News

La nostra Chiesa diocesana sulle orme di S. Elia il Giovane

Sulle orme di Sant’Elia il giovane, di Enna, taumaturgo, nel giorno della sua nascita al cielo, il 17 agosto, proprio lì dove tutto ha avuto inizio, a Enna, é avvenuto un incontro storico, atteso da quasi undici secoli.
La passione per questa figura di santità da parte del prof. Francesco Gatto e del parroco della chiesa del Carmine di Enna, don Filippo Marotta, che in questi anni si sono impegnati ad Enna a riqualificare il culto dell’unico Santo Ennese, ha incontrato la sensibilità pastorale e l’amore per la verità del Parroco della Santa Famiglia don Giuseppe Sofrá e l’interesse di Sua Eccellenza Reverendissima Mons.Francesco Milito Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Tutto questo si è condensato in un incontro fortemente desiderato che ha visto l’accoglienza calorosa di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Rosario Gisana Vescovo di Piazza Armerina, riservata al nostro Vescovo Mons. Francesco Milito, al segretario don Antonio Nicolaci, al Parroco della Santa Famiglia don Giuseppe Sofrá, accompagnato dai diaconi don Vincenzo Condello, don Rosario Carrozza, don Massimo Surace e da una nutrita delegazione di parrocchiani della Santa Famiglia. Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Rosario Gisana accogliendo tutti, ha molto apprezzato e auspicato che questa fraternità in nome di Sant’Elia di Enna possa divenire un ponte permanente di fratellanza e di vicinanza tra Chiese particolari per l’edificazione della comunione nella Santissima Trinità.
Ma chi era Sant’Elia? Perché questa figura di Santità oggi diventa motivo di comunione tra la comunità ennese e quella palmese, tra Calabria e Sicilia?
Sant’Elia di Enna fu un monaco, colui che fondò un monastero nelle valle delle Saline, oggi Piana di Gioia Tauro e vi fece fiorire il monachesimo con tutto quello che ne seguì.
Elia di Enna, al secolo Giovanni Rachites (Enna, 822-823 –Tessalonica, 17 agosto 903), è Santo venerato dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa,
è conosciuto anche come Sant’Elia il Giovane, o lo Juniore, per distinguerlo dal profeta biblico Elia. Il profeta Elia di cui parla il Libro dei Re diventò modello di vita eremitica per molti che vollero farsi vicini intimamente al Signore e ciò avvenne anche per il Sant’Elia di Enna, al punto tale che le due figure di santità hanno moltissimi punti in comune.
Egli visse una vita estremamente avventurosa nell’IX secolo. Giovanni già da piccolo sente una particolare chiamata ed ha particolari carismi. L’invasione araba della Sicilia con le scorrerie saracene portò la città natale di Giovanni futuro “Elia”, Enna, ad essere espugnata dai Saraceni nell’859 nonostante la sua validità di roccaforte militare. Gli arabi riuscirono a imprigionare Giovanni ” Elia”, che con tanti altri suoi concittadini fu così deportato in Africa per essere venduto quale schiavo. Dopo essere riuscito a liberarsi, Elia decise di predicare il Vangelo, mettendo più volte a repentaglio la propria stessa vita. Giunto in Palestina, ricevette l’abito monastico dal Patriarca Elia III di Gerusalemme. Dopo tre anni trascorsi in un monastero del Sinai, frate Elia, intraprese un’avventurosa serie di viaggi, recandosi prima ad Alessandria d’Egitto, quindi in Persia, ad Antiochia. Dopo che nell’878 anche Siracusa cadde in mano araba, Elia tornò sull’isola, dove incontrò a Palermo l’anziana madre, e a Taormina conobbe Daniele, suo nuovo discepolo. Risalendo verso nord, Elia soggiornò in Calabria, dove fondò nell’anno 884, circa, nella “Valle delle Saline” e precisamente sul Monte Aulinas (odierno Monte Sant’Elia) un monastero in seguito a lui intitolato. Le invasioni arabe fecero riparare Elia prima in Grecia, a Patrasso, e poi sulle montagne dell’Aspromonte, in località Santa Cristina, e a Pentedattilo paesino del Reggino.
Elia era diventato un conosciutissimo monaco, allorché si recò in pellegrinaggio a Roma in visita al Papa. Le peripezie, i prodigi e l’opera vastissima di evangelizzazione che Elia aveva svolto in tre continenti, estese la sua fama fino a Costantinopoli, dove l’imperatore bizantino Leone VI, detto il Filosofo, lo invitò a soggiornare. Elia però, ormai ultrasettantenne, nonostante avesse cominciato il viaggio per Costantinopoli, si ammalò e morì a Tessalonica, l’odierna Salonicco.Il feretro fu trasportato da Salonicco al porto di Taureana e ad attenderlo vi erano i figli spirituali del santo, i monaci del suo cenobio vicino Seminara e tutto il clero che con grande partecipazione di popolo portarono il corpo sul monte Aulinas dove Il fedelissimo amico e compagno, il monaco Daniele, fece lo fece tumulare nel monastero. Molte furono le opere spirituali di questo Santo taumaturgo ed esorcista, grande predicatore della Parola di Dio, operatore di conversioni, anche di molti musulmani che aveva incontrato lungo il suo cammino, uomo tutto di Dio. La sua spiritualità si coglie ancora oggi, quando in raccoglimento sul monte Sant’Elia, la pace entra nel cuore, che svuotato di tutto , riscopre l’essenziale e diventa tutto di Dio .
Davanti a questo patrimonio spirituale, di santità italo-greca, dunque, appaiono chiari i motivi che hanno portato a questo momento di grazia che è culminato nel Solenne pontificale in onore di Sant’Elia di Enna, presieduto dal nostro Vescovo in comunione di intenti con il Vescovo del luogo Mons. Rosario Gisana. All’inizio della celebrazione eucaristica, la delegazione di parrocchiani della Santa Famiglia ha voluto offrire a nome della parrocchia un cero votivo a Sant’Elia. Sua Eccellenza nell’ omelia ha voluto idealmente inserire tutti i presenti nel chiostro del monastero della vita, pregata , vissuta e raccontata dall’agiografo di Sant’Elia, così da poter trovare spunti di senso in una intimità con il Signore di cui lo stesso Sant’Elia di Enna fu portatore lungo la sua vita, tutta tesa alla ricerca e all’obbedienza alla missione di Dio. Questa fiamma accesa più di mille anni fa è ancora portatrice di incontro e comunione per la comunità ennese e per quella palmese. Il Vescovo, ringraziando il parroco don Filippo Marotta e Mons. Gisana, per l’accoglienza calorosa, ha di cuore ricambiato l’invito con un arrivederci a Palmi. A conclusione della celebrazione anche la gradita presenza dell’Archimandrita della parrocchia Ortodossa San Nicolò dei Greci di Messina, Padre Alessio Mandanikiotis che ha offerto in segno di venerazione a Sant’Elia un Rosario, e venerando poi l’icona di Sant’Elia ha cantato un antico inno di ringraziamento, invitando tutti alla preghiera incessante per favorire l’ascolto di Dio e la conversione del cuore.
Una giornata straordinaria e intensa che ci ha emozionato, e per il clima di comunione e convivialità vissuto, e per aver visto la città natale del nostro Sant’Elia, Enna! Ma soprattutto per aver visto come nel nome di Sant’Elia, barriere geografiche, culturali e religiose vengono superate, creando ponti di comunioni e fraternità in un tempo in cui si continua ad alzare barriere. Per questo Deo gratias!

Don Rosario Carrozza diacono