioni del Direttore che ha introdotto e diffusamente parlato di una tematica che vede i due ruoli maschili e femminili impegnati nell’ambito della Chiesa nel corso dei secoli da cui si è potuto risalire, in modo particolare in Calabria, attraverso delle epigrafi già dell’anno 348 d.c..  Già la città di Tropea e dintorni conservano 37 epigrafi paleocristiane di cui una in particolare va posta maggiormente alla nostra attenzione in quanto riporta il nome di ‘Leta Presbitera’.

La storia, quindi, ci illustra una situazione anomala della Chiesa per quanto concerne l’ordinazione di una donna preta di nome Leta. Dall’epigrafe si intuisce che Tropea abbia avuto la presenza del sacerdozio femminile – moltiplicatosi in quei secoli nelle diverse Chiese cristiane – senza escludere l’esercizio del Ministero episcopale. Esaminando oltre alla posizione di preta di Leta, che sarebbe nata da una prevaricazione dei suoi poteri conferitigli dal Papa come amministratrice in Calabria di un vasto territorio di masse (terreni-masserie) che gli furono affidate in gestione come fiduciaria dallo stesso Papa che sfociò successivamente nell’abuso dei suoi poteri, l’intervento perentorio di Gelasio coinvolse nella questione parecchi Vescovi per normare un settore che per la quantità di casi diffusi oltre che in Calabria, in Lucania e Sicilia, cominciò a preoccupare Roma, fino al punto da emanare un’epistola.

Quest’ultima fu la prova che occorreva affrontare tali problematiche dandone una disciplina organizzativa e dottrinale. Epistole come quella di Papa Gelasio, erano destinate a circolare in tutte le comunità e costituivano per la gerarchia una sorta di prontuario per affrontare determinati problemi interni di ordine disciplinare. E’ possibile che l’epistola sia stata inviata da Gelasio anche ad altre Chiese con lo stesso problema, basti ricordare che in Oriente e in Asia Minore, si erano registrati soprattutto in ambienti gnostici e montanisti, già qualche secolo prima e precisamente dal II sec., casi di donne presbiteri e vescovi, così come Firmiliano di Cesarea in un’epistola a Cipriano  nel 235, in Asia Minore, condannò duramente l’attività di una donna che attirava tanti fedeli, battezzava e celebrava l’Eucarestia secondo il rito della Chiesa.

Si potrebbero citare ancora tanti casi per meglio comprendere le disapprovazioni di un ruolo che non sarebbe stato possibile esercitare se non tramite abusi e che a tutt’oggi non si accetterebbe facilmente seppur viene riconosciuto il determinante ruolo che la donna esercita in ogni settore. Se Gelasio parlava di abuso da riprendere nel 494 a pochi anni dalla venuta di Cristo, avrebbe oggi, nonostante l’evoluzione dei tempi, la stessa sorte, anche se di donne esemplari nella storia della Chiesa ce ne sono state tante.

Per ulteriore chiarezza sulla questione è bene riportare il parere di Epifanio che basa l’impossibilità del sacerdozio alle donne con riferimento al Nuovo Testamento, asserendo con riferimento a Maria che : «Non le è stato nemmeno affidato di dare il battesimo, poiché il Cristo non è potuto essere battezzato da lei, bensì da Giovanni».

Mentre nell’Assemblea della Chiesa Luterana del Settembre 1958 i pareri si pronunciavano a favore del sacerdozio alle donne per essere in un tempo in cui le donne possono essere medici, avvocati, deputati, sindaci, ambasciatori, non ci sarebbero ragioni affinché non possano esercitare il sacerdozio. Parere quindi esattamente opposto alla Didascalia degli Apostoli (XV, 124 )

«Non permettiamo alle donne di insegnare…Infatti il nostro Maestro e Signore Gesù avendoci inviati, noi i Dodici a insegnare al popolo e alle nazioni, non ha mai inviato ufficialmente donne a predicare, ancorché non ne mancassero: v’erano con noi Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo, Salomone». E’ quanto riporta don Domenico Caruso nei suoi studi sull’argomento concretizzatisi in una dispensa per gli studenti di Teologia dell’Istep.

La lezione è stata preceduta da una celebrazione Eucaristica presieduta da don Caruso nella cappella della Casa del Laicato, il quale, a conclusione della serata, ha porto il suo saluto ai numerosi presenti, a cui ha fatto seguito il saluto di Mons. Milito che ha chiuso il ciclo di lezioni, con appuntamento alle prossime di altrettanto elevato interesse.

Filomena Scarpati


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