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Il Vescovo presso l’aula bunker presiede la concelebrazione eucaristica promossa dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palmi

 

L’aula bunker del Tribunale penale di Palmi in cui si processano i criminali è stata allestita per celebrare la messa natalizia e per “dibattere” la liberazione interiore dalle sbarre della vita.

Ha presieduto la concelebrazione eucaristica il nostro Vescovo Mons. Francesco Milito che nell’omelia ha spiegato con parole essenziali la storia dell’antropologia pura, la storia che ha cambiato i cuori del mondo, una storia che è stata accolta dal basso, da una umile adolescente affermando: «Perché che cos’è il Natale se non un evento di liberazione dalla schiavitù mentale e di alcune situazioni che ci impediscono di essere uomini liberi?». È questo l’augurio che il Vescovo ha fatto a tutti gli operatori di giustizia presenti, tra cui il magistrato Ottavio Sferlazza: «Vivete da uomini liberi. Essere liberati prima di essere liberi» esortandoli a dedicarsi alla giustizia con estrema competenza e grande passione affinché «il segno degli uomini anche quello più lontano possa realizzarsi al meglio».

L’iniziativa è stata voluta dall’Ordine degli avvocati di Palmi presieduto da Antonino Parisi, ed organizzata, in particolare, dal consigliere Lea Sprizzi e dal Responsabile dei giuristi cattolici don Domenico Caruso. Parisi ha ringraziato il Vescovo per aver reso possibile qualcosa di straordinario. «L’aula bunker che rappresenta il cuore del Palazzo del Tribunale dove svolgiamo nel rispetto dei propri ruoli la nostra attività quotidiana diventa una comunità viva e cosciente, non siamo il pianeta giustizia, il pianeta è qualcosa di lontano ma siamo una comunità unita». Anche per il Presidente del Tribunale di Palmi Concetta Epifanio la celebrazione è un evento straordinario, perché l’aula che è abituata a celebrare altre “messe” quando i giudici si siedono dietro quello scranno, «oggi si eleva a eucaristia. I giudici spezzano il pane in maniera diversa – ha asserito la Epifanio, – sentono tutto il peso della responsabilità di quel giudicare, che deve essere intriso di una superiorità morale rispetto al fratello, sottoposto a tutte le fragilità umane e nei suoi riguardi il giudice deve avere occhi di rispetto e di misura traducibili in un intervento correttivo».

Nella sua omelia il nostro Vescovo ha scandito invece il tempo e lo spazio di un evento stravolgente per far comprendere la bellezza dell’annuncio dall’alto e del sì terreno di Maria che è origine di ogni civiltà e di ogni sentimento umano tradotto e non. «La scansione del tempo e dei luoghi sono fondamentali nella loro comprensione essenziale, tempo e spazio, coordinate dell’esistenza, aiutano a comprendere meglio che ci sono eventi particolari che l’uomo ama ricordare attraverso forme che rendono visibili nel tempo e nello spazio quell’evento perché noi siamo tenuti a comprendere la storia del mondo». Dopo questa premessa Sua Eccellenza riferendosi al Vangelo del giorno di Luca ha affermato: «L’ascolto del Vangelo, breve ma forte ed essenziale, ha permesso ai pensatori cristiani di tutti i tempi di mettere fuori tutto ciò che è la contemplazione dinanzi al mistero e di rendere quell’evento a tutti, dal Beato Angelico la cui annunciazione ci colpisce alle parole di Dio. I poeti su questo evento hanno fatto per loro cose stupende». «Nel Vangelo di oggi – ha continuato – ci sono due personaggi visibili e invisibili, il primo è un angelo messaggero del Signore che mette in pratica ciò che dice, sottolinea in poche righe che si trattava di una vergine, non ancora pronta ad avere una gravidanza, il saluto non è “Ave” ma “Rallegrati”, perché la Trinità ha posto in l’attenzione in lei, una ragazza pronta a fare la volontà di Dio».

Il Vescovo ha poi sottolineato che nel cristianesimo c’è la culla della nostra civiltà e la nostra fonte di partenza è la Scrittura che ha dato agli artisti, ai poeti e ai musicisti le parole per cantare e per elevare al Signore i sentimenti dell’umanità. All’annuncio dall’alto c’è stata una risposta dal basso, ecco la grandezza che ci lascia una carica interiore che ha portato tanta luce e contraddizione, poiché il cammino del Vangelo non è semplice, va compiuto con intelligenza umana e fede.  «Il Natale – ha concluso il Vescovo – non è un evento legato al calendario ma è luce permanente e forza per la nostra vita. Questa aula accoglie celebrazioni contrarie al cristianesimo ma si può far sentire e capire a tutti la verità e la giustizia avendo davanti il crocifisso, colui che è stato condannato, e Gesù Bambino, colui che ci ha liberati».

Ha concluso la messa animata dal coro diocesano diretto dal maestro don Domenico Lando, don Caruso, il quale ricordando che il diritto possiede un’anima ha illustrato il segnalibro che il Vescovo ha voluto donare ai presenti per scandire ancora una volta la missione di ogni discepolo cristiano: «chiamati a fare come Maria che ha prestato la sua vita a Dio».

 

Kety Galati

 

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