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V Sessione del Sinodo Diocesano – Chiesa in cammino, segni dei tempi e catechesi

Venerdì 30 Aprile 2021, nei locali della Parrocchia di San Gaetano Catanoso in Gioia Tauro, si è tenuta la V sessione del Sinodo Diocesano. Dopo la preghiera iniziale e le indicazioni di rito, il moderatore don Elvio Nocera, prima di introdurre i lavori ha chiesto di pregare particolarmente per i nove paesi della nostra Diocesi colpiti dalla pandemia del covid-19, ricordando a tutti i presenti che il “sinodare” si declina nella Comunione. La relazione odierna è stata tenuta da don Emanuele Leuzzi sulla seconda sezione dell’Instrumentum Laborisin cammino con quale spirito”? Attenzione al territorio ed ai segni dei tempi partendo dalla Catechesi.

Una Chiesa attenta al territorio che deve anche saper distinguere i segni dei tempi.  Incoraggiamenti in proposito arrivano anche Nuovo Direttorio (sulla Catechesi) che ci permette di considerare la catechesi come appartenente al processo di evangelizzazione della Chiesa per renderci testimoni coerenti e concreti della Fede. Nella Diocesi la Parrocchia che è cellula fondamentale per l’annuncio del kerygma esiste  appunto per garantire che l’annuncio del Cristo avvenga non in generale ma nell’oggi di uno specifico territorio.  In particolare, il nostro territorio è stato spesso trasformato da vari fattori che hanno fatto in modo che le parrocchie non divenissero più punti centrali,  non costituendo più punto di riferimento per le famiglie.  Per leggere i segni dei tempi bisogna ascoltare il territorio ed infatti  la nostra Chiesa diocesana ritiene urgente la necessità di una pastorale familiare attraverso lo stare accanto alle famiglie con pazienza e delicatezza.  L’ascolto riveste un carattere propedeutico ad ogni processo ecclesiale: ascoltare la Scrittura per ascoltare la Fede e le vita ed ascoltare l’essere umano nella sua integralità.

Una Chiesa sinodale è Chiesa dell’ascolto reciproco in cui tutte le realtà sono rappresentate ed hanno voce in un confronto reciproco nel quale  Gesù ci fa vedere che a tutte le povertà bisogna dare attenzione. Ascoltare ed accogliere senza l’affanno di dover dare delle risposte, senza discriminazioni né pregiudizi. Stabilire relazioni vive, vere e significative basate sull’ascolto di Gesù come accoglienza delle persone, custodia del silenzio e la partecipazione profonda delle sofferenze e delle speranze umane. Aprirsi all’esperienza di altri che possono anche provocare  una sana inquietudine, incontro di libertà, pazienza, comprensione, soprattutto nel dialogo con i giovani. Annuncio e dialogo devono portare ad un andare oltre “il nostro recinto” per illuminare il mondo. Dialogo ad Intra è un dialogare con i giovani, quello ad extra con la cultura moderna anche grazie al dialogo ecumenico ed interreligioso. La Fede cerca e dialoga con la ragione.

La catechesi si concretizza nell’amore e nella correzione fraterna in cui si vive la corresponsabilità nel cammino della vita cristiana. La correzione va fatta con umiltà e carità.  Una catechesi che mira alla credibilità ed una Chiesa credibile che sfugge agli scandali. Essendo il mondo segnato dal peccato è inevitabile lo scandalo ma è da evitare atteggiamento passivo e rassegnato. E noi siamo chiamati ad essere cristiani autentici testimoni del Cristo Risorto con la testimonianza che ha quindi un’importanza centrale basata sulla credibilità e sulla santità, accoglienza della Parola di Dio e vera adesione al Vangelo per essere così capace di corresponsabilità ed unità.  Nell’evangelizzare affidiamoci a Maria così come indicato da Papa Francesco al n.288 dell’Evangelii Gaudium.

La catechesi non è un metodo, non è indottrinamento ma un atteggiamento che si identifica con la testimonianza in quanto  lo Spirito Santo non segue le logiche umane.

Gli interventi hanno riguardato: attuale ruolo della parrocchia, evangelizzazione e sinodalità, patrimonio artistico – religioso da valorizzare, senso di appartenenza ecclesiale, ascolto reciproco, gioia dell’incontro con Cristo, accoglienza e corresponsabilità, catecumenato e pastorale familiare, dimensione sinodale e cammino missionario, incarnare lo spirito della comunità, fraternità e condivisione, testimonianza ed annuncio del Cristo, carismi e spiritualità, amore e redenzione, dialogo con la Storia e con il mondo, relazione  trinitaria, personale ed interpersonale,   testimonianza come declinazione di unità che passa dall’essere uomini spirituali, necessità di interrogare noi stessi e della preghiera.

Il nostro Vescovo  S.E.Rev.ma Mons. Francesco milito ha ringraziato don Emanuele leuzzi e coloro che sono intervenuti, sottolineando la “calibratura” venuta fuori tra interventi programmati e interventi liberi. Ha poi relazionato sulle Fonti Sinodo 6 Documenti, omelie, discorsi e messaggi di Giovanni XXIII (1959-1963) e Paolo VI (1963-1965) relativamente al CVII con in Appendice un articolo di Bartolomeo Sorge sulle sfide culturali del CVII.

La Chiesa ha bisogno di dialogare con il mondo contemporaneo e Paolo VI portando avanti il CVII ha permesso ciò che è anche obiettivo del nostro Sinodo: entrare nella storia dando una lettura dello Spirito fatta in questi anni affidandola alla comunità. Lo spirito sinodale nell’essere  Chiesa  dove   l’ “io” che diventa “noi” alla luce dello Spirito.

Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali


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