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La celebrazione diocesana della XXIX GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

 

Possiamo senza ombra di dubbio affermare che mai come quest’anno la Giornata del Malato ha assunto un significato fortemente innestato nella situazione immanente.

È stata una nuova occasione per sperimentare le rinunce che stiamo vivendo ormai da un anno. Tra queste, per i limiti anticovid, non abbiamo avuto la gioia della visita del Pastore nei luoghi di sofferenza e di cura. Ci è mancato il suo amorevole intrattenersi con i degenti dei nosocomi e delle RSA, ma anche le parole di conforto e di sprone ai curanti ad incamminarsi sulle orme del Samaritano di evangelica memoria.

La cautela dettata dalle stringenti norme sanitari ha pure impedito la consueta celebrazione del Sacramento dell’Unzione degli Infermi nella chiesa parrocchiale di Santa Maria de Merula in Molochio, che ha visto negli scorsi anni una grande partecipazione di fedeli sempre più consapevoli del vero significato di questo Sacramento. Ed, infine, la commovente e suggestiva processione alla luce dei flambeaux che ci faceva rivivere i momenti di intesa preghiera anche nella nostra piccola Lourdes aspromontana come in quella pirenaica.

 Il credente però non può rinunciare a nutrirsi della Parola e del Corpo di Cristo e, anche se con parecchie difficoltà organizzative volte al rispetto delle distanze interpersonali, i fedeli giunti da parecchie cittadine pianigiane si sono ritrovati insieme al Vescovo S.E. Mons. Francesco Milito e a sacerdoti e diaconi presso il Santuario dedicato alla Madonna di Lourdes in Molochio per la Celebrazione Eucaristica, preceduta dalla recita del Santo Rosario guidata dal Vescovo.

La sobria e intensa celebrazione è stata presieduta da S.E. il Vescovo con la presenza di Padre Sebastian Rettore del Santuario – che ha indirizzato un affettuoso e caloroso saluto al Vescovo e ai presenti –, don Pino Sabato parroco di Molochio, don Paolo Martino responsabile dell’UALSI, don Giovanbattista Tillieci responsabile dell’UNITALSI, don Cesare Dileo cappellano degli ospedali della Piana, del Diac. Tony Scarcella, Direttore dell’Ufficio Diocesano della Pastorale della salute, che ha curato le fasi della preparazione e celebrazione, e dei diaconi Rocco Politi, Rosario Carrozza.

L’assemblea ha visto una significativa presenza di rappresentanti delle varie associazioni che operano a contatto con i più deboli, come UALSI e UNITALSI, Croce Rossa, Associazione dei Medici Cattolici, Ministri straordinari della Comunione e Ministri della Consolazione, nonché delle varie autorità civili e del Sindaco di Molochio.

Al fine di permettere un’ampia partecipazione, impossibile per tutti nell’aula liturgica, la Santa Messa è stata teletrasmessa nell’attiguo salone.

Il Vescovo nell’omelia ha ripreso il messaggio di Papa Francesco per la XXIX Giornata Mondiale del Malato, che nel titolo cita il versetto di Matteo (23,8) “Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli” esplicitato nel sottotitolo “La relazione interpersonale di fiducia quale fondamento della cura olistica del malato”. Di fronte ai tanti maestri che in quel tempo conducevano alla conoscenza della Torà, della Legge, e insegnavano a vivere di conseguenza, colpisce il comportamento di Gesù. Egli è un maestro che insegna con autorità e autorevolezza e ciò che afferma si compie sempre. “Per questo, ha proseguito il Vescovo, a scuola per la vita si va soltanto da Lui e, proprio per evitare che ci si sottragga a questa verità, Gesù ricorda che gli altri, pur essendo suoi discepoli, sono tutti fratelli”.

Facendo presente che per fratello si intende chi ha una relazione strettissima di natura con l’altro, premessa così di fraternità e di sororità per vivere in un rapporto di amore, ha evidenziato come, purtroppo, tuttavia non sempre è così, sottolineando e riferendosi come esempio all’ambito familiare, dove spesso posizioni forti, contrastanti, avverse e odiose, per motivi vari, fanno delle famiglie luoghi non di paradiso, di non amore. Ma la verità resta: siamo veramente fratelli, appartenenti alla stessa origine dell’amore, e per questo il fratello ha il compito di sapersi relazionare con il proprio simile.

Proseguendo, ha sottolineato che questa relazione interpersonale introduce al sottotitolo al tema di quest’anno: “la relazione interpersonale di fiducia quale fondamento della cura olistica del malato“, relazione che porta il malato ad avere stima, confidenza nei confronti di chi per vocazione e per missione dedica la vita alla sua cura e tutti comprendiamo quanto sia importante un rapporto di fiducia tra malato e medico, al quale non vanno nascosti mai i sintomi dello stato di salute in forse. “Cura olistica significa – ha detto il Vescovo – cura unitaria di tutta la persona del malato perché il medico deve prendersi cura di tutta la persona, dei suoi mali fisici ma anche dei suoi mali più profondi, con i problemi interiori, quelli dello spirito”, se saprà ispirarsi ai Santi, esempi in questo stile di rispettosa vicinanza.

Osservando che non sempre c’è sempre questa fiducia e che, comunque, chi deve favorirla è colui al quale viene consegnata la vita del paziente, il Vescovo ha invitato a chiedersi se in questi mesi di pandemia tutti i malati che hanno lasciato questo mondo, soprattutto quelli di una certa età, siano stati adeguatamente curati o se addirittura non siano stati lasciati, silenziosamente, senza le cure possibili, con ciò riferendosi a una certa concezione che ha già preso piede in Paesi dell’Europa e si va diffondendo sotto traccia anche in Italia, secondo la concezione per cui gli anziani sono da considerarsi un peso dal punto di vista economico per la società essendo arrivati a un traguardo della loro vita, e quindi si può non dedicare loro tutta l’attenzione di cui hanno bisogno.

Per questo ha invitato a pregare soprattutto perché in Calabria la sanità sia nelle mani di persone onestissime, superando tutte le situazioni di spreco, di ammanchi nei bilanci e di speculazioni varie verificatisi in questo ambito e perché nella Regione si torni a una gestione normale della sanità.

Il Vescovo ha sottolineato ancora che cura “olistica” significa anche fare tutto ciò che si può fare per il malato e che per questo è necessario pregare perché chi lavora in  quest’ambito si comporti tutto come il Signore Gesù, che nella Parabola del buon Samaritano dà la fotografia di sé stesso: si ferma, si carica il malato e, oltre al tempo, impegna le proprie sostanze: questo il Vescovo ha detto riferendosi anche a tutte le istituzioni cattoliche e ai santi di cui sono stati di esempio, vivendo questa relazione interpersonale di fiducia come fondamento della cura olistica del malato.

Proseguendo: “la celebrazione di questa sera ci spinge a fare per prima cosa un profondo esame di coscienza sul nostro agire e in secondo luogo a far sì che, per quanto ci riguarda, soprattutto nei confronti di chi è bisogno ci facciamo vicini in modo sincero, spassionato e disinteressato sia a livello personale sia a livello istituzionale perché è chiaro quale debba essere il comportamento di un cristiano che ha responsabilità in tale ambito”.

Avviandosi alla conclusione, il Vescovo ha fatto presente che la Chiesa ha legato questa giornata alla memoria della Beata Vergine di Lourdes per ricordare che Dio si prende cura dei propri figli in modo completo, fisico e spirituale. Per questo ai Membri delle Associazioni a tal uopo esistenti con compiti di aiuto ai malati che si recano a Lourdes ha ricordato che bisogna essere “barellieri” degli altri continuamente, permanentemente attenti sul modello di santa Bernadette che nel suo lavoro come infermiera del convento rappresenta un esempio vivente di cosa vuol dire impegnare la vita per gli altri.                                                              

Infine, il Vescovo ha invitato a portarsi dentro casa l’immagine della Madonna di Lourdes che come Madre si prende cura e lo fa con uno sguardo dolcissimo. I begli occhi celesti della statua nella Chiesa di Molochio rivolti al cielo, a ciò richiamano. “Siano così i nostri occhi – ha concluso il Vescovo – rivolti alle necessità dei fratelli, come Padre Pio, Santo della sofferenza, per essere aiuto di salvezza per gli altri”.

La recita della preghiera per l’ammalato, il Canto mariano dedicato alla Madonna di Lourdes e la solenne benedizione hanno concluso l’attenta celebrazione, con l’auspicio di ritrovarci il prossimo anno liberi dalle mascherine che nascondono i nostri sorrisi e stretti nell’abbraccio fraterno di pace e solidarietà.





Diac. Antonio Scarcella

 


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