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Il tunnel della speranza. Il Supercarcere di Palmi negli anni di piombo

La nostra Diocesi ha in Mons. Silvio Mesiti – Parroco della Concattedrale S. Nicola, Cappellano della Casa Circondariale e Presidente dell’Associazione di volontariato Presenza in Palmi – un sacerdote dedito da sempre al servizio delle persone più bisognose. Ultimamente egli offre ai lettori, attraverso il volume Il tunnel della speranza. Il Supercarcere di Palmi negli anni di piombo da poco dato alle stampe, i passaggi più significativi del suo ministero di Cappellano in carcere.

Di seguito viene riportata la Prefazione al testo del nostro Vescovo, Mons. Francesco Milito, che rende i lettori ancora più coscienti rispetto all’importanza di questa testimonianza umana, cristiana e sacerdotale.

Prefazione

Quest’ultimo lavoro di don Silvio Mesiti ci racconta in modo organico esperienze intensamente vissute in prima persona in poco meno di circa quarant’anni come Cappellano della Casa Circondariale di Palmi e delle quali, talora tra confidenzialità e ricordi condivisi, aveva reso partecipi interlocutori attenti più che curiosi. Nello sfogliare d’acchito il volume le immagini parlano da sé: si tratta dei diretti, a più riprese, indimenticati incontri con San Giovanni Paolo II, con Papa Francesco, con Ministri della Giustizia, con Dirigenti della struttura penitenziari, con il Personale addetto alla custodia, in continuità con gli ospiti della casa, e degli incontri di preghiera, di partecipazione a convegni, di flash recenti sugli anni di piombo, di Convegni promossi al Centro “Presenza”, del ritrovarsi con altri confratelli, impegnati come lui nelle carceri, e dei meritati attestati di benemerenza. Quando le immagini si fermano, cedono il posto ad una nutrita, seppur evidente incompleta ma complementare Rassegna Stampa. Questo scorrere veloce impone un ritorno all’indietro per leggere con attenzione le sezioni nelle quali si articola il volume. La più interessante – che segue, ma non ne consegue alla prima, che potremmo considerare introduttiva (pp. 17) – è senza dubbio quella memorialistica, che rappresenta anche la parte più consistente del volume (pp. 39). Breve e circoscritto il tempo (poco più di un anno e 10 mesi), ma intenso, unico, rivelatorio il racconto ordinato in periodi: il primo: dal 10 marzo 1981 all’11 maggio 1981; il secondo: dal 28 maggio 1981 al 23 ottobre 1981; il terzo: dal 5 novembre 1981 al 31 dicembre 1982. Le considerazioni successive – su Emergenze sociali, Religiosità, La voce dell’Associazione di volontariato “Presenza”, Accoglienza di detenuti – ben si collocano a sintesi sapienziale di un così lungo e generoso ministero pastorale e di sviluppi dettati dalla sensibilità ed esperienze insorgenti. Nella lettura l’attenzione è tenuta viva dall’argomentare serrato nei rilievi sugli aspetti critici – e perciò richiedenti il necessario superamento – sull’ordinamento e sulle condizioni carcerarie con proposte alternative. Gli appunti muovono dai temi più cari e ribaditi da don Silvio: il rispetto del detenuto, in quanto anzitutto persona, il suo recupero integrale, anche attraverso lo sconto della pena – come corrispettivo derivante della gravità del reato connesso e quindi mirante al cambiamento di mentalità –, la chiarezza nelle relazioni di fiducia, l’ascolto e il dialogo nelle forme consentite dai regolamenti, ma soprattutto la permanente convinzione in visione di fede di trovarsi davanti il Signore Gesù nel fratello in carcere al ricordo di sofferte constatazioni di detenzioni prive di fondamenti oggettivi, di una giustizia non sempre giusta, all’opportunità di applicazione di diverse valutazioni di giudizio in vista di un trattamento adeguato e più mirato. Dire se in questi decenni l’Autore è stato anch’egli un semirecluso, per le ore e le giornate passate in carcere, non è sul computo del tempo che nasce una risposta, ma sulla qualità dell’incisività dell’azione. Dalla condizione con la vita di centinaia di detenuti incontrati dentro, egli ne porta fuori in questa rassegna pluridecennale un mondo spesso inimmaginabile. Con lui rientriamo dentro anche noi, restandone a più riprese migliori. Indubbiamente le pagine più acute di rivelazioni incalzano ad ogni rigo da quel saggio di Diario di cui don Silvio ci fa partecipi dedicato ad un periodo intenso e difficile. Dietro ad iniziali abbreviate o a riferimenti precisi di nomi ci sono volti, storie raccolte, sofferenze forti, sfoghi a volte anche aspri e inaspettati, consigli ora accolti ora rifiutati, affidamento di richieste – improbabili o impossibili spesso a potersene interessare –, sconcerti per speranze coltivate ma deluse, confronti dialettici sul piano culturale, solitudine e stanchezza fisica e mentale davanti a storie di drammi, spesso esplosi in forme pericolose all’interno delle stesse sbarre. Tutto è diventato oggetto di dialogo con sé stesso e con il Dio della misericordia nella preghiera personale, perché in quella offerta in Cappella, o con altre iniziative, è più la distanza e un mutismo che fanno da sfondo scoraggiante. Sono pagine intense quelle del Diario, dove ogni rigo provoca stimoli ad un ribalto di sentimenti che lascia perplessi, sorpresi nella scoperta di un mondo che, alla fine, entra dentro e, mentre affiorano sensibilità non altrimenti stimolate, conferma che questa valle di lacrime è davvero un “oscuro atomo del male”, ma che è un mondo non lasciato a se stesso, se c’è qualcuno come don Silvio – che vi porta con il suo impegno la presenza confortatrice della Chiesa, anticipo di speranza e di sicuro superamento nella visione di un Cristo anch’egli imprigionato, morto, crocifisso ma risorto, redentore di tutti. Gli siamo davvero grati per questa fiducia. Quando – come in tempi di normalità – ci sarà dato di poter corrispondere ai suoi inviti e iniziative, ritornando in carcere lo faremo ora con sentimenti e ragioni più motivate di quelle finora avute. Anche questo è un frutto del libro per tutti coloro che ne verranno a conoscenza con il conveniente apprezzamento.

Francesco Milito, Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi

 


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