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L’ordinazione diaconale di Vincenzo Condello e Domenico Sorridente

 

Evento di grazia vissuto significativamente dalla nostra Chiesa diocesana nella Cattedrale-Santuario Maria SS. Annunziata di Oppido Mamertina la sera del 24 gennaio, nella Terza Domenica del Tempo Ordinario, dedicata da Papa Francesco alla “celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio” con l’ordinazione diaconale  di due seminaristi, Vincenzo Condello della Parrocchia Santa Tersa di Gesù Bambino di Cannavà e Domenico Sorridente della Parrocchia San Francesco di Paola di Gioia Tauro.

La solenne concelebrazione è stata presieduta dal nostro Vescovo Mons. Francesco Milito in presenza del clero convenuto, e dei fedeli provenienti soprattutto dalle parrocchie degli ordinandi e dai paesi in cui hanno svolto il loro ministero di accolito, un numero ristretto di fedeli a causa dell’emergenza Covid 19, ma non per questo la celebrazione, animata sapientemente dal Coro Diocesano diretto dal Maestro Domenico Lando, è stato mena intensa e commovente.

Il Vescovo nell’omelia ha ricordato che anche se il carattere dell’esercizio diaconale degli ordinandi si caratterizza per il suo essere “transeunte”, lo spirito e la vita diaconale devono sempre animare il comportamento di chi diacono è stato, in modo permanente, sull’esempio di Cristo Servo.

Richiamando il senso della Domenica della Parola di Dio il Vescovo ha affermato che  la liturgia della Parola di questa Domenica sottolinea per chi la pronuncia che essa deve identificarsi con lui. “E’ una relazione di collaborazione, per questo è imperativa, profetica, convertente”. Esortandoli poi alla quotidiana familiarità con la Parola, ha fatto presente come la prima grande tentazione in cui può cadere un consacrato è il progressivo abbandono della Parola se non assimilata nelle fasi, precise e ruminanti, della Lectio con la conseguenza di un declino spirituale inesorabile affermando che “nell’abbandono all’ascolto rigenerante e sempre vivo del Dio che parla…sta la salvezza del consacrato; nella disattivazione dell’ascolto di Dio in viva voce, la sua rovina“.

Si è riferito per questo all’opera di San Francesco di Sales di cui ricorre nello stesso giorno la memoria liturgica evidenziando che l’inizio della sua attività pastorale è caratterizzato proprio dalla missione che gli chiede il suo Vescovo fino ad evolversi in un piano di rievangelizzare massiccio e sistematico. Il Vescovo ha sottolineato che tutto il suo ministero di pastore, come Vescovo e direttore spirituale, di scrittore d’ascetica, e di mistica, è caratterizzato proprio dalla predicazione e dell’incarnazione della Parola nella sua vita di bontà, lui irascibile fortissimo per natura, richiamando una pagina della sua opera Filotea, introduzione alla vita devota al Capitolo XXVI, Sul parlare e in primo luogo come si deve parlare di Dio in cui  è condensata tutta la venerazione che egli ha della Parola: «Filotea, se sei molto innamorata di Dio, parlerai spesso di Dio nelle conversazioni familiari con i  tuoi domestici, con gli amici, con i vicini: perché, la bocca del giusto mediterà la sapienza, e la sua lingua parlerà con giudizio”.

Il Vescovo ha poi sottolineato come da decenni, è sempre nell’accordo e sulla base della parola, che si fonda la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. «”Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (cfr. Gv 15, 5-9)» è il tema di quest’anno. Sono parole di Gesù che volgono lo sguardo e il cuore al futuro dei discepoli, proprio in prossimità e in previsione per ciò che avverrà dopo la sua Passione, ma che infondono speranza per il frutto che ne verrà, se resteranno uniti alla vite. Il tema di questa giornata a ciò fa riferimento: con lui «Crescere in unità: “Io sono la vite, Voi siete i tralci“».

 Un ultimo riferimento del Vescovo è stato all’Anno speciale dedicato a San Giuseppe e alla lettera apostolica Patris Corde in cui Papa Francesco ci offre la gamma degli effetti che in lui ha prodotto la parola, quando con «cuore di Padre» amava Gesù, diventando padre amato, padre della tenerezza, padre nell’obbedienza, padre nell’accoglienza, padre del coraggio creativo, padre lavoratore, padre nell’ombra.  “Per seguire Gesù – ha affermato il Vescovo – la prima condizione è quella della conversione, usando dei beni del mondo come se non si usassero pienamente, perché, come afferma San Paolo, “passa la figura di questo mondo” e resta solo l’eterno.

Il Vescovo ha esortato infine Enzo e Domenico, oggi diaconi e domani primi presbiteri del Sinodo, a trarre dalla Lectio divina e continua della Parola, la fonte dell’ascolto nello Spirito per essere davvero ministri della Parola, servi della carità, per camminare nella verità e nell’unità con Dio e i fratelli.

Molto commovente il momento finale in cui il Vescovo ha invitato i due nuovi diaconi a esprimere le loro sensazioni, cosa che hanno fatto ripensando visibilmente commossi soprattutto agli anni del Seminario, e ringraziando Sua Eccellenza per l’affetto con cui li ha seguiti, i loro superiori, le loro guide spirituali, i familiari, chi soprattutto assente in terra ma dal cielo ha vissuto insieme con loro questo momento di gioia e grazia del Signore.

 

Ufficio Comunicazioni Sociali


Foto di Graziana Digioia


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