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“Il tunnel della Speranza. Il Supercarcere di Palmi negli anni di piombo” – Breve commento e guida alla lettura del libro di Mons. Silvio Mesiti

Il libro Il tunnel della Speranza. Il Supercarcere di Palmi negli anni di piombo” , scritto da Mons. Silvio Mesiti, presbitero della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, cappellano della Casa circondariale di Palmi e fondatore dell’Associazione “Presenza” per i diversamente abili e bisognosi, è stato stampato nell’aprile  2021 per Laruffa Editore s.r.l. , acquistabile al prezzo di 15 euro. Il ricavato è devoluto alla casa allestita dall’ Associazione “Presenza” per i parenti in visita ai loro cari, detenuti nel Supercarcere di Palmi.

Si tratta non di un romanzo, nè di un saggio, ma di un diario di vita,  percorso quotidiano dell’amore verso  gli ultimi che don Silvio ha sempre messo al servizio degli altri e della Chiesa e che traspare dalle sue azioni e dalle sue parole. Ogni pagina assume il valore della quotidiana ricerca di porsi in aiuto ed ascolto dell’altro, nella concreta consapevolezza che il pastore deve essere messaggero di speranza e di libertà spirituale in ogni luogo in cui è chiamato ad agire.  É un libro che cattura il lettore coinvolgendolo in un’esperienza di umanità e Fede che solo un cappellano e sacerdote come don Silvio può trasmettere.

“in definitiva è stata ed è evidente l’importanza dell’Istituto, che sorge nella piana di Gioia Tauro, sul cui territorio prosperano alcune tra le più pericolose cosche della ‘ndrangheta calabrese, soprattutto da quando il porto di Gioia Tauro è assurto al rango di principale scalo mercantile del Mediterraneo” (cfr p.37)

Le pagine del libro sono  ricche di foto e riferimenti che aiutano il lettore  ad immergersi nella realtà presente e passata.

“tenendo conto che l’istituto di carcerazione di per sè stesso intacca la dignità della persona umana con la privazione della libertà, diventa necessario, quanto doveroso, mettere in atto tutta l’attenzione possibile per fare in modo che il recluso, sia pure legittimamente sottoposto alla carcerazione, vista sempre come estrema ratio, sia salvaguardato da interventi o situazioni che, in qualunque modo, possano ledere la sua dignità” (cfr p39)

Vivere il carcere e vivere in carcere non è un qualcosa che riguarda solamente chi è detenuto, i rispettivi familiari o il personale che vi lavora, ma dovrebbe essere da monito ad ogni credente realmente cristiano, realmente battezzato non meramente come deterrente all’agire in un certo modo per non incappare in un certa pena, ma dal punto di vista del prendersi cura di un “micromondo” all’interno delle nostre realtà in cui vi sono nostri fratelli e sorelle che soffrono.

“in questo carcere Cristo continua a offrirsi al Padre unito nella sofferenza, di tutti quelli che nelle celle continuano a piangere sulle proprie colpe, sui propri errori e forse su giorni di carcerazione subita senza colpa, da innocenti come Lui, come Cristo” (cfr p.63)

Il lettore non si aspetti all’interno del libro elenchi di nomi e cognomi di cittadini o paesani per carpirne qualche aneddoto utile poi nelle discussioni ” da bar” . Il libro non parla di detenuti, non parla di “guardie” o “ladri”, di “buoni e cattivi” bensì parla di uomini e donne che con le loro vite s’intrecciano a quella di un prete che dimostra a noi tutti come bisogna tendere la mano a chi ha maggiormente bisogno di aiuto, ascolto, portando il Cristo.

“è certo che ogni uomo ha diritto alla speranza, nessuno ha diritto a condannare una persona a perdere la fiducia per sempre, ed inoltre deve essere chiaro che la carcerazione serve, ma non deve essere solo vendetta della società, ma bisogna far leva sui valori per redimere” (cfr p.79)

“sarebbe riduttivo l’atteggiamento o l’impegno di una Chiesa che non sentisse l’ansia di accogliere quelle categorie di uomini più emarginati ed emarginanti, dimenticando come il carcere è conseguenza di tutto ciò che si vive nelle nostre parrocchie e quindi frutto di un malessere morale, civile e sociale, che coinvolge cittadini e cristiani” (cfr p.155)

Le storie di vita quotidiana riguardano il periodo buio della Storia italiana quale quella degli anni di piombo .

La lettura di questo prezioso libro  ,che risulta agevole ed avvincente, è consigliata a chi ha voglia di scomodare la propria coscienza , poiché esso diventa strumento di  riflessione  su alcuni aspetti fondamentali delle vicende e vicissitudini umane, in quanto ci fa capire che è necessario vincere tanti pregiudizi, che bisogna interrogarsi e comprendere che spesse volte, il Cristo, lo possiamo scorgere in chi è emarginato dalla società. Mi sia consentita una riflessione personale: essere a contatto con esistenze umane di chi ha vissuto il carcere da detenuto/a oppure ha i propri familiari in tale regime detentivo, mi ha aiutato a capire che la vicinanza sacerdotale e cristiana non è uno schierarsi, essere “tifosi” giustizialisti o buonisti, bensì ricordarci che si hanno davanti persone, fratelli e sorelle, nel cui volto si può anche scorgere il Cristo sofferente. tendere la mano per convertirsi e rialzarsi insieme, non per puntare il dito.

sac Giovanni Rigoli