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La Veglia Diocesana di Pentecoste

Si è svolta la sera del 22 maggio la Veglia Diocesana di Pentecoste, la prima in tempo di Sinodo, un tempo particolarmente fecondo per la vita della nostra Chiesa locale, tempo dello Spirito in cui siamo chiamati a “intercettare i suoi soffi vitali e allenare il nostro sguardo di fede sui segni dei tempi per un servizio fedele e pertinente ai bisogni per il rinnovamento della Piana”.

La Veglia, particolarmente coinvolgente, si è svolta all’aperto nella piazza antistante la Cattedrale di Oppido Mamertina ed è stata presieduta dal nostro Vescovo, S.E. Mons. Francesco Milito alla presenza di parte del clero diocesano, sacerdoti e diaconi, e di tanti fedeli convenuti dalle parrocchie della Diocesi.

Una veglia di preghiera, soprattutto, nella vigilia di Pentecoste, sull’esempio degli apostoli e dei discepoli che con Maria, Madre del Signore, perseverano nella preghiera nell’attesa dello Spirito Santo, promesso dal Signore, in ascolto della Parola di Dio, meditando, nel clima propizio del primo Sinodo Diocesano, sulle opere realizzate dal Signore per il suo popolo, e pregando perché lo Spirito Santo porti a compimento la sua opera nel mondo.

E in questo clima di preghiera, all’inizio, l’accoglienza del cero pasquale, segno della presenza del Risorto in questo giorno solenne in cui la Chiesa che è in Oppido Mamertina-Palmi si sente nuovamente chiamata a seguire la luce vera che illumina ogni uomo e si sente esortata a rivestirsi di luce “perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te”.  È seguito il rito dell’aspersione con il richiamo ad essere annunciatori e testimoni della Pasqua che sempre si rinnova nella Chiesa.

La celebrazione è proseguita con la Liturgia della Parola con le letture proprie della Vigilia che guidano a comprendere l’opera del Padre e la potenza dello Spirito nella creazione e lungo la storia d’Israele, di Gesù e della Chiesa, e come gli eventi non capitano a caso ma sono guidati dalla potenza e dall’amore di un Dio che vuol essere presente nella storia. Il canto dei salmi, eseguiti dal Coro Diocesano diretto dal Maestro don Domenico Lando di risposta alla lettura, così come tutti gli altri canti, hanno aiutato a pregare con maggiore intensità e a immedesimarsi in pienezza nel clima di attesa della liturgia vigiliare.

Il Vescovo nell’omelia, richiamando lo stretto legame di significato e di simboli tra la Pasqua e la Pentecoste, compimento dell’unico grande giorno della Pasqua, e ripercorrendo le tappe dell’opera di salvezza del Signore, ha sottolineato, a partire dalla dispersione seguita alla costruzione della torre di Babele, che nella confusione delle lingue il Signore vuole farci comprendere come l’orgoglio degli uomini sia il peccato più grande nei suoi confronti così come l’incredulità del popolo di Israele e la sua dura cervice sono il segno della perdita del senso del suo peregrinare, espressione degli esiti negativi della fede di questo popolo e in essa di quella di tutti gli uomini. Riferendosi poi alla lettura di Ezechiele il Vescovo ha spiegato che nonostante la storia di peccato e di morte degli uomini, il Signore della vita desidera che il suo popolo sia rigenerato completamente e fa capire che c’è sempre un domani luminoso, perché egli vuole che diventiamo soggetti attivi della Parola di Dio, un popolo di profeti testimoni della presenza di Dio, ricolmi di Spirito Santo, realtà questa connaturata all’essere cristiani.

Ha quindi affermato, che tutti noi dobbiamo essere prova permanente dell’esistenza dello Spirito e lo siamo se siamo abitati dallo Spirito, se siamo fedeli alle sue aspirazioni, mettendo da parte ciò che è negazione di lui, perché se uno vive nello Spirito, è per gli altri prova dello Spirito, e questo è un vivere ogni giorno la Pentecoste: solo così potremo essere nella storia incisivi e potenti come lo Spirito.

Riferendosi al Sinodo e al suo tema dominante e conduttore, Camminare nella Verità, ha poi affermato che questa è una prospettiva della nostra Chiesa in Sinodo, ma anche quinta essenza della vita cristiana perché chi è nella luce e nella verità non teme niente perché il Signore è con lui. E come Cristo è luce delle genti così il cristiano deve essere fiaccola di luce per il mondo. “Noi nella Chiesa – ha detto il Vescovo – siamo così espressione dell’unica fede e dell’unico Spirito, realtà bella, segno di un fondamento solido cu cui tutto si costruisce”.

In questo mese di maggio il Vescovo ha invitato a guardare a Maria, la prova più evidente dello Spirito dato per l’umanità, segno di speranza, di accoglienza, di disponibilità, di pronta obbedienza, di una fede provatissima, Madre della fede, della Chiesa, della nostra umanità, che ci precede, ci accompagna e ci è vicina, e nel giorno della sua memoria, e a santa Rita, segno di adesione piena allo Spirito attraverso stadi diversi di vita.

Ha così concluso: “Con il Signore risorto, con lo Spirito che in lui si manifesta in noi, con Maria che ci sostiene e con i santi tutti, andiamo avanti con fiducia perché il tempo pasquale continui nei suoi frutti, e ognuno possa dire e cantare: alleluia, lodate Dio perché è grande e fa cose grandi per noi”.

La celebrazione è proseguita con le invocazioni dei doni dello Spirito Santo, accompagnate dall’accensione di una candela, portata da alcuni rappresentanti delle varie componenti ecclesiali.

E alla fine, forse il momento più suggestivo della Veglia, il canto della Professione di fede “Credimus, credimus in unum Deum” musicata da don Marco Frisina, che tutti ha accomunato in un solo spirito, e che il Vescovo ha ricordato essere la solenne professione di fede di Paolo VI con cui egli grida al Signore di credere in Lui, anticipo di quella professione di fede che il nostro Sinodo, partendo dalle nostre situazioni, e guardando ai misteri della nostra fede, dovrà alla fine produrre.

Ufficio Comunicazioni Sociali


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